Irene Fornaciari: 'Papà mi insegna la semplicità'

Irene Fornaciari: 'Papà mi insegna la semplicità'
Se la coccola così tanto la sua Irene, papà Adelmo, che non solo ha deciso di portarsela in giro per le date italiane (e svizzere) del tour di “Fly” ma è pure disposto a tirarle umilmente la volata come un gregario qualunque, facendo da esca per giornalisti e “bella gente” com’è accaduto ieri, lunedì 23 aprile, al vernissage del suo album di esordio, “Vertigini in fiore”, in un piccolo locale milanese. Il capofamiglia ha intrattenuto i numerosi ospiti con una breve esibizione acustica in compagnia del chitarrista Max Marcolini (tre brani, “Come il sole all’improvviso”, “Hey man” e “You are so beautiful”), poi ha lasciato palco e riflettori alla ragazza e alla sua band, sfondi pop psichedelici, piglio alla Janis Joplin (o alla Joss Stone, se vogliamo restare con i piedi per terra), rock/r&b gagliardo e dai testi caserecci che porta l’inconfondibile imprimatur del genitore. “Ero tesissima all’inizio, anche perché oltre ai giornalisti c’erano parenti e amici che di solito non invito ai miei concerti”, racconta lei a posteriori. “Dopo qualche pezzo, per fortuna, mi sono scaldata. La mia musica assomiglia a quella di mio padre? Lo so, ma non posso farci niente: cantassi metal non sarei me stessa, non sarei credibile. E’ normale che ci assomigliamo, probabilmente la musica che lui ascoltava quando ero bambina mi è rimasta nelle orecchie, nel sangue, nel dna. E poi nel disco canto pezzi scritti da lui, altri sono provini che il babbo aveva in casa e che io ho voluto incidere. Anche mia mamma, però, è stata importante per la mia educazione musicale: lei mi ha fatto conoscere Tina Turner e Stevie Wonder. Janis Joplin, invece, l’ho scoperta da sola, nella colonna sonora del film ‘Senti chi parla’ dove cantava ‘Cry baby’. E’ diventata il mio idolo, per il disco ho voluto gli stessi suoni vintage, crudi che si usavano ai suoi tempi, un vero organo Hammond e tutto il resto”.
A concretizzare i suoi sogni ci ha pensato un nutrito team di collaboratori, con Marcolini nella veste di produttore principale, Umberto Iervolino, Roberto Zanetti e altri ancora. “Per i testi”, racconta la ventitreenne "soul singer", “ho chiesto alla Universal di mettermi in contatto con qualcuno che fosse in grado di tradurre le mie idee in versi. Così sono entrata in contatto con Niccolò Agliardi ma anche con gente meno conosciuta come Elisabetta Pietrelli, una ragazza che abita al Cerreto in mezzo ai lupi e che scrive di getto, senza pensarci troppo sopra”. Tra le firme figura anche quella illustre del Matia Bazar Piero Cassano, coautore del pezzo, “Mastichi aria”, oggetto della prima di due bocciature sanremesi consecutive (“certo non mi ha fatto piacere”, confessa Irene, “sono andati all’aria i nostri piani ma con l’appoggio della casa discografica abbiamo deciso di andare avanti lo stesso con il lavoro”). E quella, preponderante, dello stesso Zucchero, presente in otto pezzi su undici. “Ho chiesto l’aiuto di papà, certo: era disponibile, e per di più gratis! Il suo miglior consiglio? Ricercare la semplicità, che permette di arrivare al cuore della gente: ‘Imagine’ è l’esempio migliore”.
Per essere una debuttante, l’esperienza non le manca: col padre ha calcato persino le assi della mitica Royal Albert Hall londinese (era il concerto “ZU & Company” del 6 maggio 2004): “Che paura. Forse non ero molto lucida, devo essere stata un po’ folle ad accettare. Ora mi sento più pronta, anche se sto ancora imparando a cantare e soprattutto a tenere la voce per tutto il concerto. Con la band faremo prove su prove. Voglio essere perfetta e spero di riuscire nel mio compito, che è quello di far scaldare il pubblico a dovere”. E neanche le mancano possibilità negate ai più: una delle due cover che ha scelto di interpretare in “Vertigini in fiore”, quella di Bryan Adams (l’altra è firmata Lori Carson), se l’è ritrovata in casa su un demo spedito dallo stesso cantautore canadese al padre. Lei ne è cosciente e ringrazia: “In un periodo difficile come questo, soprattutto per i giovani, io sto avendo le mie chance. Poi sarà il pubblico a decidere, e vada come deve andare. Io non mi aspetto troppo, così non rischio di restare delusa. Spero solo si percepiscano la mia passione e la mia sincerità. Per questo voglio cantare tanto dal vivo: è il miglior modo di smontare i pregiudizi”.
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