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NEWS   |   Pop/Rock / 01/06/2007

Erasure: 'Basta depressione, abbiamo voglia di ballare'

Erasure: 'Basta depressione, abbiamo voglia di ballare'
Vince Clarke e Andy Bell sono di buon umore, e hanno voglia di farlo sapere in giro. Ecco perché il nuovo album degli Erasure (uscito un paio di settimane fa) ha un titolo speranzoso, “Light at the end of the world”, ed è pieno di canzoni da ballare. “Vince si è trovato improvvisamente in crisi con i pezzi midtempo”, ci racconta al telefono il vocalist Bell. “Alcuni dei nostri dischi precedenti, come ‘Love boat’ e ‘Nightbird’, erano piuttosto depressi e malinconici, desideravamo registrare qualcosa di diverso e credo che lui abbia preso ispirazione anche dal mio album solista ‘Electric blue’. Prima che cominciassimo a scrivere mi ha mandato una decina di tracce strumentali, da una di queste ha avuto origine il pezzo che chiude il disco, ‘Glass angel’. C’erano delle bellissime idee, in quei demo, e io ho detto a Vince che mi sarebbe piaciuto entrare subito in studio di registrazione per svilupparle partendo magari da un semplice groove di basso, di synth o di percussioni. Ma lui ha detto di no, voleva restare fedele al suo metodo di lavoro tradizionale, abbozzare le melodie delle canzoni alla chitarra o al pianoforte. Così abbiamo tenuto due sedute separate di songwriting a Portland, in Oregon, dove Clarke vive oggi, tirando fuori circa 24 provini: con Gareth Jones, il produttore, ne abbiamo selezionati quattordici, e i dieci migliori sono diventate poi le canzoni che trovate nel disco. ‘Sunday girl’ era il pezzo giusto per aprire l’album, suona proprio come l’inizio di uno show. Io e Vince ci ritrovavamo a scrivere insieme tutti i pomeriggi, un esperimento sul modello di quello che accadeva ai tempi del Brill Building: per questo quel pezzo ricorda tanto Neil Sedaka. E’ stato Gareth a suggerirci di farla seguire subito dal primo singolo, ‘I could fall in love with you’: a me non sarebbe mai venuto in mente. Da lì la scaletta si è sistemata quasi in automatico, ogni pezzo è finito al posto giusto”.
Restano uno strano ensemble di pop elettronico, gli Erasure. Innanzitutto perché amano utilizzare ancora oggi strumenti rudimentali e “cheap”: “Ci piace lavorare a casa nostra, soprattutto oggi che in giro, in Inghilterra, buoni studi di registrazione se ne trovano sempre di meno. A Vince piace molto giocare con la tecnologia povera, microcassette e cose del genere, e provare a tirarci fuori qualcosa di interessante”. E poi perché per realizzare un disco rigorosamente “sintetico” come “Light at the end of the world” si sono rifugiati, per contrasto, nella natura, i boschi fitti e la vegetazione marina del Maine. Il fatto, sostiene Andy, è che la synth music è musica olistica dai notevoli effetti terapeutici. “Il suono dei sintetizzatori”, sostiene il vocalist inglese, “passa attraverso i nostri corpi provocando delle reazioni; e produce anche del rumore bianco, come il vento e le onde del mare, e suoni non percepibili dall’orecchio ma captabili dalla nostra mente. Per me, ha capacità curative: circa dieci anni fa mi trovavo a New York, a casa della cantante Phoebe Snow che ha una figlia portatrice di handicap, quasi incapace di parlare e in stato di semi immobilità: a un certo punto mise su ‘Erasure’, il nostro disco del ’95, perché, mi spiegò, sua figlia lo amava molto e lei lo usava proprio come una medicina”. Dall’ambiente idilliaco delle coste del Maine e dallo stato d’animo dei musicisti sono nate molte canzoni d’amore, ricche di melodia (unica eccezione “Sucker for love”: “Quasi un pezzo rave stile anni Novanta. E’ venuta fuori così per caso, in origine doveva essere un brano gospel con il coro. Non sono neanche sicuro della bontà del risultato, ma qualcuno potrà farne un ottimo club remix”). Autobiografiche, anche? “In parte. Io ho incontrato una persona nuova, dopo ventun anni di convivenza con lo stesso partner (Bell è dichiaratamente gay, ndr) sono andato in vacanza col nuovo compagno e nel momento in cui abbiamo iniziato a lavorare a questo disco la mia nuova storia d’amore stava sbocciando: Questi sentimenti sono filtrati naturalmente in alcune delle canzoni. Mi sento improvvisamente cresciuto: ho 43 anni, ma solo ora sento di avere acquisito una mia indipendenza e la capacità di non fare affidamento completamente sugli altri”. Forse per questo ha avuto il coraggio di scrivere un testo come quello di “Storm in a teacup”, ispirato all’argomento doloroso dell’alcolismo di cui soffre la madre. “Mi sono sempre piaciute le canzoni emotivamente devastanti, pezzi come ‘Nothing compares 2 u’ di Prince nella versione che ne fa Sinead O’Connor, ‘Song to the siren’ fatta dai This Mortal Coil o ‘The man with the child in his eyes’ di Kate Bush, ma ho sempre pensato che non avrei mai potuto cantare cose del genere. O meglio, con gli Erasure ci eravamo sforzati di farlo senza mai riuscirci, prima d’ora. Gli artisti a volte pensano che sia necessario soffrire per creare un’opera d’arte, ma sono cazzate. Noi stessi l’abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, non funziona”.
