Debutta la Nopop di Guido Elmi: 'Chi l'ha detto che il rock italiano sta male?'

Due band romane (K’io e Z.E.N. - Zero Estensioni Neuronali) e una toscana (gli Esterina), i Terzobinario che arrivano dai dintorni Mantova e i Riaffiora che sono della provincia di Padova, il combo acustico napoletano (con un’appendice bolognese) degli SpaccailSilenzio! e per finire gli Amplifier da Manchester, due album e un EP già alle spalle, a far da pietra di paragone e dare un tocco di internazionalità al tutto: sono i sette protagonisti di “Bands”, la compilation, anzi lo “split album”, con cui domani, 19 gennaio, debutta nei negozi la Nopop di Guido Elmi, il produttore/autore/arrangiatore emiliano che tutti conoscono come alter ego di Vasco Rossi ma che in passato ha firmato anche dischi di Steve Rogers Band e Stadio, Skiantos e Alberto Fortis. Con un rimando esplicito alla mitica Sub Pop di Seattle, la sua etichetta mette le cose in chiaro fin dalla ragione sociale: anche se, ci racconta Elmi, “in realtà di pop ce n’è anche in questo disco. Non di quello che siamo abituati a sentire in radio, però”.
La sua potrebbe sembrare un’idea bizzarra, in tempi cupi come sono questi per la discografia. Però è anche vero che proprio ora, con le major quasi immobili a fiutare che aria tira, il momento sembra propizio per una “new adventure in rock”, come recita il sottotitolo di questa antologia (che i pupilli di Elmi, scortati da Riccardo Sinigallia, presenteranno dal vivo al Parco Auditorium della Musica di Roma il 4 febbraio). “Lo è, se si ha per obiettivo la ricerca di qualcosa di nuovo”, conferma il produttore. “Se e quando rientrerò dall’investimento economico, invece, non lo so. Bisognerà aspettare un paio d’anni prima di tirare le somme. La EMI, che distribuirà le nostre produzioni, mi dà una mano. Ma al resto provvedo da solo perché per ora non ho trovato una banca o qualcun altro disposto a finanziarmi. Il budget? Non lo so neppure io, o quanto meno cerco di non pensarci per non spaventarmi!”. “Non mi andava”, continua, “di bussare alla porta di qualche direttore artistico per proporgli la mia idea. Oggi le case discografiche, soprattutto le multinazionali che devono rendere conto ad azionisti stranieri, investono solo su chi assomiglia a chi ha già successo. Così è difficile tirar fuori qualcosa di originale, e chi è diverso dagli altri è tagliato fuori. Io ho voluto dare una chance anche a quelli, e almeno da questo punto di vista credo che il mio progetto sia inattaccabile”. La selezione è stata lunga, sei mesi di ricerche e di ascolti: “Molti avevano già fatto il giro delle etichette tradizionali incassando anche delle belle bocciature, qualcun altro ci ha detto di no perché voleva uscire con un album suo e non in condivisione con altri. La maggior parte li abbiamo scovati al Mei del 2005, dove avevamo un piccolo stand che raccolse due o trecento demo. Ci sono stati anche episodi divertenti: gli SpaccailSilenzio! per esempio suonavano da anni jazz in strada sotto casa mia. Ogni volta che li vedevo mi allungavano un cd che io regolarmente non ascoltavo perché in quel momento magari pensavo alla lista della spesa o alle bollette da pagare. Ma ora mi sono organizzato, ho Luciano Nicolini (ex presidente dello studio Fonoprint) che pensa alla parte editoriale mentre Danilo Tomasetta, che in passato ha avuto un negozio di dischi e lavorato in una radio alternativa, mi dà una mano nella gestione artistica e si è incaricato di fare la prima scrematura del materiale. Ho lasciato mano libera agli artisti curando solo mastering e missaggio perché non volevo mettere il naso negli arrangiamenti. Ho 30 anni di esperienza e penso di aver dimostrato di sapermela cavare, ma se avessi imposto le mie idee tutto sarebbe risultato troppo omogeneo e uguale a se stesso. Cosa mi sono trovato davanti? Il panorama non è scoraggiante come si dice, l’unica cosa che vorrei da queste giovani band è un pizzico di coraggio in più, più originalità e attenzione al sound”.
Elmi non si vuole fermare qui: ha in testa altre due etichette (“una, Urban Energy, vorrebbe andare a pescare nel mondo del rap e del soul nostrano; l’altra, Nu Classic, sarà rivolta alla musica strumentale”), ma intanto pensa soprattutto ad allevare il suo figlio maggiore, la Nopop appunto. “Indicativamente, pensiamo di poter pubblicare tre o quattro album all’anno, e non è detto che non si riesca a scovare qualcosa di buono anche all’estero”. Se qualcuno dovesse fare il botto? “A quel punto spuntano sempre fuori mamme, fratelli, commercialisti: dovrei passare la palla a qualcun altro perché il gioco si farebbe troppo impegnativo. Con la EMI, che ci distribuisce, ho un gentleman agreement ma potrei accordami anche con altre società, ho buoni rapporti con tutti”. E che ne pensa Vasco, proprio ora che è arrivata l’ora di rimboccarsi le maniche per il disco nuovo (già in fase di preproduzione, uscita programmata per quest’anno)? “Mi sembra contento, tra l’altro i missaggi li ho fatti nel suo studio. Preferisce che faccia cose del genere, piuttosto che mettermi al servizio di qualche suo concorrente…. E siccome mi sento un po’ in colpa nei suoi confronti, finisce che lavoro il triplo!”.
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