Biagio Antonacci, tutto su 'Vicky love': 'Più a nudo di così...'

Biagio Antonacci, tutto su 'Vicky love': 'Più a nudo di così...'
Mettersi a nudo, non solo metaforicamente, a quarant'anni suonati: Biagio Antonacci non ha paura ("Ho più fiducia in me come uomo oggi che vent'anni fa") e sul booklet del suo nuovo CD, "Vicky love", in uscita oggi, si fa ritrarre (con gusto e discrezione) senza veli di spalle. "Ma il disco è ancora più nudo di me", scherza il cantante di Rozzano, che ha incontrato la stampa ieri negli uffici milanesi della Universal: "Non ci sono più i loop campionati di 'Convivendo', non ho sommerso le canzoni con gli arrangiamenti. Ho preferito registrare come negli anni Settanta, con una take continua di batteria 'vera', con le code delle canzoni dilatate dai feedback della chitarra. E' un disco essenziale, molto intenso, forse azzardato per lo stato attuale della musica italiana". Un disco dove si parla senza pudore di sesso... "Certo, perché no? Alla mia età capisci che l'amore, oltre ad essere un bellissimo concetto idealizzato, è anche un qualcosa dal quale puoi trarre piacere e soddisfazione: quindi non mi vergogno a parlarne. L'importante è evitare la volgarità ed essere sinceri". Ma in "Vicky love" trovano spazio anche la consapevolezza e l'impegno, come in "Giù le mani capo", dove il protagonista "è un ragazzo, vessato dal suo superiore al lavoro, che ha il coraggio di domandare non soldi o promozioni, ma dignità". E il coraggio non manca, a questo ex ragazzo che da impiegato come geometra "in uno studio sotto quello dell'avvocato di Ramazzotti" è arrivato ad opzionare lo stadio Meazza ("lo stesso dove andavo sempre a vedere un calcio che oggi non c'è più") per un concerto evento (con Velvet e Zero Assoluto) programmato per il prossimo 30 giugno: "Sarà una grandissima emozione, una cosa unica per me. Costerà un sacco di soldi (la data verrà replicata solo il 6 luglio al Velodromo di Palermo) ma ne varrà la pena: è una scommessa, certo, che sento però di vincere per il grande rispetto col quale ho sempre trattato il mio pubblico. Anzi, farò montare apposta uno speciale palco al centro della struttura, con tre passerelle che mi permetteranno di girare tutto lo stadio: dovrò allenarmi per reggere lo sforzo, ma ne varrà la pena. Anche perché, quest'anno, l'estate rock di San Siro sarà tutta italiana, e questa è una grande soddisfazione". Ma lo stato di salute della musica italiana non è tutto rose e fiori. C'è Sanremo, ad esempio, "che non ho mai considerato l'espressione più reale della musica italiana". Neanche quest'anno, che ha vinto la canzone del suo epigono più famoso? "Sempre che quello possa essere considerato canto", scherza Biagio riferendosi a "Ti regalerò una rosa" di Cristicchi: "La canzone di Simone è bellissima, molto profonda, ed il suo esprimersi, molto simile al rap, la rende molto interessante, ma faccio fatica a considerarlo canto. Senza nulla togliere all'autore, per carità, che considero quasi una mia creatura. Per permettergli di citarmi lo misi alla prova: senza neanche un disco pubblicato, lo costrinsi ad esibirsi davanti a 10.000 persone al PalaEur a Roma. Volevo vedere se avesse la stoffa per farcela. Quella sera se la cavò benissimo, e l'ultimo Sanremo mi ha fatto capire di averci visto giusto". E, tra un desiderio e l'altro ("Mi piacerebbe scrivere per Patty Pravo e Giorgia", "Se le donne iniziassero a scrivere canzoni su come vedono la vita e non su come vorrebbero che fosse descritta saremmo pieni di grandi cantautrici come Gianna Nannini e Carmen Consoli"), Antonacci trova parole per esprimere il suo giudizio sugli ultimi fatti di cronaca: "Anche a me è successo di essere fotografato nella vita di tutti i giorni: per una persona riservata come me è qualcosa di terribile, di odioso. Spero che dopo tutto questo polverone venga emanata una legge che tuteli la riservatezza delle persone di spettacolo fuori dal loro ambito lavorativo. Ne dubito, però, perché di tutto questo casino tra un anno non si ricorderà più nessuno...".
Dall'archivio di Rockol - Biagio Antonacci racconta "Dediche e manie"
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