NEWS   |   Italia / 16/11/2006

Elisa e il lavorare con lentezza: 'Un greatest hits mi dà il tempo di pensare'

Elisa e il lavorare con lentezza: 'Un greatest hits mi dà il tempo di pensare'
Elisa ci ha dato un taglio. Ai capelli, prima di tutto, che ora sono decisamente corti, e con una frangetta sbarazzina sulla fronte. Ma non solo: perché “Soundtrack ’96-’06”, il suo primo greatest hits che esce oggi, 17 novembre, “è un punto a capo, un voltare pagina, l’inizio di un nuovo percorso che mi auguro essere lungo. E su cui ho già le idee chiare. Mi sento sicura di quello che voglio”. Già, ma la nuova pettinatura, c’entra anche quella? “Immagino di sì. Da ex parrucchiera so bene che quando una donna decide di cambiare aspetto di solito lo fa per darsi coraggio o per perderlo del tutto, perché è appena entrata in crisi, o ne è appena uscita. Io ho vissuto entrambe le fasi”.
Diciassette brani nel cd (“tutti i più famosi, e con qualche rinuncia dolorosa: non c’è ‘The waves’, che è un pezzo di cui vado orgogliosa, e invece c’è ‘Together’, che è carina ma poco più di un giochino”), diciotto videoclip nel dvd incluso nella “limited edition”. Dei quattro inediti aggiunti alla raccolta di successi, tre sono in italiano: un altro segnale significativo…. “Sì, vuol dire che sono finalmente pronta a fare un disco intero nella mia lingua madre. Se sarà il prossimo o no, però, ancora non ve lo so dire: anzi, mi piacerebbe fare un album in doppia lingua, il che significa anche doppia fatica”. “Due dei pezzi in italiano sono finiti qui quasi senza preavviso”, spiega. “ ‘Qualcosa che non c’è’ l’ho scritta nell’estate del 2005 come una forma di terapia personale, non pensavo neppure che sarebbe mai uscita. Poi mi sono resa conto che era troppo vera per lasciarla fuori: in parte è una riflessione sul mio carattere, sul mio lato romantico che mi ha sempre portata a immaginare il futuro piuttosto che a gustarmi le bellezze del presente; mi riguarda sul piano personale e su quello professionale. Ed ‘Eppure sentire (Un senso di te?’ è arrivata all’ultimo momento, quando tutto sembrava deciso, Paolo Buonvino mi ha fatto avere la melodia chiedendomi di aggiungerci un testo che a lui non veniva: anche qui mi è venuto spontaneo esprimermi in italiano, visto che il pezzo era destinato alla colonna sonora di un film (“Manuale d’amore - Capitoli successivi” di Giovanni Veronesi, in uscita a gennaio) e credo di aver scritto qualcosa che si adatta ai personaggi della storia ma non solo a loro. Eravamo appena tornati da Correggio, dove per venti giorni ci eravamo dati da fare per registrare gli altri inediti, e mi sono rimessa a lavorare a tempi di record, almeno per i miei standard. Registrarla è stata un’esperienza surreale: un tour de force che in sei giorni ha toccato cinque studi e tre città diverse. Purtroppo a Roma, dov’è stata registrata l’orchestra, io non c’ero. Ma è stata un’emozione sentire il risultato: 40 orchestrali tutti per me io non li avevo mai avuti!”. E poi c’è “Stay”, il brano più intimo e personale di tutti, dedicato al suo rapporto col padre. Singolare che sia in inglese, una lingua a lui sconosciuta…. “Eh, non è un caso”, ridacchia nervosa Elisa. “Ci ho anche provato, alla fine, a tradurla, ma ci avevo lavorato due mesi e se non mi è venuta la voglia prima un motivo ci sarà… Non è facile parlare di cose così delicate e complicate, cose che appartengono a una sfera fragile e mutevole. Ancora una volta l’ho scritta per me, pensando di fare la cosa giusta. Di solito ho molto autocontrollo, nelle situazioni di sofferenza, e cerco di considerare anche i punti di vista degli altri. Ma stavolta no, volevo scrivere di come m’ero sentita io, in certe situazioni. Ma perché