Inghilterra, il pubblico torna a comprare i 45 giri

La tendenza, sottolineata dal Billboard americano, non implica una clamorosa restaurazione di antiche gerarchie né un’ondata generalizzata di nostalgia: ma è comunque curiosa e significativa. Negli ultimi due anni un numero crescente di musicisti, discografici e consumatori inglesi si sta riaffezionando al 45 giri, il piccolo dischetto in vinile che prima i cd e poi la musica “liquida” su Internet sembravano aver consegnato per sempre al museo dei ricordi. Invece le cose non stanno esattamente così: dal minimo storico del 2001, meno di 179 mila pezzi venduti, gli acquisti di "7 pollici" si sono di nuovo impennati toccando 1,87 milioni nel 2005 (il 3,5 % dei singoli complessivamente venduti) e confermandosi più o meno sugli stessi livelli negli ultimi dodici mesi. Siamo lontanissimi dai picchi dell’era del punk, dei Clash e dei Sex Pistols, 89 milioni di pezzi smerciati nel 1979, ma intanto vendite simili non si registravano nel Regno Unito da dieci anni e il vecchio 45 giri è tornato inopinatamente ad essere un articolo molto cool e di moda, vezzeggiato dai marchi “indie” di tendenza e da popolarissimi artisti della nuova onda come Arctic Monkeys e Kaiser Chiefs.
L’associazione di categoria dell’industria discografica britannica, BPI, conferma che oltre il 50 % dei singoli pubblicati nel 2005 è stato edito anche nel formato 7 pollici: a cui non a caso megastore come l’HMV londinese di Oxford Street riservano oggi scaffali e superfici di vendita quadruplicati rispetto a solo qualche anno fa. La domanda di 45 giri è tale che dopo anni di penuria e di riduzione drastica di impianti e organici le stamperie locali di vinile non sono più in grado di farvi fronte, e le case discografiche sono costrette a ricorrere a fabbriche dislocate in Germania e in Repubblica Ceca. E capitano anche casi esemplari come quello delle Hedrons, band di sole ragazze che ha raggiunto le indie chart con due singoli pubblicati esclusivamente sotto forma di vinile e di download digitale: come dire un ponte tra il passato e il futuro, escludendo il presente rappresentato (ancora) dai cd.
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