E’ successo nel 2006: 29 aprile

E’ successo nel 2006: 29 aprile
Red Hot Chili Peppers: ‘Siamo in sintonia con l’universo’ (29 aprile 2006)

“Mi sento come se fossi il presidente iraniano”: ecco come Flea, funambolico bassista di quella che è considerata una delle più grandi rockband degli ultimi anni, i Red Hot Chili Peppers, si presenta alla stampa milanese, asserragliata in un lussuoso salone nelle vicinanze di via Montenapoleone per assistere alla presentazione di “Stadium arcadium”, ultima fatica in studio dei losangelini in uscita il 5 maggio prossimo. E, in effetti, l’aspettativa nei confronti della band è tanta: il nuovo disco è un monumentale “doppio” da oltre due ore di musica, dove i quattro alfieri del crossover non si risparmiano affatto, dando vita a quella che, con ogni probabilità, è la pubblicazione più sfaccettata della loro ormai ventennale carriera. “Abbiamo cercato di fare tesoro dell’energia che ci ha circondato, traendo ispirazione non solo dalla musica, ma anche da libri che abbiamo letto e film che abbiamo visto”, spiega John Frusciante, più il più “mistico” dei Chilis: “E’ stato fondamentale, per noi, creare un’atmosfera adatta alla stesura del nuovo lavoro: abbiamo cercato di far fruttare il meglio di noi stessi, mettendoci in condizione di interagire in maniera ottimale per ottenere il massimo”. Atmosfera “artificiale”, vista la tribolata storia della band? “Affatto”, precisa il vocalist Anthony: “Non ci siamo sforzati per andare d’accordo. Semplicemente, abbiamo scoperto quanto sia bello stare insieme: stiamo vivendo un momento molto ispirato, sia tra di noi che con le nostre rispettive mogli e fidanzate. Ci sentiamo molto in sintonia con questo grande e ‘nascosto’ disegno universale”. Alla realizzazione di “Stadium arcadium” ha preso parte, tra gli altri, anche Omar Rodriguez, già sei corde degli At The Drive In ora in forza nei Mars Volta: “E’ nata una grande amicizia tra di noi mentre eravamo in tour con loro”, spiega sempre John: “Ci stimiamo moltissimo, come persone e come musicisti, per cui la collaborazione è nata in modo molto naturale. Poi avere Omar nel nostro disco è stato un po’ come ringraziarlo, visto il grande supporto che mi ha fornito, umanamente e musicalmente, durante le registrazioni”. In che modo i Chilis hanno deciso di dividere le canzoni presenti nel loro doppio album? “E’ stata una scelta forzata dovuta all’impossibilità di ospitarle tutte su un unico supporto”, precisa Anthony: “Ci abbiamo pensato a mente fredda e abbiamo deciso di ripartile in due sezioni, chiamate ‘Jupiter’ (Giove, dio creatore) e ‘Mars’ (Marte, dio della guerra). Attenzione, però: per noi ‘guerra’ non ha una connotazione violenta o distruttiva; ha più a che vedere con la rivoluzione ed il cambiamento”. Quali sono state, esattamente, le influenze che hanno ispirato la stesura del nuovo disco? “Mai come in questa occasione abbiamo cercato di lavorare a mente sgombra per non farci suggestionare da niente e da nessuno”, risponde Frusciante: “Ad esempio mentre stavo lavorando alle mie parti di chitarra ascoltavo molto hip hop, che di chitarristico non ha nulla. Logico, però, che in fase creativa le influenze più importanti - nel mio caso, Hendrix e altri - siano inevitabilmente venute fuori”. Dopo anni ricchi di tragiche vicissitudini (la morte di Slovak, prima, poi l’abbandono - ed il successivo reintegro - di Frusciante nella line up) come vivono i Red Hot questo momento di tranquillità? “Siamo stati una band sempre diversa a seconda dei momenti che abbiamo attraversato”, risponde Anthony: “Abbiamo però sempre cercato di non autolimitarci, come band funk-metal o come rap-rock band o altro”. “Cerchiamo sempre di migliorarci, sia come uomini che come musicisti”, ribatte Flea, che puntualizza, a proposito del periodo passato da John fuori dal gruppo: “I tempi di ‘One hot minute’ (realizzato con l’ex Jane’s Addiction Dave Navarro) sono stati molto duri. Eravamo alla ricerca della nostra identità. Adesso, però, quei tempi li sentiamo molto lontani”. Si avvicina a grandi passi, invece, la tournée mondiale in supporto a “Stadium arcadium”, che terrà impegnati Frusciante e soci per ben un anno e mezzo on the road per i quattro angoli del globo: nonostante le date non siano ancora fissate in modo definitivo, c’è la speranza per i fan (eccezion fatta per i pochi fortunati che, stasera, assisteranno al live di presentazione all’Alcatraz di Milano) di vedere i Chilis all’opera nel nostro Paese? “Certo”, risponde il batterista Chad Smith: “Con l’Italia abbiamo un feeling particolare: appuntamenti col vostro pubblico non mancheranno di certo”.
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