Mika a Milano: 'Non sono un 'one-hit wonder''

Mika a Milano: 'Non sono un 'one-hit wonder''
Arriva a Milano l'autore del tormentone del momento: Mika, con la sua “Grace Kelly” sta spopolando un po' ovunque, ma non solo nel mondo “virtuale” dei media. Il concerto di questa sera all'Alcatraz è esaurito, e la casa discografica annuncia trionfante che questa è la performance con il pubblico più grande (3000 persone) che l'artista di origini libanesi abbia mai tenuto.
Mika si è appena ripreso da un'infezione alla gola che ha messo in forse il concerto. Gentilissimo e determinato, si presenta alla stampa spiegando che non vuole essere considerato una “one-hit wonder”: “So che quando hai un solo singolo che va così bene, rischia di avere una vita tutta sua”, dice nel backstage del locale milanese. “Se chiedi a qualcuno per la strada, magari conosce la canzone ma non sa chi la canta. E' una bella cosa perché ti dà una possibilità, ma può essere anche molto pericoloso. Ecco perché suonare dal vivo è così importante per affermarti, per dire 'eccomi, sono qua, questa è la mia opera, ci sarò per molto tempo, non vi sbarazzerete di me in fretta'. Non faccio tutto questo per una canzone soltanto, se no sarebbe troppo dura e mi farebbero troppe domande per così poco. Lo faccio per una carriera intera”.
Il disco “Life in cartoon motion” dimostra molte idee, pure troppe. Lui si definisce un “Pop-oholic”, un "dipendente da pop", ossessionato dalla melodia: “Ho iniziato da bambino fare cassette con melodie che mi piacevano, anche in altre lingue, divendole in categorie per come mi facevano sentire: arrabbiato, triste, poi arrabbiato-triste, arrabbiato-felice... Ero affascinato da ciò che rende particolare una melodia. So che suona banale, ma quando scrivi le tue è tutto molto più complicato”.
“Oggi il pop è di nuovo vivo”, continua. “Non siamo più soggetti soltanto a musica troppo commerciale e con troppe strategie. Grazie a internet posssiamo decidere che cosa è pop oggi: ecco perché tutto è nuovamente interessante”.
E' difficile da catalogare, Mika, anche se in molti lo paragonano a Freddie Mercury: “All'inizio non mi voleva nessuno venivo considerato troppo melodico per la scena indie di Londra, e allo stesso tempo ero troppo strano per quella mainstream. Così ero rifiutato da entrambe le parti. Quando arrivi dal nulla, la gente ha bisogno di paragonarti ad altri artisti, per posizionarti. Io ho il privilegio di essere associato a gente come Freddie Mercury, al primo Elton John, agli Scissor Sisters. Sono fortuntato: immaginate se mi avessero paragonato a gente che non sopporto... E' un complimento. Se continuerò ad avere così tanti paragoni al mio terzo disco, però la conversazione sarà diversa”.
Ha le idee molto chiare, e vuole andare a lontano. Per il momento, si gode il successo del disco, e pensa al prossimo concerto in Italia, che si terrrà a Firenze quest'estate, con dettagli che verranno comunicati a breve.
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