DRM, Jobs contrattacca alle accuse: 'Convincete le major a farne a meno'

Steve Jobs, amministratore delegato di Apple Inc., interviene a spada tratta nell’infuocato dibattito in corso da mesi a proposito dei DRM, i sistemi di protezione dei file che limitano l’uso della musica scaricata da Internet da parte del consumatore, per quanto riguarda la sua duplicazione su cd, la sua condivisione con altri utenti e il trasferimento sui lettori portatili. Lo fa con una lettera aperta postata sul sito Web della sua società in cui invita le case discografiche ad abbandonare una volta per tutte i codici di protezione Digital Rights Management che, scrive, “non hanno funzionato, e non funzioneranno mai, nel fermare la pirateria musicale”.
La mossa di Jobs non può dirsi inattesa: a sua volta messo sotto fortissima pressione, in Europa, per l’uso di un software (Fairplay, vedi News), che crea un circuito chiuso tra iPod e iTunes bloccando l’ “interoperabilità” con ogni altro genere di negozio digitale o lettore portatile (vedi News), il ceo della Apple analizza a fondo la situazione e finisce per spostare il peso del problema interamente sulle spalle dei discografici. Dopo aver ricordato che meno del 3 % della musica archiviata sugli iPod in circolazione nel mondo viene scaricata da iTunes (e che il restante 97 % è dunque disponibile in formati “liberi”, mp3 o AAC), Jobs analizza, ovviamente dal suo punto di vista, vantaggi e svantaggi delle tre soluzioni alternative a disposizione: restare fermi allo status quo (con aziende come Apple, Microsoft e Sony che continuano a gestire sistemi proprietari “chiusi”, iTunes/FairPlay, Zune e Sony Connect); licenziare il software FairPlay ad aziende concorrenti (come chiedono con insistenza molte associazioni dei consumatori europee: ma c’è il rischio forte, controbatte il ceo di Apple, che una volta condivisi i codici segreti di protezione vengano smascherati dagli hacker e resi inefficaci, e che correre ai ripari diventi un incubo sul piano pratico e organizzativo); convincere, infine, le case discografiche ad abbandonare del tutto i DRM, tenendo anche conto dell’incongruenza che a fronte di 2 miliardi di canzoni scaricate da Internet in formato “protetto” l’industria musicale vende su cd, e quindi senza alcuna protezione, 20 miliardi di canzoni all’anno.
Dalla sua sede californiana, il boss della Apple invita dunque i suoi “detrattori” europei a guardare nel giardino di casa, considerando che “due major e mezzo” vengono da lì (la Universal è francese, la EMI inglese e Sony BMG tedesca al 50 %). “Molte delle preoccupazioni relative ai sistemi DRM sono sorte nei paesi europei”, attacca Jobs, “ma forse coloro che sono insoddisfatti della attuale situazione dovrebbero reindirizzare le loro energie e cercare di indurre le case discografiche a vendere la loro musica senza Digital Rights Management”. “Se si riuscirà a convincerle a licenziare la loro musica libera da DRM ad Apple e altri”, conclude, “si creerà una vera interoperabilità sul mercato musicale e noi la sosterremo con piena convinzione”.
Dall'archivio di Rockol - Virtual Time, 'Waves Are Calling' #Nofilter per Rockol
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