NEWS   |   Pop/Rock / 12/04/2007

Tori Amos, 'American doll posse': 'I tanti 'io' di una donna'

Tori Amos, 'American doll posse': 'I tanti 'io' di una donna'
Parla piano, con fare enfatico ma non supponente: Tori Amos, oggi a Milano per incontrare la stampa in occasione della pubblicazione del suo nuovo, torrenziale (23 i brani in scaletta) album, "American doll posse", di carne al fuoco ne ha messa tanta. Per sviscerare la sua figura, quella di artista donna in un mondo dominato storicamente dagli uomini, è stata costretta a rifarsi alle figure femminili proprie della mitologia greca classica, come Artemide e Persefone, facendosi letteralmente in cinque (l'"american doll posse", appunto, composta dai suoi alter ego Isabel, Clyde, Pip, Santa, e Tori) per interpretare cinque diversi tipi di personaggi, ognuno con le proprie caratteristiche e peculiarità. "Le donne che interpreto non sono paragonabili a nessuno", spiega lei, "semplicemente perché sono una sorta di 'collage' di tante figure femminili che ho avuto modo di incontrare. La donna è troppo complessa per essere ridotta ad un individuo singolo. E poi è ora di emanciparsi dal modello proprio della cultura occidentale, mutuato dalla tradizione biblica, che riduce la donna o a santa madre o ad un oggetto sessuale. La ragione per cui ho voluto dare voci diverse alle mie canzoni risiede nella genesi delle canzoni stesse: penso che il mio lavoro sia completare dei brani che 'capto', nell'aria, e questa volta sono state le composizioni a richiedere voci diverse. Così io mi sono limitata a dargliele". Perché riferirsi proprio alla Grecia classica? "Ho pensato anche alla cultura celtica ed egizia, ma credo che la civiltà greca sia la più popolare, nel mondo. E poi mi sono riferita al pantheon greco per andare alla ricerca della Dea Madre, piuttosto che del 'solito' Dio Padre". Un disco femminista, quindi? "'Femminista' è una parola che si presta al fraintendimento, come 'cristiano' o 'musulmano'. Preferisco immaginarmelo come disco di 'emancipazione femminile'". Ancora oggi, quando la società occidentale si fregia di aver (quasi) cancellato le differenze tra i sessi? "Certo", risponde lei, arrivando al nocciolo del discorso: "Se siete stati negli USA dopo il 2001 non potete non esservene accorti: da quando gli americani, rieleggendo Bush, hanno continuato a sostenere la menzogna, la lobby cristiana di estrema destra ha preso sempre più potere. E non credo che le cose miglioreranno, anche con la fine dell'attuale mandato presidenziale. Per questo ho pensato: come posso combattere questa avanzata? Qual è la cosa che dà più fastidio a questa gente? La risposta che mi sono data è: l'idea della Dea Madre. Le donne, che di solito fanno fatica a sostenersi l'una con l'altra, devono organizzarsi, resistere e combattere insieme, usando come armi i propri ricordi ancestrali". Ecco svelato l'arcano: un disco politico, più che femminista. "Sì. Mia figlia è cresciuta e - sul Web - si è informata su chi fossi, su cosa facessi. E un giorno mi ha detto: 'Sai, mamma? Tori quando vuole sa anche essere cattiva...'. Ha ragione. Quindi, dopo qualche hanno di tranquillità, ho deciso di disseppellire l'ascia di guerra". Come è stata presa la decisione, in famiglia? "Beh, mia madre ha benedetto l'idea. Mio padre, che è un pastore, è rimasto della sua idea, ma mi ha detto una cosa molto importante: 'Usa l'arma della parola se vuoi cambiare il mondo, perché tu questo dono l'hai'". Un brutto periodo, però, per cambiare il mondo con le canzoni, visto l'impegno civile spesso frustrato di colleghi militanti come Neil Young, R.E.M. e Pearl Jam... "Aspetto che il disco raggiunga la gente per trarre le mie conclusioni", si difende lei: "Tuttavia, io non cerco di convicere nessuno. Semplicemente, cerco di suscitare una reazione. Anche perché le giovani generazioni sono troppo concentrate su se stesse per interessarsi al mondo che le circonda. Prendete una ragazzina di oggi: è troppo preoccupata di avere un fisico accettabile per i suoi simili per dedicarsi alla politica. Io cerco di parlare loro, di addentrarmi nei loro problemi, con canzoni tipo 'Fat slut', per capirle e poi riuscire a farle uscire dal torpore". Un'immagine vera, reale, quindi, in netto contrasto con quelle pubblicizzate dai media oggi: "Prendete Britney Spears, ad esempio: conosco gente che ha lavorato con lei, so che è una ragazza dolce, ma la sua dolcezza è stata giudicata inadatta a vendere il prodotto che rappresentava: quindi l'hanno costretta ad essere qualcosa d'altro. E questo è terribile...". E come vede, Tori, la possibilità che Hillary Clinton diventi il primo presidente donna degli Stati Uniti? "Non vi dirò mai la mia preferenza, per non influenzare nessuno, ma certo è che la Clinton attualmente è forse la più titolata al titolo: dopotutto nessun altro a parte lei può vantare un'esperienza di prima mano alla Casa Bianca...".
Il tour mondiale di Tori Amos prenderà il via proprio dal nostro Paese, il prossimo 28 maggio a Roma, per poi proseguire a Firenze (il 30) e Milano (il 31). Come farà la cantautrice a far intervenire la sua "American doll posse"? "Lo spettacolo sarà diviso in due atti: nel primo troverà spazio - in modo assolutamente umorale, visto che deciderò io di sera in sera - uno dei personaggi, che proporrà brani dal nuovo disco ed una cover nella quale si identifica particolarmente, mentre nel secondo ci sarò io, che avrò accesso anche al vecchio repertorio. Una bella fatica, per la mia band, che dovrà prepararsi sei spettacoli diversi più cinque cover...".
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