Torna Apicella (con Berlusconi): 'Senza Silvio canterei ancora nei ristoranti'

Torna Apicella (con Berlusconi): 'Senza Silvio canterei ancora nei ristoranti'
Ce la mette tutta, Mariano Apicella, per presentare nel migliore dei modi il suo nuovo album “L’ultimo amore” (nei negozi da venerdì, 10 novembre), facendosi accompagnare sul palco del Blue Note milanese dall’orchestra di Demo Morselli che vernicia di colori pop, America latina e douce France, con sfumature di Cocciante e Paolo Conte, il nuovo repertorio meno ancorato alla canzone napoletana classica e magari anche più spendibile nei canonici canali promozionali radio e tv. Ma niente da fare, in sala aleggiano pesanti due presenze/assenze: quella di Mario Merola che le notizie d’agenzia danno in gravissime condizioni di salute, e quella del “presidente”, Silvio Berlusconi, che anche stavolta firma di suo pugno i testi delle 14 canzoni (con qualche aiuto da parte di Loriana Lana e Gennaro Giglio), nonché una introduzione inclusa nel booklet.
Al re della sceneggiata Apicella dedica a un certo punto anche uno dei momenti più sinceri e autentici della serata, una versione per sola voce e chitarra di “Era de maggio”, il classicissimo di Salvatore di Giacomo. “Sono amico dei suoi figli”, dirà poi ai giornalisti a show concluso a proposito di Merola, “mio padre lavorava nei suoi spettacoli teatrali e insieme abbiamo fatto molte cose: fu lui in persona a volermi per il festival della canzone napoletana al Casinò di St. Vincent”. Oggi Apicella, che ha 44 anni, vive a Roma ma gli tocca comunque dire la sua sullo stato d’allarme rosso che vige nella sua città d’origine, dichiarandosi fatal/pessimista: “Credo purtroppo che la situazione sia irrisolvibile, neanche l’intervento dell’esercito potrebbe servire a qualcosa. Quando il napoletano è precario e non ha lavoro è disposto a tutto, anche se c’è la polizia. E non è un problema di questa o quella amministrazione, è sempre stato così”.
Quando si torna (per poco) a parlare di musica spiega di aver voluto fare “un disco meno soft, meno sentimentale, più sobrio. Mi sono lasciato andare di più anche musicalmente, a partire soprattutto dai pezzi di ispirazione sudamericana, ‘Suè Suè Suè’ e ‘Ciucculata ‘è cafè’ che ho scritto avendo in mente una mia amica brasiliana che fa la ballerina. Demo Morselli, che è uno specialista nell’arrangiare i fiati, ha dato il tocco in più, e nei testi c’è un’ironia nuova…”. Non è vero, allora, che il suo “partner” sia stanco, sfiduciato e demotivato come lo dipingono i giornali…. “Questo lo dite voi, a me non risulta proprio. E non mi sembra neanche il caso di voler leggere i suoi testi in chiave politica, come molti cercano di fare. Le canzoni non devono ispirarsi per forza alla realtà, e queste parlano d’amore. E poi uno le storie se le può anche inventare, non c’è bisogno di viverle, certe situazioni, per poterne scrivere”. Di sicuro lui e Berlusconi, insieme, ne scrivono a ripetizione: “Siamo già a quota 70, in quasi sei anni che ci conosciamo. Per quanto vi possa sembrare strano, lui è meno prolifico oggi di quanto fosse quand’era al governo, e ultimamente ci vediamo meno spesso: sarà un mese che non ci incontriamo di persona”. Il leader di Forza Italia, conferma, non ha problemi di sorta col napoletano, tanto che ben sette dei pezzi che ha firmato con Apicella sono stati inseriti addirittura nell’Archivio Storico della Canzone Napoletana. “Scrive direttamente in dialetto, di getto. Una sera, ricordo, stavo cantando ‘ ‘E palumme’, una canzone del 1900 di cui neppure i giovani napoletani capivano il testo, Lui invece si mise a tradurlo in simultanea: come faccia, proprio non lo so. E’ propositivo ed esprime le sue opinioni, in questo disco per esempio abbiamo cambiato la prima parte del testo di una canzone, ‘Il fantasma di un amore’, perché a lui non piaceva”. Basta non chiedergli di salire su un palco “ufficiale”, o di mettersi a cantare in uno studio di registrazione: “Abbiamo provato più volte a convincerlo, io e il mio produttore Guido Dall’Oglio, ma non ne vuol sapere”. Così Apicella la sua promozione se la farà da solo, in radio e in qualche sporadico programma tv. Sanremo? “Non che non ci abbia mai pensato, ma il festival alcuni artisti li aiuta e altri li ammazza. E’ sempre un’arma a doppio taglio. E poi non so neppure se gli piaccio, a Baudo. Mi hanno proposto l’Isola dei Famosi, quest’anno, ma che ci andavo a fare? Fosse stato Music Farm, invece, ci avrei fatto un pensierino”.
La sua “connection” con il Cavaliere è un dazio pesante da pagare, negli incontri con la stampa, ma intanto gli ha fatto sfiorare il disco d’oro con il cd di debutto di tre anni fa, “Meglio una canzone”, arrivato al traguardo delle 45 mila copie. “Anche Michael Bublé è stato scoperto dal primo ministro canadese, eppure la gente non ne parla continuamente”, sospira. Ma poi ammette: “Pensate se non avessi mai incontrato Berlusconi: sarei ancora il cantante chitarrista che lavora negli alberghi e nei ristoranti. Ora che ne ho la possibilità, mi piacerebbe portare questa musica nei teatri d’Italia. Per adesso è solo un’idea, anzi un sogno: sul palco con un’orchestra come quella di Demo, tutti vestiti eleganti come degli chansonnier francesi…”. Proprio come al Blue Note, con i musicisti in abito da sera, un pubblico misto di fan e giornalisti, Ballantini e Vitali di Striscia travestiti da Vittorio Emanuele e Marina Doria e le Pupe del noto programma tv a dimenarsi sul palco nel momento più surreale e imbarazzante della serata. Nani e ballerine, come da copione. E se il “presidente” non si manifesta, convalescente dalla fresca operazione al menisco (“ci siamo sentiti al telefono, però, e mi ha incoraggiato come sempre”), a un certo punto si materializza il suo ministro dell’informazione: Emilio Fede.
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