La FIMI dà i numeri

La FIMI - Federazione dell’Industria Musicale Italiana - ha comunicato, lunedì 26 luglio 1999, i dati del mercato discografico italiano relativi al 1998. La FIMI raccoglie 90 aziende, rappresentanti l’intero panorama della discografia italiana - grande, media e piccola industria - per un totale di oltre 2500 etichette discografiche: praticamente il 90% del mercato.
I dati sono stati elaborati dalla società di revisione Price Waterhouse, che ha adottato una procedura (notificata all’inizio dell’anno all’Autorità Garante della Concorrenza del mercato, e da essa approvata) senz’altro attendibile, anche se non precisamente veloce: anche se la FIMI promette che dall’anno prossimo la comunicazione dei dati avverrà a cadenza semestrale.
Il mercato audio italiano ha visto, nel 1998, passare dalle aziende produttrici ai punti di vendita 51.700.000 “pezzi”, contando singoli e album, per un valore netto (sell-in) di 709.900.000.000; includendo anche le edicole, le vendite “premium”, i prodotti multimediali e i videomusicali, la somma totale passa a 734.100.000.000 di lire.
L’incremento, rispetto al 1997, è del 5,91% in termini di “pezzi”, del 5.61% in termini di fatturato. Nel dettaglio, i singoli sono cresciuti in maniera significativa (+ 61,87% in unità, + 63,08% in valore); gli album sono cresciuti rispettivamente del 3,34% e del 4,60%; i Cd album sono cresciuti dell’8,94 in unità e dell’8,63% in valore; le musicassette invece sono scese del 7,89% per unità e del 6,70% in valore.
Ma vediamo alcuni degli altri dati forniti nel corso della presentazione tenuta dal segretario della FIMI, Enzo Mazza, con la partecipazione di una folta rappresentanza del direttivo della Federazione.
Singoli venduti nel 1998:
singoli in vinile: 353.000 (pari a £ 1.448.000.000)
singoli in musicassetta 19.000 (pari a £ 123.000.000)
singoli in Cd 3.092.000 (pari a £ 17.356.000.000)
totale singoli: 3.464.000 (pari a £ 18.927.000.000)

Album venduti nel 1998:
album in vinile: 82.000 (pari a £ 932.000.000)
album in musicassetta: 14.059.000 (pari a £ 157.581.000.000
album in Cd: 34.169.000 (pari a £ 532.449.000.000)
album su altri supporti: 1.000 (pari a £ 18.000.000)
I video musicali venduti sono 478.000 (pari a £ 7.759.000.000), i supporti multimedia sono 46.000 (pari a £ 1.837.000.000), le vendite alle edicole sono pari a 3.510.000 pezzi, pari a £ 10.409.000.00; le vendite premium hanno riguardato 1.794.000 pezzi, pari a £ 4.239.000.000.

Il mercato modiale del disco segna una leggerissima ripresa, passando dai 38.581.000.000 di dollari del 1997 ai 38.662.000.000 di dollari del 1998. Ecco i risultati degli ultimi anni:
1992: $ 29.199.000.000
1993: $ 30.906.000.000
1994: $ 35.803.000.000
1995: $ 39.373.000.000
1996: $ 39.509.000.000 (miglior risultato del periodo)
1997: $ 38.581.000.000
1998: $ 38.662.000.000

Ed ecco la classifica dei principali mercati mondiali:
USA: $ 13.193.400.000 (34,1%)
Giappone: $ 6.521.000.000 (16,9%)
Regno Unito: $ 2.855.600.000 (7,4%)
Germania: $ 2.832.800.000 (7,3%)
Francia: $ 2.134.800.000 (5,5%)
Seguono Brasile, Canada, Spagna, Australia e Italia (con circa l’1,5% del globale).

La nazione nella quale si vendono più album per abitante è la Gran Bretagna (4,1 album l’anno); seguoni gli USa (3,8 album), la Norvegia (3,6), la Svizzera (3,5), la Danimarca (3,3). Sopra i due album l’anno per abitante stanno Svezia, Germania, Giappone, Austria, Paesi Bassi, Belgio, Francia e Finlandia; chiudono la classifica il Portogallo (1,7), la Spagna (1,6), l’Italia (1,1) e la Grecia (0,8). In Italia, dunque, ogni abitante acquista in media poco più di un album di musica l’anno.

