Oi Va Voi: 'Siamo rinati dopo un viaggio a Tel Aviv'

Oi Va Voi: 'Siamo rinati dopo un viaggio a Tel Aviv'
Alti e bassi, ascese, discese e risalite. Gli Oi Va Voi da Londra, un bell’esempio di quel crogiolo colorato e a volte turbolento che è sempre stata e continua a essere la capitale britannica, ne sanno qualcosa. Quattro anni fa il loro “Laughter through tears”, cocktail fresco e intrigante di pop, ambient, club music, elettronica, folklore balcanico e musica klezmer (tutti i componenti della band sono di discendenza ebrea ed euro-orientale) aveva lasciato un segno. Poi la vocalist aggiunta KT Tunstall è diventata una star internazionale e non ha più avuto tempo da dedicare ai vecchi amici, la violinista peperina Sophie Solomon ha deciso pure lei di fare da sé, uno del gruppo si è ammalato di cancro (per poi, fortunatamente, guarire) e, non bastasse, sono sorti litigi e incomprensioni che hanno portato a un cambio di etichetta discografica. “Il 2005 è stato un anno terribile per noi”, ci conferma Josh Breslaw, loquace e vivace batterista del gruppo in Italia per promuovere il nuovo, omonimo album che esce questa settimana. “Ma gli Oi Va Voi”, aggiunge, “sono sempre stati una band senza un vero leader, in cui il gruppo è più forte e conta di più dei singoli elementi. Così siamo sopravvissuti. La partenza di Sophie (Solomon) è stata una grossa perdita soprattutto in concerto, mentre il suo apporto di scrittura e in sala di registrazione non era così determinante. In studio non abbiamo avuto grossi problemi a sostituirla, più difficile dal vivo dove abbiamo provato due o tre violinisti. Ultimamente ci ha raggiunto Haylie Ecker delle Bond che, al di là di tutto il marketing e delle considerazioni di facciata, erano e sono delle ottime musiciste. Haylie è bravissima e ha anche accumulato una grande esperienza internazionale, con le Bond ha girato il mondo per sette anni”. Più difficile, allora, rimpiazzare la Tunstall? “Eh, sì. Anche se sapevamo dall’inizio che non avrebbe cantato nel disco nuovo. Personalmente sono rimasto abbastanza sorpreso dalle dimensioni del suo successo, comunque se lo merita e sono contento per lei. Alle audizioni per la nuova cantante, non scherzo, abbiamo ascoltato un centinaio di aspiranti: brave, tecnicamente, peccato che quando aprono bocca vogliono essere tutte Billie Holiday o Aretha Franklin, non ce n’è una che non canti in stile r&b. Quando è arrivata Alice McLaughlin abbiamo capito subito che lei era quella giusta: non solo per la bellezza della voce e per la passione che mette nell’interpretazione, ma per la sua voglia di esprimere se stessa e per la sua genuinità, ciò che gli Oi Va Voi ricercano più di ogni altra cosa”.
Ingaggiata la McLaughlin, i cinque superstiti originali della band (gli altri sono Lemaz Lovas, Stephen Levi, Nik Ammar e Leo Bryant) erano finalmente pronti a ripartire, in mano un contratto nuovo di zecca con la V2. “Agli inizi quelli della Outcaste, la nostra etichetta precedente, si erano dimostrati svegli e intelligenti, in noi avevano scorto un potenziale simile a quello di Nitin Sawhney che già incideva per loro. Ma poi hanno cominciato a comportarsi come qualsiasi altra casa discografica, cercando di cambiarci. Erano confusi, avevano in mano un bel disco come ‘Laughter through tears’ ma non sapevano bene come promuoverlo, come collocarlo sul mercato. Hanno lavorato sui focus group ma non sono riusciti a capire che il nostro era un pubblico di tutte le età, con fan giovanissimi e altri anziani. Erano spaventati dal fatto che trattassimo di temi che avevano a che fare con la questione ebraica… Hanno cercato di chiuderci in una scatola, e i rapporti un po’ alla volta si sono deteriorati. Uscire dal contratto che avevamo firmato è stato complicato, i business men non ti lasciano andar via così facilmente…Ma alla fine abbiamo trovato un escamotage e siamo stati contenti di esserci accordati con la V2. E’ un’etichetta più grande, è vero, ma lì almeno nessuno pretende di sapere chi siamo esattamente. Ci hanno lasciato fare, non sono mai venuti in studio di registrazione