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NEWS   |   Industria / 21/02/2007

La guerra 'strategica' sul DRM: RealNetworks, la EMI e Steve Jobs

La guerra 'strategica' sul DRM: RealNetworks, la EMI e Steve Jobs
Le sorti dei sistemi di digital rights management che limitano la libertà d’uso dei file acquistati su Internet, non c’è da stupirsene, non dipendono solo dai desideri dei consumatori e dei legislatori ma anche (e molto) dal gioco strategico di scacchi in cui sono impegnati i principali operatori del mercato. Molti analisti, per esempio, si sono interrogati sui motivi, sulle modalità e sui tempi del “Thoughts on music” di Steve Jobs, la ormai famosa lettera aperta con cui il boss della Apple ha invitato le major discografiche ad abbandonare il DRM (vedi News): pungolato, senza dubbio, dalla situazione scomoda in cui l’azienda californiana si è venuta a trovare in Europa, dove molte associazioni dei consumatori spingono per lo sblocco del lucchetto che lega a doppia mandata iPod e iTunes, ma anche, secondo quanto scrive il Los Angeles Times, dalle mosse inattese della casa discografica EMI e del rivale RealNetworks. Quest’ultimo, gestore della piattaforma di musica “a noleggio” Rhapsody (vedi News), già lo scorso anno aveva fatto circolare tra le major la sua proposta formale di abbandonare definitivamente il DRM in favore del libero Mp3. La EMI, già in grosse difficoltà finanziarie (vedi News), ne avrebbe subito approfittato per rilanciare, barattando la rinuncia ai sistemi di protezione dei file in cambio di sostanziosi anticipi di denaro sull’unghia da parte dei gestori dei negozi on-line (al rifiuto di questi ultimi, già costretti a fare i conti con margini risicati, la major avrebbe risposto riscrivendo i termini del contratto: anticipo sì, ma correlato alle royalty future e non elargito alla cieca).
Questa mossa, sostengono alcuni esperti di mercato, avrebbe messo urgenza a Jobs e iTunes, esclusi dal primo giro di negoziati proprio per offrire un “plus” ai suoi altrimenti svantaggiati concorrenti e metterlo davanti al fatto compiuto così da impedirgli di rifiutare. Con la sua pubblica levata di scudi anti-DRM, il ceo della Apple avrebbe dunque fatto in modo di non trovarsi in una spiacevole situazione di retroguardia e di non danneggiare ulteriormente la sua immagine: con iTunes ancorato alla “vecchia” concezione di musica protetta mentre Rhapsody, Napster o eMusic vendono la musica di Robbie Williams e Norah Jones finalmente libera da lucchetti e restrizioni d’uso.