Il mercato italiano del disco nel 1998 è stato così composto: 48% repertorio internazionale, 46% repertorio locale, 6% musica classica (l’anno scorso i valori erano stati più altri per il repertorio locale che per quello internazionale). Anche così, comunque, l’Italia è quarta in classifica per quanto riguarda la percentuale del prodotto locale sul totale: è preceduta dalla Grecia (59%), dalla Francia (49%) e dal Regno Unito (48%).
Per quanto riguarda la “torta” divisa in fettine in base ai pezzi venduti, gli album rappresentano il 93% del totale, i singoli - nonostante la sostanziale crescita dello scorso anno, pari a + 61.8% - solo il 7%.
Secondo la Nielsen, gli acquirenti di dischi sono per lo più persone di età compresa fra i 18 e i 44 anni: per la precisione, il 12% degli acquirenti di dischi ha un’età compresa fra i 14 e i 17 anni, il 26% ha un’età fra i 18 e i 24 anni, il 28% ha un’età fra i 25 e i 34 anni, il 21% ha fra 35 e 44 anni, l’11% ha fra 45 e 54 anni, e il 2% ha fra i 55 e i 65 anni.
E dove vanno gli italiani ad acquistare i dischi? Il 63% in un negozio specializzato, il 20% al supermercato o all’ipermercato, il 7% in un negozio di articoli vari, il 3% acquista per corrispondenza, il 3% acquista sulle bancarelle, il 2% acquista in autogrill, il 2% acquista dalla TV, su Internet, in edicola.
Rispetto ad altri mercati dell’intrattenimento, quello discografico si piazza al terzo posto: in testa c’è il cinema (1.141 miliardi di lire di fatturato nel 1998), segue il ballo (896 miliardi di lire), poi l’industria discografica con i suoi 710 miliardi, poi il calcio (465 miliardi), l’home video (379 miliardi), i videogiochi (328 miliardi), il teatro (308 miliardi), i concerti di musica leggera e rock (163 miliardi), la lirica e il balletto (153 miliardi) e la musica classica (80 miliardi).

Fin qui le cifre nude e crude. Nell’incontro si è anche parlato di pirateria discografica (settore nel quale l’Italia è piazzatissima: quarta nel mondo per valore, anzi per perdite, dopo Russia, Cina e Brasile), di Cd registrabili (54 milioni di pezzi venduti lo scorso anno!), di nuove tecnologia e di SDMI (il progetto Secure Digital Music Initiative sul quale Rockol ha già più volte informato), dello sforzo sui nuovi personaggi compiuto dall’industria discografica italiana (nel 1998, 15 artisti italiani sono entrati per la prima volta nella Top 20; bisognerebbe però sapere quanti sono gli artisti stranieri che hanno ottenuto lo stesso risultato…), del successo della musica italiana all’estero (i nomi soliti - Bocelli, Ramazzotti, Pausini, Zucchero, Nek - ma anche i nomi nuovi, come Alexia e Neja). Nell’entusiasmo per il momento magico della musica italiana nel mondo, il prestigioso quindicinale americano “Rolling Stone” - citato nella cartella stampa per aver incluso “The best of Paolo Conte” fra i 50 migliori dischi dell’anno - è diventato “Rolling Stones”. Ma è un peccato veniale, nell’ambito di un incontro apprezzabilmente sintetico, pieno di contenuti e che ci auguriamo sia il primo atto di una sempre più intensa collaborazione fra FIMI e la stampa di settore. Che, detto a nostro disdoro, brillava per la scarsa presenza (solo sei giornalisti): va bene che è luglio, va bene che l’orario non era dei più felici, ma un po’ di attenzione e di disponibilità in più non guasterebbero. Sempre che alcuni colleghi non siano stati convocati in altro momento o in altro luogo… ma siamo certi che così non è stato.
Music Biz Cafe, parla Claudio Buja (presidente Universal Music Publishing)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.