a curiosare, ognuno si è preoccupato di fare il suo mestiere: che per noi è di fare i dischi, per loro di venderli. Gli unici problemi li abbiamo avuti quando, a fine 2005, ci è venuto in mente di andarcene due settimane via da Londra, a registrare altrove. Abbiamo pensato a Tel Aviv, il produttore Mike Spencer l’ha trovata una bella idea ma era scettico sull’appoggio della V2, considerando che in quel modo avremmo speso il 90 per cento del budget solo per andare in Israele a registrare tre canzoni… Così è stato, per due settimane, tutti i santi giorni, abbiamo continuato a battibeccare finché hanno ceduto per sfinimento. A posteriori si è trattato di un grande azzardo, forse anche di un’idea stupida. Ma a volte, per essere creativi, è necessario fare scelte pericolose e abbandonare i comfort. Per noi Tel Aviv è stata una boccata d’aria fresca, un nuovo punto di partenza: lì il disco nuovo ha cominciato davvero a prendere forma. Quella città è piena di musicisti fantastici, che abitano a distanze relativamente ravvicinate. Non è come essere in America, o magari anche in Francia: se cerchi un violinista, ti basta fare una telefonata e il pomeriggio stesso è già in studio a registrare con te. In ‘Black sheep’ abbiamo suonato con l’orchestra d’archi di Nazareth e il loro è stato un contributo importantissimo: volevamo sonorità arabe autentiche e reali, non avrebbe avuto senso far suonare in quel modo un ensemble londinese. Abbiamo avuto la chance di aggiungere una qualità nuova alla nostra musica, alla fine il nostro si è rivelato un investimento redditizio”.
Nel disco nuovo, gli Oi Va Voi suonano pienamente riconoscibili ma anche un po’ diversi: come in quella “Yuri” che apre il disco mischiando Bregovic, surf music. ska e Kraftwerk in un divertente pasticcio di “kitsch space music”. “E’ musica balcanica, che noi abbiamo sempre suonato prima che diventasse di moda come oggi”, spiega Josh. “Ed è musica pop, che non sempre e per forza è una brutta parola. Abbiamo voluto dedicare un pezzo a Yuri Gagarin perché si tratta forse dell’ultima icona del Ventesimo secolo la cui vera storia non è mai stata raccontata, un eroe russo schiacciato dal governo perché diventato troppo potente e popolare. Nella periferia di Mosca c’è un’enorme statua a lui dedicata, abbiamo capito che per la popolazione del luogo lui resta una specie di dio, il primo uomo nello spazio ha acceso la fantasia di tanta gente. Dall’inizio è stato chiaro che quella sarebbe stata una delle canzoni del nuovo disco”. Alcune delle altre, invece, affrontano ancora una volta i temi “politici” dell’immigrazione, della dissidenza.“Le nostre famiglie sono londinesi a tutti gli effetti, ma più o meno tre generazioni fa i nostri avi arrivarono tutti dall’Europa dell’Est, Polonia, Lituania, Ucraina, Russia…Trovare un senso individuale e collettivo alla nostra storia, alle nostre tradizioni, è uno dei motivi principali per cui gli Oi Va Voi si sono messi insieme. E’ un’esperienza comune alla maggioranza della popolazione britannica, la nostra: quasi tutte le famiglie dei cittadini britannici di oggi arrivano da qualche altra parte, possono avere alle spalle una storia di accettazione ma anche di rifiuto. E se guardi al resto del mondo vedi lo stesso tipo di problemi, le ondate migratorie, i blocchi alle frontiere…”. Acuiti, oggi, dal clima di sospetto e di terrore generato dal terrorismo e dalle nuove guerre di religione. Anche a Londra, dopo le bombe del luglio 2005 nella City? “Non mi sembra che la vita di tutti i giorni sia molto diversa da prima, se non per il fatto che si vedono più poliziotti per strada. Ma è probabile che se fossi musulmano la penserei diversamente: molti hanno subito irruzioni in casa, o sono stati arrestati e tenuti dentro per un mese senza uno straccio di capo d’accusa. A parte questo, Londra è una metropoli e ha sempre avuto i suoi problemi legati alla violenza. Io, poi, vivo a Brixton, non uno dei quartieri più tranquilli. Lì la nuova moda consiste nell’andare in giro armati di coltelli…”.
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