Sanremo, le giurie di qualità. Ma de che?

Sanremo, le giurie di qualità. Ma de che?
Parliamone adesso, prima di sapere se faranno danni. Anche se i danni che potranno causare sono limitati dal fatto che i loro voti peseranno ‘solo’ per il venti per cento nella classifica generale (il voto delle giurie demoscopiche peserà per il 50%, quello del televoto per il 30%). Parliamo, appunto, delle giurie di qualità. Già la definizione è opinabile: perché sono ‘di qualità’? Forse che le altre sono ‘di quantità’, o ‘senza qualità’? Ma, lessico a parte, il punto vero è che queste giurie sono quasi completamente delegittimate ad esprimere un giudizio.
Dice il comunicato stampa ufficiale: “la giuria di qualità... è formata da esperti scelti nel campo della musica, della cultura e dello spettacolo”. Vediamo. E cominciamo dalla giuria di qualità (ah, ah!) per la sezione Giovani. Ne fanno parte l’attore Sergio Assisi, l’attrice Laura Chiatti, l’attrice Carolina Crescentini, il conduttore televisivo Marco Maccarini, la conduttrice televisiva Giorgia Surina. Sugli ultimi due, potrei anche essere d’accordo. Ma gli altri tre? Chi sono, innanzitutto? Sergio Assisi ha interpretato pubblicità televisive e serie televisive come “Elisa di Rivombrosa” e “Capri”; Laura Chiatti (che, secondo la sua biografia, “coltivò il suo talento canoro e incise due dischi cantando in inglese” - titoli non pervenuti, peraltro) si è vista in tv in “Un posto al sole”, “Incantesimo”, “Carabinieri” e al cinema in “L’amico di famiglia”, “A casa nostra” e “Ho voglia di te”; Carolina Crescentini è stata protagonista di “Notte prima degli esami”. E questi curriculum, di grazia, in che modo li possono qualificare come “esperti nel campo dello spettacolo”? Non sarebbe più semplice dire “Li abbiamo chiamati perché sono (abbastanza) popolari”? Vabbé, lasciamo perdere, che è meglio.
La giuria di qualità per la sezione “Campioni” è composta da dieci elementi: due hanno a che fare con la canzone (il disc jockey Claudio Coccoluto e un musicista vero: Maurizio De Angelis, uno dela cui competenza ci si può fidare), gli altri poco (Serena Autieri, che ha cominciato come cantante prima di dedicarsi ad altro), il giornalista Antonio Caprarica, pittoresco ex corrispondente RAI da Londra e ora direttore del Giornale Radio RAI, il regista Alessandro D’Alatri, l’attore Massimo Ghini, l’attrice Lunetta Savino, il presentatore Giancarlo Magalli, la giornalista Barbara Palombelli, la qualsiasi cosa Alba Parietti. Questi, almeno, di spettacolo capiscono qualcosa; ma di musica, dubito (bisognerebbe interrogarli...).
Dobbiamo scandalizzarci? Anche no, soprattutto se consideriamo che i componenti della giuria demoscopica sono considerati “consumatori di musica” solo in base al grande merito di aver acquistato almeno un disco nell’ultimo anno. Pero: mettendo insieme una giuria di qualità di tal fatta, una giuria demoscopica di tal fatta e un televoto che rispecchierà la popolarità e l’appartenenza geografica, non certo i meriti di una canzone e/o di un’interpretazione, che risultati potranno dare queste votazioni? Mah. Comunque, importa davvero a qualcuno? E valeva la pena che scrivessi queste riflessioni?
(fz)
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