Damien Rice non è il primo musicista a decidere di smettere di parlare con la stampa: una mossa un po' snob, che dopo un concerto come quello di ieri sera gli si poò anche perdonare: da solo sul palco, armato di chitarre, pedaliere e piano ha proposto brani del nuovo disco (uscito la scorsa settimana – la recensione di Rockol uscirà giovedì 30) e dell'esordio “O”, uscito nel 2002, e diventato grazie al passaparola un disco di culto. Rice ha alternato ballate delicate come “Elephant”, a brani più rabbiosi come “Volcano”, giocando molto con gli effetti della sua pedaliera, talvolta invece spostandosi al piani per esecuzioni minimali come “Rootless tree”, l'attuale singolo che nella versione originale è una pop-rock song molto più veloce.
Il suo tour americano e inglese, che lo impegnerà fino a inizio 2007, sta volando verso il tutto esaurito, dimostrando come Rice sia ormai molto di più che un nome di culto. In Italia tornerà il 18 marzo, per una data al Conservatorio Verdi di Milano, aperta da un altro grande nuovo cantautore, Ray LaMontagne, il cui nuovo e stupendo album “'Til the sun turns black” è uscito in America lo scorso settembre e aspetta di trovare una distribuzione in Italia. Biglietti in vendita dal 2 dicembre.