EMI, ecco la ricetta per tornare in salute (ma basterà?)

EMI, ecco la ricetta per tornare in salute (ma basterà?)
Estromessi di punto in bianco Alain Levy e David Munns (vedi News: si racconta che i due, in trasferta a New York per assistere alla presentazione del nuovo album di Norah Jones, siano stati richiamati precipitosamente a Londra dal loro vecchio mentore Eric Nicoli, e lì informati del loro licenziamento in tronco), la EMI si prepara a voltar pagina e a tagliare sostanzialmente i costi per cercare di risalire la china, produrre profitti e dividendi per gli azionisti e rendersi appetibile a potenziali compratori. Sotto la diretta responsabilità del già presidente ed ora ceo Eric Nicoli le misure d’urgenza, come spiega il comunicato diramato venerdì scorso dalla società, riguarderanno “una riduzione delle spese generali di front e back office, e un incremento dei servizi condivisi da entrambe le divisioni (casa discografica e edizioni musicali) e in tutte le regioni”. Tra gli altri interventi di ristrutturazione decisi dai nuovi vertici EMI figurano una riduzione della stratificazione gerarchica del management, investimenti focalizzati in mercati sicuramente redditizi con una contemporanea “esposizione ridotta nei territori dove queste condizioni non vengono soddisfatte”, la ricerca di sinergie di costo e di profitto tra la musica registrata e le edizioni musicali, il tentativo di ampliare le partnership sul piano distributivo e amministrativo, il rafforzamento del gruppo nell’ambito del digitale e del marketing al consumatore, ma anche “la continua espansione della presenza del gruppo lungo tutto la catena di valore della musica”, nella convinzione che “ci sarà in futuro una forte e costante domanda di musica digitale”. Prudenza, concretezza e piedi per terra, insomma, sembrano essere i nuovi imperativi della major, che ha affidato a John Gildersleeve (almeno per ora) un ruolo da presidente non esecutivo per colmare il vuoto lasciato da Nicoli. Il programma di ristrutturazione, secondo le previsioni, costerà alla società circa 150 milioni di dollari, finanziati (come l’acquisto della quota rimanente della joint venture Toshiba EMI in Giappone, vedi News) da prestiti bancari. Basterà a raddrizzare la situazione? L’esperto di media Aram Sinnreich, intervistato in proposito dall’ L.A. Times, ha paragonato la mossa di EMI all’ “aggiustare le sedie sulla tolda del Titanic. C’è un problema molto più grande alla base, ed è che il modello economico e di distribuzione delle major si è sostanzialmente frantumato”.
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