UK, il Governo fredda l'industria: '50 anni di copyright sono sufficienti'

Le avvisaglie c’erano tutte: ciò nondimeno le conclusioni del cosiddetto “rapporto Gowers” sulla proprietà intellettuale (vedi News), dal nome dell’eminente giornalista economico cui il Cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown ha affidato il compito di redigerlo, hanno scioccato l’industria discografica e la comunità artistica britannica. Elaborato un pacchetto di proposte che prevedono pene più severe contro i “pirati” telematici ma anche il diritto, per i consumatori, di poter modificare ad uso privato formati e codici dei file regolarmente acquistati su Internet, l’ex direttore del Financial Times non ha tuttavia fatto marcia indietro sul punto più controverso: l’estensione del termine di protezione dei copyright di case discografiche e artisti interpreti sulle registrazioni fonografiche, attualmente fissato a 50 anni. Gowers ritiene che vada mantenuto inalterato, così da sbloccare la “long tail”, la “lunga coda” di opere registrate che ad oggi restano fuori catalogo e irreperibili sul mercato, stante l’inerzia o il disinteresse degli attuali titolari; il giornalista sostiene di aver cercato un ragionevole compromesso tra interessi contrapposti, essenziale “a guidare l’innovazione, assicurare investimenti e stimolare la concorrenza”. La sua posizione contrasta nettamente, tuttavia, con quella delle case discografiche e della maggioranza degli artisti che chiedono invece un allungamento del periodo di protezione dei diritti da 50 a 95 anni: come accade negli Stati Uniti, dove il prolungamento del copyright garantisce ancora per lungo tempo ai legittimi titolari l’accesso esclusivo ai cataloghi di artisti come Elvis Presley e Frank Sinatra.
Dovesse passare la linea di Gowers, in Inghilterra e in Europa, tra sette o otto anni diverrebbero di dominio pubblico le prime incisioni di gruppi come i Beatles e i Rolling Stones, con le conseguenze che è facile immaginare (e la stessa sorte toccherebbe ancora prima in Italia ai primi dischi di Mina e Celentano). Per protestare contro le sue conclusioni, intanto, i suoi oppositori hanno comprato un'inserzione a piena pagina sull'edizione di giovedì (7 dicembre) dello stesso Financial Times, firmata da oltre 4.500 artisti tra cui gli U2, Eric Clapton e Mick Hucknall.
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