Milano, Bobby McFerrin fa cantare La Scala

Milano, Bobby McFerrin fa cantare La Scala
Tutto esaurito e molti giovani in sala, lunedì sera (7 maggio) alla Scala per il concerto di Bobby McFerrin con la Filarmonica, una curiosa e stimolante fusione di orchestra classica & voce (quella acrobatica del cantante/direttore d’orchestra americano, quattro ottave di estensione) su un repertorio che spazia dal Settecento ai giorni nostri, da Bernstein (“Candido/Ouverture”) a Mendelssohn (Sinfonia n.4 op.90 “Italiana”) passando per la “Pavane” di Gabriel Fauré, il doppio concerto per violoncello RV 531 di Vivaldi e le “solo improvisations” del polivalente artista newyorkese, esibitosi anche in una versione della beatlesiana “Blackbird” e in trio con contrabbasso e percussioni. “Al solito pubblico della Scala (il concerto, replicato la sera successiva in una serata di beneficenza a favore dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, rientrava nel cartellone della stagione 2006-2007) si sono aggiunti in prima e seconda galleria un sacco di ragazzi, e in molti sono rimasti fuori perché i biglietti erano andati esauriti in poche ore” racconta Sandro Laffranchini, giovane (33 anni) primo violoncellista dell’ensemble milanese e socio fondatore della Omnia Orchestra di Brescia, che con McFerrin si è esibito in duetto su Vivaldi e nella “Ave Maria” di Gounod proposta come bis. “L’ha suggerito lui, alle prove di domenica: il mio violoncello esegue la linea di canto, la sua voce riproduce la parte di pianoforte. Mica facile, però: il brano ha una tessitura particolare e richiede un’esecuzione virtuosistica. Ho dovuto studiarmelo tutta la notte”. E’ andata bene, però… “Sì, benissimo. Mc Ferrin ha un talento straordinario e un grande carisma, sul palco trasmette energia e voglia di vivere ma ha anche una solidissima preparazione di base (da anni collabora infatti come direttore con le più prestigiose orchestre del mondo, Wiener Philarmoniker, New York Philarmonic e molte altre, ndr). Qualcuno magari avrà storto il naso, di fronte alle sue treccine rasta… Invece Bobby è un musicista molto disciplinato. L’ho visto mangiare solo frutta, niente alcol o sigarette, nei camerini prima dell’esibizione l’ho sorpreso a leggere passi della Bibbia. Sul palco si prende molte libertà ma la cosa funziona: ha un grande intuito e capisce perfettamente il fraseggio, meglio di tanti altri direttori. La ‘Pavane’, con quel forte elemento di spiritual nella voce, è stata molto emozionante. Nell’esecuzione di Mendelsshon è venuto fuori il suo gusto americano, la predilezione per archi dal suono lucente: i suoi arrangiamenti sono sempre molto spumeggianti”.
McFerrin è noto anche per istigare gli orchestrali a cantare a cappella con lui, sul palco… “Con noi non l’ha fatto, sapeva che gli avremmo detto di no. Ha provato a coinvolgere il pubblico, invece. I più parrucconi in platea sembravano irrigiditi, all’inizio, ma poi grazie alla sua capacità di coinvolgimento la gente ha cominciato a partecipare, soprattutto dal loggione”. Ripeterete l’esperienza? “Sarebbe bello, anche se con McFerrin sarà difficile. Però il successo della serata dimostra che bisogna aprire di più a questo genere di eventi, al ‘melting pot’, uscendo dai soliti canali. Penso ad artisti come Chick Corea ma anche Michael Bolton, che recentemente si è spostato dal pop alla lirica. Se danno retta a noi trentenni, si potrebbe attirare molto più pubblico alla Scala, avvicinare più gente alla musica”.
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