'Cuore a nudo' di Mauro Giovanardi: 'E’ il disco che mi rappresenta di più'

'Cuore a nudo' di Mauro Giovanardi: 'E’ il disco che mi rappresenta di più'
“Cuore a nudo” è il titolo del primo album da solista di Mauro Ermanno Giovanardi, (Giò dei La Crus) in uscita oggi, venerdì 23 marzo. L’artista nel disco propone diciotto brani tra sonetti di William Shakespeare, poesie di Mariangela Gualtieri, Sandro Penna e Elio Pagliarani, brani di Luigi Tenco, Fabrizio De André, Ivano Fossati, Ivan Della Mea, Marco Lodoli e Lino Toffolo, e scritti di Tonino Guerra e Pier Vittorio Tondelli.
Giò, oltre a promuovere il disco, è impegnato nella direzione artistica del Festival Assalti al Cuore, rassegna musicale e letterale: “E’ molto affascinate costruire un Festival”, ha spiegato Giò, “ma è un grande impegno. La rassegna ha la prerogativa di essere centrata sulla musica e sulla letteratura ma soprattutto dal punto di vista formativo. Mi sta capitando tutto adesso, infatti mi hanno chiesto anche di lavorare per la colonna sonora di un film, ma non c’è ancora nulla di certo. Tra poco uscirà un altro disco in cui ho avuto un ruolo importante: il musicista che ha registrato ‘Cuore a nudo’ ha fatto il conservatorio ed è diplomato in pianoforte e sax. Insegna in una scuola musicale a Cremona, ha creato un’orchestra con i suoi allievi, e ha deciso di fare un concerto di quattordici brani. La particolarità è che dodici su quattordici sono brani di artisti famosi come Cristina Donà, Marlene Kuntz, noi dei La Crus, Afterhours, Frankie Hi Nrg e Casinò Royale. Alla presentazione dell’orchestra mi ha invitato e mi ha chiesto se volevo cantare qualche pezzo. Il concerto l’abbiamo fatto lo scorso settembre e lo abbiamo preparato in due giorni: io ho cantato ben sette pezzi, ma ci siamo divertiti molto. Dopo aver registrato il concerto abbiamo deciso di fare un disco in studio riuscendo a coinvolgere anche Cristina Donà, Cristiano Godano e molti altri. Il disco uscirà a maggio e mi piacerebbe molto portare l’orchestra al Festival Assalti al Cuore per la prima data nazionale”.
“Questo è un periodo molto faticoso per me”, ha aggiunto l’artista, “ma sto facendo molte cose che mi interessano, e soprattutto c’è stata la realizzazione di ‘Cuore a nudo’. La cosa principale è che sono contento di aver prodotto quello che avevo in testa: volevo che uscisse così, rigoroso ma scorrevole. Far iniziare un disco con un sonetto di Shakespeare e due brani di Tenco subito dopo ammetto che è stata una mossa abbastanza pericolosa, perché poteva venire fuori una cosa pesante. In realtà è tutto molto fluido, e scarnificando gli arrangiamenti sono venute fuori ancor di più le strutture delle canzoni. Questo mi ha permesso di giocare molto di più con la musica e il teatro, mentre dal punto di vista dello spettacolo, proprio perché minimale, anche lo spazio fisico diventa meno ingombrante: si crea uno spazio vuoto da riempire. Sono contento perché non riuscivo a metterci così tanto cuore negli ultimi tempi, e questo progetto mi rappresenta tantissimo in questo momento, molto di più di tanti altri dischi che sono usciti in passato: magari mi rappresentavano in quel periodo, ma forse, proprio perchè era un lavoro di squadra, mi rappresentavano solo in parte”.
“Cuore a nudo” oltre ad essere il titolo dell’album, è anche il titolo dello spettacolo che dal 2004 ha visto Giò calcare i palchi di club, locali, festival e teatri. Il disco è stato registrato in dieci giorni nell’aprile del 2006 presso il Teatro Dimora – L’arboreto di Mondaino (RN): “Il teatro è bellissimo”, ha spiegato il cantante, “è una residenza creativa, non un teatro che fa programmazioni giornaliere, ed è situato in un bosco con una foresteria bellissima. Abbiamo usato il teatro come uno studio di registrazione dove io ho posizionato tutti i microfoni nel foyer, per rendere l’ambientazione ancora più particolare.
