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NEWS   |   Italia / 13/02/2007

Le canzoni 'contro' di Rudy Marra: 'Ma perché nessuno reagisce?'

Le canzoni 'contro' di Rudy Marra: 'Ma perché nessuno reagisce?'
Anche se in un lontano Sanremo (1991) i giornalisti musicali si accorsero di lui assegnandogli un premio della critica, Rudy Marra naviga lontano dalle acque territoriali dei grandi media, quelli che raggiungono le masse e fanno opinione. L’avesse firmato un suo collega più famoso e blasonato, un pezzo come “Trompe l’Oeil” avrebbe già fatto il giro d’Italia finendo sulle prime pagine dei giornali, nei blog e nei talk show: violento e diretto com’è, nell’attaccare a ritmo di un incalzante funky rap uomini politici e di religione, showgirl “zoccole” e tv spazzatura, cantanti e dj cerebrolesi. “E invece niente”, spiega il quarantaduenne leccese che da vent’anni vive a Modena e che nella città emiliana ha trovato anche un confortevole approdo discografico, presso la Ala Bianca di Toni Verona. “Dovrebbero mettermi in galera, per quel che dico”, ironizza. “Macché, tutti zitti. Il pezzo in origine durava sette minuti, facevo anche nomi e cognomi. E l’ho scritto tre, quattro anni fa, ben prima dei recenti scandali di vallettopoli. E ora sono io a scandalizzarmi perché nessuno ha ancora reagito, magari anche solo per insultarmi, per innescare un dibattito, una polemica. Dove sono le menti più lucide del Web, le radio di denuncia, i giornali ‘alternativi’ ”? La canzone, spiega, “è nata da un’incazzatura progressiva, forse anche perché ho pagato sulla mia pelle certe scelte musicali controcorrente. Dalla voglia di reagire alla pigrizia mentale che sembra attanagliare tutti, compresi i media e la cosiddetta classe intellettuale cui tutto passa sopra con assoluta indifferenza. Dall’indignazione per situazioni assurde come quelle che si vedono nel salotto televisivo di Biscardi, dove tutti si accapigliano mentre parlano di come reprimere la violenza negli stadi…. L’ho chiamata ‘Trompe L’Oeil’ perché quello è un concetto ricorrente in sociologia (materia in cui Marra è laureato, specializzazione in mass media e comunicazione): è l’inganno, l’illusione, la realtà fittizia che l’uomo si crea per sopravvivere nel mondo. La coperta di Linus che, una volta tolta, lo lascia nudo”. Poniamo che il disco che la contiene abbia successo e venda 100 mila copie: che farebbe, Marra, lo accetterebbe un invito a “Buona domenica”? “Certo che no. La televisione è una scatola cinese, un’autopoiesi che riproduce se stessa, ed è impossibile non esserne ingoiati. Mi farebbero litigare con Sgarbi, e poi finirei su Blob…”.
“Trompe l’Oeil” è una delle dodici canzoni contenute in “Sono un genio ma non lo dimostro”: un album (il suo terzo di inediti) che svela la sua chiave di lettura nei titoli di coda, laddove si sovrappongono le voci di Guglielmo Marconi, inventore del radiotelegrafo, e quelle dei ragazzi bolognesi di Radio Alice durante il famoso blitz dei carabinieri che il 12 marzo 1977 pose i sigilli all'emittente. “E’ il sociale che condiziona il genio e non gli permette di esprimere tutta la sua potenzialità”, spiega Rudy. “Marconi era un genio, ma la sua invenzione non ha mantenuto tutte le promesse. E Mozart morì povero, già proiettato nel Romanticismo, troppo avanti per il suo tempo”: come Vincent Van Gogh, un altro dei personaggi cantati nell’album (“Mio fratello Theo”)”. Dalla comunicazione, o meglio dalla sua mancanza, Marra è quasi ossessionato: è questo anche il tema di un suo libro recentemente dato alle stampe, “L’utente potrebbe avere il terminale spento”. “Perché senza comunicazione una società muore. Non a caso, comunità e comunicazione hanno la stessa radice etimologica”. E le sue canzoni non sono mai quello che sembrano a prima vista. “Sì, ho concepito questo disco come una matrioska: puoi fermarti alla prima bambolina, ma sotto c’è sempre qualcos’altro che a prima vista sfugge. A cosa serve? A stimolare i neuroni di chi ascolta, mi auguro. A spingere la gente a riflettere sulle parole delle canzoni, perché oggi siamo alla superficialità più totale. E poi mischiare le carte è sempre stato il mio modo d’essere. Sono partito dal punk e sono arrivato al jazz, mi sono avvicinato via via ai cantautori italiani ma non ho mai dimenticato il progressive e la musica degli anni ’80, David Byrne e gli Ultravox, i Clash e Joe Jackson. La taranta rock, tanto di moda oggi, io l’avevo già proposta in un mio album del ’95 in un pezzo, ‘Contromano’ che passò sotto silenzio”.
C’è abituato, Rudy, anche se ogni tanto si prende le sue belle soddisfazioni. “Per esempio quando, nel corso della mia prima tournée in Francia, la gente mi chiedeva perché non cantassi dal vivo ‘Gaetano’, la canzone che avevo presentato a Sanremo. O quando lo stesso pezzo è stato citato da Luca Sofri, nel suo libro ‘Playlist’, come uno dei più belli della storia del festival, accanto ai classici di Modugno e di Mia Martini”. Ma sono eccezioni. Sarà che lui assomiglia all’ “Uomo mosca” di cui canta nel pezzo più avventuroso e musicalmente stimolante del disco, un frullatore dove si trova di tutto: surf e mariachi, punk e techno pop, i Caraibi e il primo Bennato, la musica circense e il cantautorato maudit. E’ una citazione cinematografica, quell’uomo mosca “attratto dalla merda” e con l’inclinazione a rompere le palle? “Sì, anche. Dal mio passato punk ho conservato il gusto di rovistare nell’immondizia. Fare l’uomo mosca dovrebbe essere il compito dell’artista: spiare il mondo standosene al di fuori, far vedere il nascosto, i difetti, le bassezze dell’umanità. Mi sembra un pezzo avanti musicalmente, molto moderno: tra dieci anni magari lo dirà anche qualcun altro. La merda? Lo diceva anche De André che è da lì che nascono i fiori”. Già, Fabrizio: Marra (che ha scritto per il figlio Cristiano) ha avuto con lui un incontro fugace, un giorno lontano degli anni Ottanta. “E’ la prima persona dello show business che ho incontrato. In ascensore negli uffici della Ricordi: tutti e due imbarazzati, uno a fissarsi le scarpe e l’altro a leggere la targhetta che indica la capienza e il peso massimo consentito. Uscendo mi ha detto: ‘Piacere, io sono Fabrizio’, e mi ha stretto la mano. Lì ho capito che era un grande”. E un genio, di quelli che Marra ama cantare nel suo stile abrasivo e originale, davvero libero dagli schemi e anticonformista.
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