'E' un sito pirata': Universal porta MySpace in tribunale

Doug Morris, numero uno di Universal Music e paladino dell’industria discografica mondiale nella grande campagna di “recupero crediti” che ha per bersaglio i “grandi evasori” e i “pirati” del settore musicale, tiene fede ai suoi proclami passando dalle parole ai fatti: dopo Grouper e Bolt (vedi News), ora ha citato in giudizio anche il più popolare dei siti di “social networking" e il suo nuovo proprietario Rupert Murdoch (News Corp.), colpevoli a suo modo di vedere non solo di tollerare lo scippo dei copyright su Internet ma anche di istigarlo, contravvenendo ai codici di correttezza professionale sanciti dalla legge californiana.
MySpace, sostengono i legali di Universal, è un “enorme magazzino virtuale di copie illegali di canzoni e di video musicali”. E nei documenti processuali presentati al tribunale di Los Angeles fanno anche degli esempi, citando un clip pirata di “Beautiful day” degli U2 visto oltre 2000 volte dai visitatori del sito e la disponibilità in streaming e in downloading del nuovo album di Jay-Z, “Kingdom come”, molto in anticipo rispetto alla data di pubblicazione. Universal accusa vecchi titolari e nuovi proprietari dell’impresa di chiudere un occhio o anche due sul materiale che viene "caricato" abusivamente in rete dal pubblico (oltre 50 milioni di visitatori unici al mese) nonché sulla creazione di finte home page e profili “ufficiali” accreditati agli artisti più famosi. Peggio ancora, i gestori del sito avrebbero contribuito personalmente alla diffusione di materiale illegale, riformattando di loro iniziativa molti video pirata allo scopo di consentirne una migliore visione e di facilitarne lo scambio tra i fan. “I nostri video e la nostra musica”, ha commentato un portavoce della casa discografica, “giocano un ruolo essenziale nello sviluppo delle ‘comunità’ di utenti che hanno assicurato ai gestori del sito centinaia di milioni di dollari di guadagno. Il nostro obiettivo non è di impedire la creazione di queste comunità, ma di assicurare che i diritti nostri e dei nostri artisti vengano riconosciuti e adeguatamente compensati”: nel frattempo, Universal chiede 150 mila dollari di danni per ciascuna infrazione di copyright accertata.
La replica del grande accusato non si è fatta attendere. “MySpace offre una straordinaria piattaforma promozionale agli artisti, tanto indipendenti che affiliati a major discografiche, e rispetta i loro diritti” recita il comunicato diramato in risposta dall’azienda, che definisce l’azione legale di Universal “non necessaria e priva di merito”, sostiene la conformità del suo operato ai principi del Digital Millennium Copyright Act e cita i nuovi filtri tecnologici e il sistema di “impronte digitali” incorporati proprio in questi giorni nel software per permettere la rimozione istantanea dei file audio e video di cui sia stata verificata l’illegittimità (vedi News). “Noi”, chiude la replica di MySpace, “non induciamo, incoraggiamo o giustifichiamo in alcun modo la violazione dei diritti”.
La vicenda, a questo punto, ha due esiti possibili: scontro diretto a suon di carte bollate o accordo economico extragiudiziale (magari con la previsione di una compartecipazione all’azionariato o agli utili) com’è accaduto recentemente tra la stessa Universal e YouTube (vedi News).
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