Tozzi & Masini: 'Insieme per celebrare un'amicizia e la musica italiana'

Tozzi & Masini: 'Insieme per celebrare un'amicizia e la musica italiana'
E’ l’uovo di Colombo, magari, ma finora mancava la controprova: come coppia Tozzi e Masini funzionano. Sarà che si conoscono da tanto tempo (quasi vent’anni fa il giovane Marco di belle speranze suonava le tastiere, “con mani e piedi e tutto il resto”, nel gruppo della pop star Umberto), sarà che hanno avuto gli stessi mentori e padri putativi, il maestro del pop all’italiana Giancarlo Bigazzi e il discografico Mario Ragni, ma si sente che tra i due c’è feeling, empatia, terreno e linguaggio comune. Tanto che, in questo loro primo album in “joint venture”, “TozziMasini”, si permettono il lusso e il gioco divertito di scambiarsi il repertorio, Umberto che canta Marco e Marco che canta Umberto, mordendosi allegramente la coda l’un l’altro per poi duettare su una nuova versione di “T’innamorerai” e su tre inediti freschi di stampa. Anche sul palco del Teatro Nuovo di Milano, dove presentano il progetto comune a fan e giornalisti, se la cavano egregiamente, improvvisando e sfottendosi a vicenda manco fossero Jack Lemmon e Walter Matthau. Diversi e complementari: Umberto appena più svagato e più star, Marco un pizzico più disciplinato e puntiglioso, entrambi inclini a un’ironica spensieratezza che vuole sconfessare l’antica fama di musoni. E’ Tozzi a raccontare l’origine dell’album, già premiato, in prevendita, dal disco d’oro (50 mila copie prenotate dai negozi): “Ero a Parigi per un concerto all’Olympia quando mi arrivò una telefonata da Marco, che si trovava in Belgio per promozione. Gli chiesi di raggiungermi sul palco e così fece, suonando il pianoforte e cantando insieme a me. Dopo, al ristorante, venne fuori questa idea di scambiarci le canzoni”. “Coordinati da Mario Ragni”, aggiunge Masini, “abbiamo lavorato separatamente, in due studi differenti. Io con Mario Manzani in mezzo ai caprioli e ai cinghiali di Poppi, in provincia di Arezzo, lui a Pistoia con Matteo Gaggioli”. Quand’è stato il momento di confrontare il lavoro svolto, è arrivata anche qualche piccola sorpesa: “Io”, è Tozzi a parlare, “mi sono emozionato soprattutto per come lui ha riarrangiato ‘Io camminerò’. C’erano già le versioni di Mina e di Fausto Leali, naturalmente, ma Marco ha saputo darle una grande atmosfera. Da parte mia ho scelto un arrangiamento un po’ funky per ‘T’innamorerai’, ma né io né lui abbiamo stravolto gli originali, non era nostra intenzione”. “Amiamo le stesse cose, i Beatles e il rock anni ’70, anche se lui è molto più vecchio di me…” scherza Masini, “e ascoltando il disco si sente”.
Tra i due il legame era nato anche prima che se ne rendessero conto di persona: fu Masini, infatti, a incidere la voce guida (e poi a realizzare l’arrangiamento finale) di “Si può dare di più”, il pezzo con cui il trio Tozzi-Ruggeri-Morandi vinse il Sanremo del 1987 tracciando la strada anche per questo nuovo esperimento a due (“io non lo sapevo neanche”, ricorda Tozzi, “e quel provino non l’ho mai sentito. L’aveva inciso nello studio fiorentino di Bigazzi: Marco ci teneva a far carriera come cantante, ma in quell’occasione il suo tentativo fallì miseramente”, aggiunge piazzando una amichevole stoccata al partner musicale). L’anno dopo i due si ritrovarono insieme, sia pure in ruoli assai diversi, sul palco glorioso della Royal Albert Hall, per un momento clou nella carriera tozziana trasformato anche in un doppio live di successo. “Mentre ero lì non mi rendevo neppure conto di dove mi trovassi”, confessa oggi Umberto. “So che il live continua tuttora a vendere, e quello resta un capitolo di cui vado particolarmente orgoglioso”. “Per me”, interviene Masini, “fu come vivere una meravigliosa adolescenza musicale, ricordo il pubblico che non era solo italiano ma anche inglese. E anche quel che successe in fase di postproduzione: siccome il microfono di Umberto distorceva lui fu costretto a ricantare diverse parti vocali in studio. Arrivò un giorno alle tre del pomeriggio a Firenze, da Torino. Gli chiesi dove avrebbe voluto cenare quella sera, visto che ci aspettava una giornata di lavoro piena e faticosa, e lui mi rispose che avrebbe cenato a casa…Lo pigliai per pazzo, ma fu di parola: a tempi record, in un’ora e mezzo o poco più, ricantò tutto perfettamente, come sanno fare solo i grandi nomi internazionali. Poi si rimise in macchina e alle 9 e mezza di sera mi telefonò da casa sua, pronto a mettersi a tavola…”.
L’attualità, oltre al divertente ping pong di canzoni in cui si sono dilettati, sono i tre nuovi inediti: uno dei quali, il primo singolo “Come si fa…?”, è scritto a sei mani con Mario Manzani. “E’ sua l’idea della cornamusa”, spiega Masini, “che all’inizio mi era sembrata folle e invece funziona: fa da intermezzo a un pezzo che è un po’ un album fotografico della realtà di oggi, della difficoltà del vivere nel presente…Abbiamo voluto sdrammatizzare un po’, e questo è un comun denominatore a tutti i pezzi nuovi, insieme all’amore per certi valori e all’attaccamento nei confronti del nostro paese. In ‘Arrivederci per lei’ abbiamo preso spunto dalla realtà di tutti quei ragazzi che partono per le missioni di pace nel mondo lasciandosi alle spalle amori e famiglie. E in ‘Anima italiana’ cantiamo la cultura e i sentimenti nazionali schiacciati dalla globalizzazione. Questa nostra unione è un omaggio alla musica italiana”. Peccato che manchi proprio Bigazzi, papà artistico di entrambi che lo ringraziano nelle note di copertina (“per il suo intuito geniale”) e nella scelta del repertorio (12 dei 13 hit selezionati portano anche la sua firma”): “Avremmo voluto, certo, coinvolgerlo nella scrittura dei brani nuovi”, spiega Tozzi. “Ma anche se ha recuperato dalla sua brutta malattia e oggi sta molto meglio, non se l’è sentita di partecipare”. Pazienza, anche senza di lui ce l’hanno fatta (“E’ che le sappiamo ancora scriverle le canzoni, noi!”, puntualizza Tozzi), e oggi si coccolano il loro progetto e il loro pubblico: Masini porta personalmente un mazzo di fiori alla sua fan numero uno seduta in platea; poi, terminate le chiacchiere e una breve esibizione con chitarra e pianoforte, e visto che intanto s’è fatta ora di pranzo, all’uscita dal teatro per ciascun aficionado c’è in omaggio un piccolo kit di sopravvivenza, panino dolcetto e bottiglietta d’acqua: carineria davvero insolita nel music biz. Naturale che il dinamico duo non veda, a questo punto, l’ora di partire in tour: “Proprio da qui, dal Nuovo, il 19 febbraio”, spiegano all’unisono. “Poi a Roma, a Napoli, e naturalmente nelle nostre due città, Firenze e Torino. E quando arriverà la bella stagione ci impegneremo a cercare gli spazi giusti all’aperto: non vogliamo che la magia vada perduta”.
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