L’ultimo giorno abbiamo fatto una serata a porte aperte, e al concerto sono venute molte persone. Da quella serata abbiamo registrato e scelto due pezzi live da inserire nel disco”. All’interno di “Cuore a nudo” sono presenti anche tre brani scritti da Giovanardi, “La giostra”, “Cuore a nudo” e “Testamento d’amore”: “’Testamento d’amore’ in realtà è un pezzo che avevo scritto per l’ultimo album dei La Crus che però il gruppo ha deciso di scartare, anche se non so ancora oggi il perché. Forse è stato meglio così, perché è talmente personale e autobiografico che preferisco sia andato a far parte di un mio progetto solista. Il brano ‘Cuore a nudo’ invece è nato nei giorni in teatro quando stavamo registrando. In principio era una bozza, aveva solo la parte strumentale e una linea melodica appena accennata. Ci ho lavorato a registrazioni fatte, che è un metodo che usavo moltissimo con i La Crus”.
Dopo un inizio intenso, l’album scivola su brani più teatrali e come definisce Giò, “grotteschi”. “Ho inserito nel disco ‘El me gatt’ di Ivan Della Mea, perché è un pezzo che mi piace moltissimo, e volevo che sdrammatizzasse un po’ la tensione creata dai brani che lo precedono come ‘Vedrai Vedrai’ e ‘Un giorno dopo l’altro’ di Tenco, ‘Naviganti’ di Fossati e ‘Giugno ‘73’ di De André. La sequenza dei pezzi è studiata: i primi due, tre pezzi, sono quelli più scarni, con pianoforte e tromba, dopo ‘Cuore a Nudo’ invece comincia a cambiare registro grazie a brani come ‘La giostra’ e ‘Hai pensato mai’ di Toffolo, fino ad arrivare verso la fine dove ci sono i pezzi più grotteschi e spettacolari come ‘El me gatt’ e ‘La figa’, uno scritto di Tonino Guerra che originariamente era in dialetto romagnolo accompagnata però da una traduzione fatta dallo stesso Tonino. Dopo delle canzoni romantiche, dolci, dense, avevo bisogno di introdurre un elemento che stemperasse tutto questo amore delicato. E’ stato un rischio, certo. Usare il termine ‘figa’ in un brano è già pesante di per sé, se poi come nello scritto di Guerra, devo ripeterlo quindici volte può essere dannoso. Così ho deciso di cantarla in punta di lingua, dando un tono al brano che non scade mai nel volgare”.
Alla registrazione e alla realizzazione del disco ha collaborato con Giò anche Fabio Barovero (Mau Mau): “Con Fabio mi sono trovato benissimo”, ha precisato l’artista, “si è messo a ristudiare pianoforte per seguirmi in questa avventura. Questo progetto con lui è sempre stato un cantiere aperto, un lavoro lento di testing e siamo arrivati a teatro carichi di questo tipo di esperienza. Avremo alcune date da aprile in poi in cui presenteremo lo spettacolo e dove introdurrò anche delle nuove cover come ‘Io che amo solo te’ di Sergio Endrigo”.
L’ultima domanda a Giò non può che riguardare il suo futuro con i La Crus: “Ci sono stati degli scontri un po’ più forti rispetto agli anni precedenti. E’ sempre stato un progetto a due, anche se in realtà siamo in tre, perché le decisioni più importanti e il lavoro in studio l’abbiamo quasi sempre fatto io e Cesare. Se sei da solo fai quello che vuoi, se sei una band e arrivi a fare un disco vuol dire che di base ci sono equilibri stabili, se invece sei in due è molto più difficile. Per non rischiare di andare troppo oltre allo scontro, abbiamo deciso di prenderci una pausa. Io volevo fare già da tre, quattro anni questo disco, e sono soddisfatto come non mai del lavoro ottenuto: adesso mi prendo un po’ di tempo per godermelo e riflettere su questo splendido momento”.
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