Domenico Liggeri presenta il suo libro: ‘E’ anarchico e puro come i videoclip'

Domenico Liggeri presenta il suo libro: ‘E’ anarchico e puro come i videoclip'
Un’ora e mezza di conferenza per presentare un libro di 878 pagine, non è molto. Soprattutto se ad alleggerire la presentazione di “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” (Bompiani, 16,50 euro) di Domenico Liggeri ci sono due personaggi come Andy dei Bluvertigo e il regista Alex Infascelli che vestono i panni dei “conduttori”. “Sfogliando questo libro”, esordisce Infascelli, “mi sono accorto che non vuole essere né un dizionario del videoclip, né tanto meno un saggio. Mi sembra più un oggetto da prendere in mano, aprire e leggere a caso”.
Il volume ripercorre la storia del videoclip dalla nascita del jazz al rock, dal punk alla dance, dal pop al funky, da Bjork a Madonna, dai Beatles a Gianni Morandi, dai Radiohead ai Gorillaz, da Ligabue ai Tool e tantissimi altri. “Il clip è stato sempre considerato un ibrido”, spiega Liggeri, “il figlio povero del cinema e della tv. In realtà il videoclip è una delle massime espressioni d’arte: è anarchico e libero, e i video sono soprattutto dei documenti culturali. All’inizio di questa conferenza ho voluto proiettare il video di ‘Geneviève’ di Giorgio Gaber del 1960, per dimostrare a tutti che non è assolutamente vero che ‘Bohemian rhapsody’ dei Queen è stato il primo clip nella storia della musica. Quello di Gaber è un pezzo di memoria, è un ricordo culturale vero e proprio, girato negli studi milanesi dove ora c’è Mediaset”.
“Per dodici anni sono andato a cercare le vere radici dei videoclip. In questo libro ci sono racconti, interviste e articoli degli anni Sessanta e Settanta di riviste musicali americane ed inglesi tradotti con cura”. “Perché al libro non hai allegato anche un DVD?”, chiede Infascelli, “Sarebbe stato troppo costoso”, risponde Liggeri, “ma all’interno del libro ci sono dei link di alcuni siti molto interessanti dove potrete trovare molto materiale. Diciamo che ho scritto queste ottocento pagine per tutte quelle persone che pur essendo appassionate di musica e di videoclip, non hanno la pazienza, il tempo e la voglia di andarsi a cercare e vedere tutti i video dalla fine degli anni ‘20 ad oggi”.
“Brian Eno”, interviene Andy, “dice che è inutile focalizzarsi sul ruolo che ha la musica e su quello che hanno invece le immagini video, ma bisogna pensare che un elemento è di supporto all’altro. Esiste un videoclip ideale, quello che dovrebbe contenere certi elementi che lo renderebbero perfetto?”. La risposta di Leggeri è immediata: “La fortuna del clip è che chiunque ne realizza uno, ha sempre ragione. E’ una spugna che assorbe emozioni e sensazioni, e questo la rende una forma espressiva tra le più anarchiche e pure che esistano. Il videoclip ha dovuto lottare per sopravvivere: all’inizio lo trovavamo al cinema, poi nei video jukebox. L’abbiamo ritrovato nelle televisioni, sui cellulari, su Internet e così via: è un virus che resiste e sopravvive a tutto, anche alla crisi dell’industria musicale”.
Alla conferenza partecipa anche Momo, rivelazione del Dopofestival di Piero Chiambretti e di Domenico Liggeri, direttore artistico del programma. “Quando sono stato al Festival”, spiega Liggeri, “mi hanno chiesto di trovare tra gli esclusi qualche artista che avesse originalità e che scrivesse in modo bizzarro. Mi sono messo nella redazione della Rai a cercare tra vecchi fascicoli, e ho trovato quello di Momo. In allegato c’era anche una videocassetta con il clip di ‘Fondanela’, la canzone che presentava al Festival. Quando ho guardato quel video sono rimasto folgorato. Non c’era nulla di speciale, una ripresa a camera fissa con Momo che in modo teatrale entra e esce dalla scena. Era talmente semplice e interessante che meritava di essere premiata. Adesso Momo se la stanno contendendo le etichette discografiche, dopodichè verrà pubblicato il suo album”. “Ho presentato ‘Fondanela’ al Festival”, spiega Momo, “perché volevo portare all’Ariston una canzone priva di significato ma che facesse sorridere il pubblico. Io sono una cantautrice, ho scritto dei testi anche per Simone Cristicchi, e le canzoni che saranno presenti nel mio album avranno poco a che fare con ‘Fondanela’”.
Per maggiori informazioni sul libro, è possibile visitare il sito Internet www.domenicoliggeri.it.
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