NEWS   |   Italia / 08/11/2006

Pausini canta l'Italia degli altri: 'La spinta me l'han data i Grammy'

Pausini canta l'Italia degli altri: 'La spinta me l'han data i Grammy'
L’autunno è stagione propizia per la riflessione, il guardarsi indietro magari con un pizzico di nostalgia. Dunque anche per le cover, le riletture, le reinterpretazioni: ed ecco Celentano che rispolvera “Diana” in coppia con Paul Anka, e De Gregori (ormai uno specialista del genere) che si riappropria di “Diamante”. Poi c’è Laura Pausini, che alle canzoni (altrui) della sua vita ha voluto dedicare un album intero, “Io canto”, in uscita in Italia venerdì 10 novembre, e più o meno contemporaneamente in altri 46 paesi in doppia lingua, italiano o spagnolo (per la scaletta, vedi le News pubblicate in precedenza da Rockol). Lei, comunque, a questo disco di pop made in Italy da sventolare in giro per il mondo pensava da parecchio tempo: “Eh sì, ce l’avevo in testa da anni come tante altre idee: un disco di canzoni jazz, per esempio, e uno di canzoni brasiliane…”, ci spiega negli uffici della sua casa discografica, la Warner. “Questo però era in cima ai miei desideri, più di ogni altro. Qualcosa è scattato dopo che ho vinto i due Grammy. Mi sono inorgoglita ed emozionata nel leggere quello che i giornali internazionali dicevano di me, e mi sono riconosciuta: mi apprezzano per il mio tentativo di internazionalizzarmi senza perdere le mie radici che stanno nella cultura melodica italiana. Così mi son detta che questo era il momento giusto per riproporre le grandi canzoni con cui sono cresciuta. Io sono nata nel 1974, per questo nel disco ci sono gli anni ’70 ma anche gli ’80 e i ’90, i pezzi che mi chiedevano quando agli inizi cantavo nei piano bar, come ‘La mia banda suona il rock’, ma anche Samuele Bersani che è sempre stato tra i miei autori preferiti”. Nessuna difficoltà a trovare motivi che si intonassero alle sue corde duttili e potenti, semmai problemi di abbondanza. “Eccome, e scegliere è stata la cosa più difficile. Del solo Ivano Fossati, uno che ha scritto tante poesie in musica, mi ero appuntata 15 titoli! Sono partita con una lista di 152 pezzi, addirittura, e di dischi avrei potuto farne anche quattro. Li ho ridotti a 60, poi a 30: a quel punto ho cominciato a incidere dei provini. Alla fine mi sono affidata più al cuore che alla ragione, e ho scelto le sedici canzoni che mi emozionavano di più. Anzi, diciassette, visto che su iTunes c’è la possibilità di acquistare anche ‘E’ non è’ di Niccolò Fabi”. Non ha resistito alla tentazione di qualche duetto, e magari c’è anche un pizzico di furbizia e di marketing planetario, nella scelta dei collaboratori. Lei preferisce parlare di motivazioni artistiche: “ ‘Non me lo so spiegare’, la canzone di Tiziano Ferro, avrei voluta scriverla io e gliel’ho sempre un po’ invidiata. Siccome siamo amici, al momento di incidere gli ho telefonato chiedendogli di intervenire, e lui ha detto subito di sì. Quanto a Johnny Hallyday, sapevo che aveva espresso il desiderio di duettare con me e me ne sono ricordata. Lui, come Juanes, ha una voce molto particolare e non avrebbe avuto senso cercare di replicare con loro le versioni originali. Volevo che ci mettessero un tocco nuovo e anche internazionale, certo, che cantassero nella loro lingua e il pezzo che più gli piaceva. A Juanes ne ho mandati cinque via e-mai, mi ha piacevolmente sorpresa che senza saperne nulla abbia scelto proprio ‘Il mio canto libero’ di Mogol e Battisti che è una icona della musica italiana. Stesura e testo, anche nelle traduzioni, sono rimasti uguali, ma lui ci ha messo molta latinità”.
Le reazioni degli autori coinvolti, molti dei quali le hanno fatto le congratulazioni per iscritto, sono state decisamente lusinghiere. Con la parziale eccezione di Gino Paoli, che “Come il sole all’improvviso”, da lui scritta a quattro mani con Zucchero, avrebbe preferito sentirgliela cantare da sola invece che con il vecchio rocker di Francia. Ma lui, si sa, è un brontolone….”Anzi, mi è andata bene. In passato Paoli non era stato tenero con alcuni interpreti delle sue canzoni e invece a me ha fatto un gran complimento. Personalmente lo conosco poco, ma so com’è Gino: estremamente serio, molto esigente”. Anche della reazione di Gianluca Grignani, ammette, aveva un po’ di timore. “Invece è stato molto carino, ci siamo scambiati un bel po’ di sms… Lui mi ha confessato che si era persino un po’ offeso, quando le prime notizie che circolavano su questo disco non lo indicavano tra gli autori che avevo scelto. Alcuni non sapevano nulla, Baglioni invece era al corrente da almeno sei mesi o sette mesi della mia intenzione di registrare ‘Strada facendo’. E Renato Zero ha partecipato attivamente al progetto di tradurre in spagnolo ‘Nei giardini che nessuno sa’. Un artista iberico aveva già provato a tradurla, ma con parole diverse. Io invece ci tenevo a far capire all’estero (in Nord e Sud America l’album esce in lingua spagnola) questo testo che parla di vecchiaia, di solitudine, di malattia. Non è stato facile, a causa anche della sua lunghezza, ed ero disposta a lasciar perdere se non ci fossimo riusciti: per fortuna invece ce l’abbiamo fatta”. Verrà buona anche per il mercato Usa dove, racconta Laura, “grazie a Marc Anthony e a Marco Antonio Solis ho potuto esibirmi ogni sera davanti a 25 mila persone. Ed è stata una sensazione strana, la stessa che provo nei paesi dove sono diventata popolare con gli ultimi due dischi. Canto ‘Vivimi’ e ‘Resta in ascolto’ e tutti urlano, attacco ‘La solitudine’ e ‘Strani amori’ e scende il silenzio”.
Un segnale in più che Laura è entrata nella fase 2 della sua vita e della sua carriera, oggi che si autoproduce (in questo caso con Celso Valli, Dado Parisini e Daniel Vuletic) e si presenta in copertina più dark e aggressiva: “Immagino già i commenti, ma come, non era una santarellina la Pausini? E’ che sono cresciuta sotto gli occhi del pubblico, quando ho iniziato ero piccola, timida e spaventata e oggi invece mi sento più femminile e aggressiva. Non sono costruita, però: i miei capelli nella foto sono al naturale, e per la prima volta non devo passare le giornata a lisciarmeli. E i vestiti sono capi usati di uno stilista romagnolo, Angelo, che dalle mie parti è molto cool. Li ho tirati fuori dal cassetto, me li sono messi e mi sono piaciuti. Tutto qui”. Da donna volitiva e indipendente qual è diventata , suona un po’ strano che non abbia pensato di rendere omaggio a qualche collega di sesso femminile. “Ci sono diversi pezzi scritti da donne che non ce l’hanno fatta per un pelo. Per questo, se questo disco avrà successo, sono già pronta a incidere un ‘Io canto 2’ ”.
Scheda artista Tour&Concerti
Testi