NEWS   |   Industria / 14/11/2006

LifeGate Radio, un nuovo palinsesto per 'raccontare la musica'

LifeGate Radio, un nuovo palinsesto per 'raccontare la musica'
Piccoli ma confortanti segnali di vita, sul pianeta radiofonico ammorbato da programmi tutti uguali, dj fabbricati con lo stampino, parole vuote e musica replicata all’infinito. LifeGate Radio, l’emittente che fa capo alla originale impresa “ecocompatibile” della famiglia Roveda (che proprio di questi tempi lancia il primo “jeans ecologico”) ne è un bell’esempio: nel settembre del 2001, quando partì in sordina, raggiungeva appena una piccola fetta di Milano città, oggi tocca quasi tutta la Lombardia (Brescia esclusa) più una porzione del Piemonte e del Lazio, ma la si può ascoltare anche su Internet e, via satellite, in tutta Europa. Le indagini Audiradio, per ora circoscritte al solo bacino d'utenza lombardo, le attribuiscono 400 mila ascoltatori nei sette giorni e 200 mila nel giorno medio, con un incremento del 78 % tra il primo semestre 2005 e lo stesso periodo dell’anno in corso. Un “target” diverso, naturalmente, da quello generalista che si sintonizza più o meno distrattamente sui grandi network: “Sono persone tra i 25 e i 50 anni di età, evolute sotto il profilo socioculturale: un po’ come gli ascoltatori di Radio 24 o di altre emittenti che però non sono focalizzate sulla musica” spiega Enea Roveda, 24 anni, figlio di Marco e Simona e presidente della radio. “Ci siamo lanciati in questa avventura perché non ne potevamo più del format radiofonico classico, e molti ascoltatori evidentemente condividevano il nostro punto di vista. Le radio commerciali sono un mix di spot pubblicitari, musica da classifica, chiacchiere degli speaker e dei dj. Noi abbiamo puntato in direzione opposta: musica di qualità, informazione culturale, zero pubblicità e un’unica voce, la voce della radio. Altri ci stanno venendo dietro ma abbiamo ancora il problema di farci conoscere perché il nostro indice di penetrazione resta basso. In questi cinque anni non abbiamo speso un solo euro in pubblicità; ora, per il primo semestre del 2007, abbiamo pianificato una serie di attività promozionali, soprattutto nelle aree che abbiamo cominciato a raggiungere da poco”. Nel frattempo è stata data anche una riverniciata al palinsesto, a cui Roveda ha rimesso mano in collaborazione con Silvio Basilio Santoro, radiofonico di lungo corso (Radio 105, Gammaradio) che per LifeGate curava già un programma la domenica sera e che ora è entrato in organico come direttore artistico. La nuova programmazione si articola in sei fasce orarie, con informazione mattutina sulle “notizie positive che arrivano dal mondo” (una volta tanto…) e le pillole filosofiche di Zap Mangusta, programmi “on the road” in giro per l’Italia come il nuovo “Life is a carnival” realizzato in collaborazione con il costruttore automobilistico Kia, e naturalmente tanta musica: rock “alternativo”, etnica, reggae, jazz, elettronica, colonne sonore, esibizioni live in studio. Non una novità assoluta, nel nostro panorama, se si pensa a una realtà consolidata come Popolare Network: “E infatti siamo ‘amici’”, precisa Roveda, “entrambi lavoriamo per un pubblico interessato alla cultura anche se loro sono più rivolti alla ‘politica’ e noi più all’ ‘ambiente’. Ci stiamo sforzando di diventare sempre più autonomi, anche in termini di linguaggio. Tutto il nuovo palinsesto ha un identico filo conduttore, non vogliamo più metterci in cattedra per ‘spiegare’ la musica ma raccontarla per storie evocando immagini e scenari come succede quando si legge un libro. L’altra innovazione è la cura che vogliamo mettere nella ‘confezione sonora’, tutto ciò che suona in radio senza essere musica. Mtv, in questo, ha fatto scuola”.
Le case discografiche, dice Roveda, hanno colto il messaggio (“hanno imparato a collaborare, facendoci proposte diverse da quelle che fanno alle hit radio”), e da qualche tempo l’emittente, che dispone anche di una piccola etichetta discografica (vedi News), ha aperto spazi a certa musica italiana: “Gente come Riccardo Sinigallia o Giovanni Allevi, per esempio, che ha suonato alla nostra prima festa a Milano quando ancora era sconosciuto”, dice Roveda. “All’inizio il repertorio locale era praticamente assente dalla programmazione, colpa mia che sono sempre stato esterofilo e sono cresciuto ascoltando Pink Floyd e Led Zeppelin. Poi ho capito che gli artisti veri li abbiamo anche qui, anche se faticano e molto a farsi conoscere”. Sul concetto di “musica di qualità” gli piace insistere, intendendolo anche in senso più ampio: “Siamo stati tra i primi, credo, a rendere disponibile sul Web l’intero archivio dei programmi andati in onda. Ma ora che tutti o quasi gli ascoltatori di Internet hanno a disposizione connessioni a banda larga, è fondamentale lavorare sulla piattaforma e sulla ricezione del segnale: altrimenti la qualità, su Internet, si perde e diventa un concetto vuoto”.