NEWS   |   Italia / 24/11/2006

Cesare Cremonini, un live e un inedito 'per imparare a cantare sottovoce'

Cesare Cremonini, un live e un inedito 'per imparare a cantare sottovoce'
La cabala non c'entra, e la matematica neppure. "Anche perché io avevo 4 in pagella", mette le mani avanti Cesare Cremonini. Gli "1+8+24" che intitolano il disco live oggi nei negozi sono semplicemente lui, gli 8 musicisti della band e i 24 orchestrali della Telefilmonic Orchestra che l'hanno accompagnato nel tour teatrale successivo all'uscita di "Maggese", l'album "beatlesiano" registrato a Londra e che fa da spina dorsale alla trackslist: 14 pezzi introdotti da un inedito in studio, "Dev'essere così, con ripescaggi dal repertorio Lùnapop e da "Bagus" e, nel dvd incluso nell'edizione limitata, un docu-film di un'ora e mezza con immagini in studio ad Abbey Road e dentro e fuori dal palco. "Non l'avevo preventivato, di farne un disco e un minifilm, l'idea è venuta a tour in corso. Questi concerti sono stati un esperimento, una sfida, mi hanno aperto porte nuove e mi hanno dato una nuova consapevolezza: non potevo lasciarmi scappare l'occasione di fotografarli, di documentarli su nastro e con la macchina da presa. Anche perché un giorno vorrei farli vedere ai miei nipoti". Qualcuno si sarà detto: Cremonini si è montato la testa... "Beh, c'è magari un filo di presunzione nell'allestire uno spettacolo così ambizioso, ma anche tanta umiltà nello sforzo di riarrangiare i vecchi pezzi in questo nuovo contesto. Anche quelli dei Lùnapop, naturalmente, perché volevo misurare la loro tenuta sulla distanza, oggi che dalla loro data di nascita è passato un po' di tempo. Così ho anche spazzato via certi spettri che mi portavo dietro dal passato, certi pregiudizi legati al periodo in cui eravamo di moda e avevamo un grande successo. Ma poi ci ho messo dell'altro: l'omaggio a Gaber, per esempio, non solo con la ripresa di un suo pezzo, "L'orgia" (presente nel dvd ma non nel cd), ma anche con i miei monologhi sul palco, che volevano far ridere e magari anche commuovere il pubblico. E' stato un rischio, e ci è andata bene".
Cremonini parla spesso al plurale, "un mio vecchio vizio legato al fatto che ho cominciato con una band, e mi è restata addosso la voglia di coinvolgere nel lavoro le persone che mi stanno a fianco. I sogni, a me, piace condividerli, e non è escluso che in futuro torni a fare parte di un gruppo". Mica i Lùnapop, per caso? "No, il nome è congelato per motivi contrattuali ma quella è un'esperienza finita". Ricordi già vecchi, mentre quelli più freschi ed entusiasmanti sono, per esempio, "l'aver potuto suonare con l'orchestra nella mia città , Bologna, e in uno dei suoi teatri più belli, il Medica. Sta in pieno centro e la sera del concerto io ci sono andato a piedi da casa mia, una sensazione stranissima" (anche se poi l'album live è stato registrato per intero durante la data milanese). Bologna per me rappresenta le radici, grazie a quelle sono sempre riuscito a sopravvivere agli scossoni e alle intemperie".
Sul palco si è preso delle belle libertà: cavalcate in groppa allo swing, assoli jazzati di sax, una "PadreMadre" che dura quasi 10 minuti... "Abbiamo attinto a un mare di musica: non siamo settari, non siamo estremisti come lo sono soprattutto gli adolescenti. Oggi inventare qualcosa di nuovo è quasi impossibile e il passato diventa un faro, una guida per una generazione come la mia che manca di riferimenti musicali, culturali e politici. Per questo è bello tornare indietro. I Beatles? Mi sono ispirato a loro, ma un po' a tutti gli anni '60, per uscire dagli schemi, per trovare la mia libertà artistica. Nelle luci, nei colori, nel modo in cui è stato registrato, mixato e postprodotto questo live è molto vintage. Non abbiamo rifatto neanche una traccia, mentre si sa che oggi al 70 % i dischi dal vivo sono rifatti in studio: ma che tristezza, è come andare a letto con una ragazza e poi quando spegni la luce al suo posto ce n'è un'altra!".
In scaletta, dal vivo, c'erano anche pezzi nuovi come "Il pagliaccio" e la succitata "Dev'essere così": "La prima finirà sul prossimo album, che è già scritto al 50 per cento, la seconda ci siamo potuti permettere di inserirla già qui. Io la considero un passo avanti, anche rispetto a "Maggese", un ponte verso il mio futuro. Le mie canzoni parlano sempre di amore e di cuore, ma stavolta c'è qualche ironia, qualche critica sociale in più: sempre con misura, perché non mi piace mettermi su un piedestallo a predicare. Preferisco riflettere, anche fare autocritica". Lo ha ammesso lui stesso, a ispirarlo è stato ancora una volta il suo primo amore Erica: "Ed è l'ultima volta, lo giuro. Dovrei riconoscerle i diritti d'autore, dici? E' vero, gliel'ho anche detto ma poi mi sono rimangiato la parola. E' stata la mia musa per tanto tempo, la mia Beatrice, ma ora questa epopea si è definitivamente chiusa". Del brano è già stato realizzato un videoclip per la regia di Gaetano Morbioli, di nuovo a Londra. "Ma non sono esterofilo, cerco solo di migliorare la qualità del mio lavoro. Del periodo trascorso in Inghilterra ho apprezzato alcune cose e cercherò di portarmele con me, nel mio studio bolognese, quando sarà il momento di realizzare il disco nuovo. A 26 anni comincio ad avere già un passato da raccontare, e di quel passato cerco di trattenere le cose migliori". A proposito: "50 Special" non gli sta un po' stretta ora che è cresciuto? Insomma: non rischia di diventare un triciclo, più che una motocicletta? "No, anche se è vero che immaginarmi in sella ad una Vespa a 50 anni, magari un po' ingrassato per i troppi tortellini bolognesi, non mi suona troppo bene. Però quella canzone i dj la suonano ancora quando vogliono riempire le piste da ballo, ha una sua forza e una sua energia al di là del testo. Mentre la canto io non penso alle parole, per me è come se fosse in lingua straniera. Se l'ho tenuta in scaletta è perché continuo a crederci, qui ci sono solo canzoni sincere che raccontano me e il mio mondo". Che, comunque, sta cambiando. Anche dal punto di vista professionale: "Sì, ho fatto la conoscenza di un modo nuovo di far musica, a teatro, molto più basato sulla comunicazione verbale. Oggi la gente ha bisogno di farsi intrattenere, e la strada dell'ironia, del monologo, del riarrangiamento, è quella su cui voglio mettermi a lavorare. Io sono cresciuto nelle cantine e non nei centri sociali, influenzato da Battisti e De Gregori molto più che dal rock. Ora, con un pezzo come 'Dev'essere così', provo a mischiare cantautorato e musica elettrica. Ma lo faccio sottovoce, con un registro intimista: controcorrente rispetto alle tendenze dell'industria discografica di oggi, dove molti preferiscono urlare".
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