Ha appena cambiato partner, Bell, ma è uno dalle relazioni durature: con Clarke e con la casa discografica Mute, che continua a pubblicare i dischi degli Erasure, il rapporto è ormai ventennale. “Con Vince oggi ci vediamo solo per motivi di lavoro, anche perché abitiamo lontani. Ma quando ci incontriamo è felice di potersi prendere un break dagli impegni familiari e scappare via per un po’. Siccome non disdegna di farsi una bella bevuta, lo porto in giro per i bar e lui comincia a confessarsi chiedendomi se ho qualche saggio consiglio da dargli, il che non è sempre il caso. E’ una persona molto testarda e con i piedi ben piantati per terra, Vince. Sa sempre prendere la decisione giusta per tutti ed è un gran diplomatico. Penso che se non lo avessi avuto a fianco avrei commesso un sacco di errori, in passato. Sarei già finito in qualche edizione del Grande Fratello, sulle copertine di giornali pettegoli come ‘Hello’ e stupidaggini simili… A volte, quando sono stufo, penso che gli Erasure siano durati anche troppo e che non abbiano avuto tutto il successo che meritavano, ma la realtà è che è non facile trovare una coppia di autori che funzioni bene come noi due”. Amico anche di Daniel Miller, il boss della Mute? “Fino a un certo punto, perché è una persona estremamente riservata. A volte ti viene il sospetto che non stia prendendo le decisioni migliori nel tuo interesse, ma in realtà si è sempre curato del roster dell’etichetta e sta passando un momento difficile da quando è stato costretto a vendere alla EMI: il party di addio ai vecchi uffici è stato un giorno triste, come la fine di un’epoca”. In passato gli Erasure hanno avuto come discografica anche Madonna, però: “Sì, eravamo sotto contratto con la Maverick in America, ma il progetto era in mano al suo ex manager Frederick DeMann, non direttamente a lei. Venne una sera a vederci in concerto insieme con l’attrice Rosie O’Donnell, ci salutò e ci diede il benvenuto. La cosa non è durata a lungo perché non ci siamo dimostrati un investimento molto redditizio, e in America quando i bilanci non quadrano…Ma devo dire che sono stati molto corretti nei nostri confronti, non ci hanno cacciato dal giorno alla notte. Madonna non è stronza e spietata come la dipingono”. Anche grazie a lei e al suo “Confessions on a dancefloor” gli anni ’80 sono tornati prepotentemente di moda… “Mah, bisogna anche dire che in quel decennio c’era un sacco di robaccia in giro, e non è sempre la musica buona del periodo a tornare in superficie. I gruppi più autentici, come gli Erasure, non sono ancora diventati cool, le tv e gli hit magazine inglesi continuano a snobbarci. Non che ci interessi far parte di quel mondo di celebrità usa e getta, per carità. Preferiamo andare avanti a modo nostro, come sempre. Ho sempre pensato agli Erasure come a qualcosa di simile agli Sparks, gente che prende seriamente il proprio mestiere e che non torna in circolazione solo per fregare soldi alla gente. Della nostra epoca ammiro anche i Soft Cell di Marc Almond, Jimmy Somerville, gli Human League, Boy George e Claudia Brücken, che ha lavorato con noi e che con suo marito ha fatto grandi cose. Forse tornerà il nostro momento, forse no. Chi può dirlo?”. Nessun gruppo nuovo nella sua top list? Neppure gli Scissor Sisters, ultime icone gay che, come Bell, amano fare outing e indossare in scena abiti scintillanti? “Sono deliziosi. Ma ho parlato una volta con Jake e mi citava Elton John come se fosse già diventato un suo grande amico. E’ il vortice della celebrità che ti risucchia in un mondo illusorio e irreale. Devono stare attenti anche loro, oggi più di prima l’industria usa i giovani artisti e li brucia in un nonnulla. Bisogna tenere i piedi per terra”.
Tra passato e presente, gli Erasure stanno per imbarcarsi in un “True Colours tour” capeggiato da Cyndi Lauper, in carovana per Canada e States insieme a gente come Debbie Harry, Rufus Wainwright, Dresden Dolls e Gossip. “Sono contento soprattutto per la presenza della Lauper e della Harry, che ho sempre ammirato molto come donne”, dice Andy. “Stando vicino a loro impareremo sicuramente qualcosa. In particolare spero di avere occasione di parlare con Debbie Harry, l’ho incontrata tante volte in passato ma non abbiamo mai avuto modo di approfondire la conoscenza. Se penso al modo in cui è stata manipolata e sfruttata dal music business, posso ritenermi fortunato”. Il tour serve a raccogliere fondi per una campagna a sostegno dei diritti umani, causa che da sempre sta a cuore agli Erasure. “Sì, ed è una delle cose di cui più vado fiero, il massimo motivo di orgoglio della mia carriera insieme a quel che abbiamo fatto per il riconoscimento delle istanze gay e la libera espressione della sessualità”. E di cosa si pente, Bell? “Prima di tutto di aver preso tutta quella cocaina, in secondo luogo di non avere fatto sesso sicuro (nel 2004 ha dichiarato pubblicamente di essere sieropositivo, vedi News). E’ stata una lezione dura da mandar giù. La forza di volontà che ho oggi, credo, mi avrebbe permesso di dire no e affondare meglio entrambe le situazioni”.
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