Ferdinando Salzano: 'Il mio Award celebra la discografia'

L’industria discografica, com’è noto (vedi News), non è direttamente coinvolta nell’organizzazione del “Wind Music Award” (ora si chiama così, in omaggio allo sponsor ufficiale, anzi “partner e compagno di viaggio”). Ma quella che si terrà il 6 giugno prossimo all’Auditorium Conciliazione di Roma sarà la sua festa e la sua celebrazione, assicura l’organizzatore Ferdinando Salzano (Friends&Partners): “L’award è stato creato per la discografia e con il suo consenso. E se non ho contattato subito AFI e PMI (vedi News), cui peraltro ho inviato una lettera ufficiale 24 ore dopo averla mandata alla FIMI, è solo perché sapevo che erano le major ad avere gli artisti titolati a ricevere il premio. L’idea è mia, ma in questo caso io agisco da semplice produttore esecutivo: porto in televisione (due ore in prima serata su Italia 1: il 14 giugno e non più il 10, per cambiamenti di palinsesto decisi dalla rete) ciò che esprime il mercato, i grandi successi dell’anno; portiamo nelle case del pubblico gli artisti che lui stesso ha voluto premiare con i suoi acquisti. Il messaggio è chiaro e semplice: celebriamoci, la discografia è viva e vegeta, non è morta. I premi che consegneremo durante la serata di gala, riservati agli album che hanno superato le 150 mila copie e i dvd che hanno superato le 30 mila, sono un pretesto per celebrare la nostra musica. Con Tiraboschi, il direttore di Italia 1, abbiamo concordato che come succede agli Oscar siano gli artisti a premiare gli altri artisti, la musica a premiare la musica: la sfida consiste nell’evitare la noia che di solito provoca il meccanismo ripetitivo delle premiazioni. Daremo occasione anche ad altri grandi nomi della musica leggera di presentare nell’occasione le loro novità, e dedicheremo spazio anche a un paio di artisti giovani ed emergenti”. Il cast (“confermato”, dice Salzano) è ancora top secret. Ma i presentatori? “Italia 1 ha voluto Cristina Chiabotto, un personaggio in cui crede molto e che la rappresenta. Mentre io, come produttore, in questo momento apprezzo moltissimo Ambra Angiolini: pur giovanissima, è un personaggio televisivo che ha già attraversato diverse generazioni, è vicina al mondo della musica e mi piacerebbe intervistasse qualcuno degli artisti. La Chiabotto nelle vesti di padrona di casa, dunque, con la partecipazione straordinaria di Ambra. Con loro mi piacerebbe avere sul palco un attore, una rappresentanza del mondo cinematografico: ma qui non c’è ancora niente di ufficiale, stiamo trattando con due o tre nomi”.
Placate, dunque, le polemiche sulla assenza di una “academy” di giurati, o quanto meno di un organo super partes in grado di ovviare all’autocertificazione delle vendite da parte delle case discografiche, che tanti problemi di trasparenza del mercato hanno creato in passato? “Questo premio con le academy e le nominations non ha nulla a che fare”, risponde Salzano, “si basa su dati concreti e oggettivi: le vendite, appunto. Sono d’accordo sul fatto che una certificazione super partes sarebbe stata preferibile, ma non c’erano i tempi tecnici. Ho lavorato per sei mesi a questa idea, prima di decidermi ho fatto un giro di consultazioni con le major e tutti mi hanno garantito il rispetto assoluto delle regole deontologiche. Mi sono fidato, e i nomi che mi hanno fatto sono quelli di artisti che hanno indiscutibilmente raggiunto e superato il quorum di copie di vendita richieste. In ogni caso ho esperienza e conoscenza del mercato sufficiente a non farmi prendere per il naso: vedrete, l’elenco dei premiati è inattaccabile e non scontenterà nessuno. Stiamo parlando di dieci, massimo dodici premiati, che è quanto ahimé ha espresso il mercato nell’ultimo anno. In futuro si potrà ancora perfezionare il meccanismo, certamente. Dovessi auspicare l’evoluzione di questo premio, mi piacerebbe diventasse qualcosa come i multiplatinum awards che si consegnano in Europa: che tra l’altro non è un’idea mia ma di Massimo Giuliano, presidente della Warner”.
Il gemellaggio annunciato con i Brits Awards inglesi? “Per ora è più un fatto romantico che di sostanza, dal momento che l’ultima edizione dei premi inglesi ha avuto luogo un paio di mesi fa. Li sto aiutando a trovare una collocazione dello show nel palinsesto di Italia 1, tra noi e loro c’è uno scambio di informazioni che ci permette di acquisire informazioni preziose su come in questi anni hanno costruito un premio di grandissima autorevolezza. E’ un passaggio, spero, verso un vero gemellaggio tra i due premi che avrà luogo a partire dall’anno prossimo, magari anche attraverso uno scambio di conduttori e di qualche artista partecipante”. La coesistenza col “doppione” organizzato dall’industria (e in passato dallo stesso Salzano), gli Italian Music Awards della FIMI? “Sul destino degli IMA la decisione spetta ai discografici. Da ultimo produttore della manifestazione, che per di più ha ancora un contratto aperto per un’altra edizione, la mia sensazione però è che si sia capito che il meccanismo degli award basati sulla gara e sulle nomination in Italia non funziona: non c’è disponibilità da parte degli artisti a mettersi in competizione”. La Settimana della Musica? “Quella di quest’anno è solo un assaggio di quel che vorremmo fare ogni anno a Milano: qualcosa di simile alla settimana del cinema di Roma. Abbiamo trovato straordinaria collaborazione da parte del Ministero dei Beni Culturali e da parte del Comune, e nell’assessore Giovanni Terzi un grandissimo padrone di casa che ci ha aperto le porte della città. Il Festivalbar a Piazza Duomo rappresenta la soluzione ideale. Perché è stata cancellata la data romana? Dovreste chiederlo ad Andrea Salvetti…Come organizzatore locale dell’evento, posso dire – senza alcun tono polemico - che le opzioni che la città ci aveva messo a disposizione non erano idonee, secondo noi, a ospitare una manifestazione del valore del Galà, che ha sempre vissuto di cornici e occasioni uniche”.
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