Renato Zero, un cofanetto triplo e un sì a Sanremo

Renato Zero, un cofanetto triplo e un sì a Sanremo
Capelli lisci e neri, a tono con la camicia, elegante e composto: così Renato Zero si presenta alla stampa in un lussuoso hotel romano, per raccontare e commentare “Renatissimo”, il suo nuovo cofanetto nei negozi da ieri. Adattabile anche alla sua splendida forma, il superlativo anticipa il contenuto della raccolta: trentotto hit (proposti in versione originale rimasterizzata), due inediti scritti dalla fidata coppia di autori Morra-Fabrizio (“Sono innocente”, primo singolo estratto, e “Fammi sognare almeno tu”) e una versione mai pubblicata prima di “Più su”. Gli ingredienti sembrerebbero esserci tutti, eppure stupisce che, in un momento discografico caratterizzato da una fin troppo cospicua pubblicazione di cofanetti antologici, Renato Zero abbia perso l’occasione per distinguersi. Ma la risposta arriva pronta e non delude: “Sono semplicemente capitato in un momento di grande traffico non regolamentato. L’unico semaforo che può regolare questo afflusso massiccio di proposte in forma di compilation è la bontà di quello che abbiamo detto e fatto, di quello che siamo. Quindi ognuno portasse pure la sua anagrafe per Natale. Io porto la mia, sperando che riscontri effettivamente il favore del pubblico”.
Renato dice che “vedere tutti quei titoli su un disco” per lui è già incoraggiante: perché i tre Cd ripercorrono effettivamente i momenti più significativi della sua carriera, da “No! Mamma no!” a “La favola mia”, da “Triangolo” a “Viva la Rai”, fino ad arrivare all’ultimo disco pubblicato con “Mentre aspetto che ritorni”. E i due inediti, posti uno in apertura e uno in chiusura, “hanno l’onere di fare un pochino da bandiera a tutto il senso della raccolta”, spiega, “Anche testualmente, infatti credo che i testi stabiliscano proprio quel bilanciamento, abbastanza eloquente, tra i vari passaggi della mia produzione discografica. Per questo nei due inediti c’è meno Renato Zero e molto più Renato. Molto più la persona, l’uomo”. E ai fedeli fan, in fondo, sono bastati anche due soli inediti (300.000 copie già prenotate del cofanetto) per far sì che il disco vada a ruba prima ancora di uscire: visto il recente accaduto (vedi News), la battuta verrebbe spontanea, se non fosse che l’argomento è assai delicato. Eppure Renato non appare per niente scosso dal furto avvenuto negli uffici milanesi della Sony, dai quali giorni fa è stato trafugato il suo nuovo disco, e commenta senza ira l’accaduto: “I funzionari della Sony si sono trovati abbastanza sgomenti davanti a questo gesto, perché non aveva altre motivazioni che quelle di mettere in circolazione un prodotto prima che questo entrasse regolarmente nel mercato”. E già che c’è approfitta per approfondire l’argomento, non senza pungente ironia: “Io qualche volta mi sono anche fermato in strada da questi ragazzi di colore che senza nessun pudore e ritegno sbandieravano i miei falsi. Qualcuno addirittura voleva persuadermi a comprarmi, comprare una cosa falsa di me. Non me la prendo con gli extracomunitari, ma semmai con quanti sfruttano il lavoro di altri”.
Il passaggio dal tema dello sfruttamento del lavoro a quello dello sfruttamento dell’immagine avviene naturalmente, e le parole “reality show” aprono un altro argomento di discussione. “Sostengo fermamente l’innocenza di quanti prendono parte ai reality show, perché chiaramente si tratta di lavorare, di vivere, in qualche modo ci fa sentire che siamo ancora attivi. Quella di processare è un’attività che non voglio proprio praticare, anche perché a mio tempo sono stato abbondantemente linciato. Però forse è la gestione di questi episodi che mi preoccupa: vedere che i network televisivi creano questi circhi massimi, mettono nell’arena questi gladiatori, ecco: questo quasi mi offende. Io pensavo che la televisione dovesse preoccuparsi di produrre ottimismo e speranza, per un’Italia che attraversa un momento difficile”.
Sarà comunque proprio la televisione a riportare Zero nelle nostre case, perché all’invito ricevuto dal direttore artistico del Festival di Sanremo il cantautore romano ha già risposto sì: “Pippo Baudo mi ha chiamato e mi ha espresso il desiderio di avermi come ospite nella serata di venerdì. E questo mi rende la cosa possibile. Negli anni precedenti non sono potuto andare proprio per evitare di violare le regole di Sanremo, perché là dove c’erano artisti che andavano a rischiare un pochino del proprio, mi sembrava stupido presentarmi a fare il principe. Questa volta invece si parla di una vetrina di personaggi e di proposte artistiche. Quindi gli ho già detto di sì, a meno che non ci ripensi lui”.
Si parla della possibilità di un nuovo tour: “Vedremo, non lo escludo. Ma se lo farò non sarà in conseguenza del disco, i miei tour non sono mai dettati dai tempi delle pubblicazioni discografiche”. Se questa raccolta non basterà a riportarlo su di un palco, è sicuramente sufficiente invece a “voltare pagina”, come Renato scrive all’interno del booklet. Cosa ci sia dietro quella pagina, però, non sembra impensierirlo più di tanto: “Non sono preoccupato per quale sarà la direzione che prenderò, l’importante è non accettare supinamente che la vita possa volermi consegnare alle pantofole”.
Dall'archivio di Rockol - Renato racconta Zero, il folle
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