l’ho detto, che era dedicata a lui? Così adesso mi tocca spiegare ogni volta…”. Poco o nulla le tocca spiegare invece del pezzo già molto chiacchierato e ascoltato (in radio) che Luciano Ligabue ha scritto apposta per lei, “ Gli ostacoli del cuore”. Il rocker di Correggio, tra l’altro, le ha fatto visita sul palco milanese dell’Arcimboldi, ieri sera, durante lo showcase di presentazione del disco: e verrà ricambiato, sembra certo, in uno o forse più dei tre show che Ligabue ha in programma nello stesso teatro a partire da stasera. “E’ stato come un semaforo verde, per me, Luciano mi ha spinta a scrivere in italiano. I pezzi nuovi, qui, li ho voluti inserire per dare una nuova chiave di lettura a chi mi segue dall’inizio e vuole conoscermi ancora meglio; spero servano a rafforzare il contatto con il mio pubblico. Come tutti gli artisti, credo, ci tengo che le cose che scrivo arrivino al maggior numero di persone possibile. Ma la cosa funziona solo se io sono sincera e convinta della bontà di quello che faccio; fare il contrario, scrivere con il successo come obiettivo, non mi interessa”.
Anche per questo, spiega, non ripeterebbe (“non subito, almeno”) l’esperienza californiana del precedente “Pearl days”, il disco che avrebbe dovuto proiettarla in una dimensione internazionale. “Non fraintendetemi, è stata un’esperienza fantastica lavorare con Glen Ballard, che resta un mio idolo. Arrivavo in studio e bang, partiva una specie di brainstorming, tutti contro tutti, fonici e musicisti… E’ stato un tuffo in un mondo sconosciuto, Glen ama lavorare in modo molto intuitivo e prendere in mano le redini del progetto, è un uomo di incredibile energia e dalla visione estremamente chiara. Ho imparato un metodo interessante e stimolante, ma a posteriori mi sono accorta che non mi si addice. Io sono molto riflessiva, e se rinuncio al pensiero sento che qualcosa dentro di me comincia a zoppicare. Preferisco lavorare più lentamente, con tempi lunghi”. E’ lucida e onesta, quando considera le ragioni del fallimento: “Ce ne sono tanti, di motivi. Se penso al successo mondiale di artisti anche molto diversi tra loro come Bjork, i Sigur Ros o Shakira mi rendo conto che dietro c’è una precisione chirurgica, una corrispondenza assoluta tra suono e immagine. E invece a noi è mancata la consapevolezza, la coerenza, la sicurezza”. Ed ecco il motivo “economico-finanziario” di un greatest hits…. “Sì, la mia casa discografica aveva investito moltissimo in quell’album e comprendo le motivazioni che l’hanno spinta a chiedermi una raccolta di successi, in questo momento. Ci avevano già provato e la prima volta gli ho consegnato ‘Lotus’, che era piuttosto un ‘best of’ molto personale. Ma stavolta, dopo cinque album e dieci anni di carriera, ho pensato che era arrivata l’occasione buona di far festa: anche dal vivo (sei date a Padova, Bologna, Roma, Firenze, Milano e Torino a partire dal 20 gennaio), dove io e la mia band saremo accompagnati dagli archi del Kuasar String Kuartet e da un coro gospel americano, Oscar Williams Jr. & Perfected Praise. Con alcuni amici stiamo preparando due ore di videografica inedita, non sarà solo un concerto ma un vero concept show”. Poi ci sarà tempo di rifiatare, e questo è l’altro grande vantaggio (la motivazione artistico-strategica, diciamo così) di pubblicare un greatest hits: “Eh sì, di materiale ne avrei già in abbondanza, potrei riempire tre o quattro dischi. Ma avere questo cd sul mercato significa che posso prendermi i miei tempi, scrivere ancora, incidere demo, giocare con la musica senza le solite pressioni. A un disco nuovo non comincerò a lavorare seriamente prima dell’inizio del 2008”.
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