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NEWS   |   Italia / 06/11/2006

Steve Rogers Band, 16 anni dopo: 'Per divertirci, e senza nostalgia'

Steve Rogers Band, 16 anni dopo: 'Per divertirci, e senza nostalgia'
Sono emiliani, goderecci e fedeli alla religione del rock&roll, quelli della rediviva Steve Rogers Band, eppure a guardarli in faccia si ha l’impressione che il tempo sia stato clemente nei loro confronti. Intanto però uno di loro, Massimo Riva, non c’è più, e gli altri hanno messo il marchio in soffitta per sedici anni buoni. Tornano oggi con un album che è tutto un programma, “...Questa sera rock’n’roll!”, testimonianza di una elettrica serata live al Sonix di Imola con tutti i pezzi più noti del repertorio (“Bambolina”, “Ok sì”, “Neve nera”, l’ “anthem” “Alzati la gonna”), qualche souvenir dai tempi lontani in cui erano la band di Vasco e, in fondo al programma, tre pezzi inediti di studio: uno dei quali, “Il grande amore”, è l’ultimo lascito del vocalist prima della morte improvvisa avvenuta nel 1999 (vedi News). Un ritorno tutto sommato tardivo, quello di Maurizio Solieri e compagni, e vien da chiedersi perché. “Perché non volevamo cavalcare l’onda emotiva della scomparsa di Massimo, lucrare sul suo cadavere ancora caldo” spiega senza tante perifrasi il chitarrista e leader della band, tra un barbera e un risotto alla milanese nel ristorante sui Navigli scelto per celebrare l’evento. Al tavolo siede un altro veterano, il tastierista Mimmo Camporeale, e lì vicino ci sono anche le due giovani reclute Christian “Cicci” Bagnoli (chitarra e cori, 28 anni) e Roberto Chiodi, il nuovo frontman che di anni ne ha 25. Mancano all’appello solo il batterista Beppe Leoncini e il bassista Claudio Golinelli: ma lui, detto “il Gallo”, è il vero scapestrato del gruppo, il “Bukowski” della band, e a dispetto del soprannome la notte gli si addice molto più della luce del giorno. Non deve essere stato facile, per loro, tornare dopo tanto tempo e in un clima così diverso da quello dei loro anni ’80. I “ragazzi” confermano: “Abbiamo preso la nostra razione di porte in faccia, molti si chiedevano che cosa volessero ancora questi dinosauri del rock”. “Siccome suono con Vasco Rossi”, racconta Solieri, “la gente crede che io sia miliardario e viva arroccato nel mio castello. Guadagno bene, ma le cose non stanno esattamente così”. “Quanto a me”, interviene Camporeale, “non mi vergogno di dire che per campare suono ancora nelle osterie con la mia cover band” (di Vasco Rossi, naturalmente): è lì che ha arruolato Bagnoli, lunghi riccioli neri e look da metallaro. Sono rimasti fermi al palo finché all’orizzonte è ricomparso Massimo Benini, discografico della Irma Records e altro bolognese doc. “Lavoravamo insieme nel ’79 in una radio libera di Bologna, la frequentavano anche Riva, Lucio Dalla, Red Ronnie”, spiega Solieri. “L’anno scorso, a Sanremo, l’ho beccato a blaterare in inglese con Sarah Jane Morris, mi sono messo in mezzo e gli ho parlato dei nostri progetti. Ha subito detto di sì, è sempre stato uno di noi”. In quattro e quattr’otto le chiacchiere si sono trasformate in azione, e nel gruppo è stato coinvolto il vecchio staff della SRB, il fonico/produttore Maurizio Biancani e quelli dello studio Fonoprint di Bologna. Sembrerebbe una rimpatriata in piena regola: ma, assicura Solieri, non tira aria di nostalgia. “Siamo sempre rimasti amici, abbiamo continuato a vederci e a suonare insieme, lo spirito della band è sempre rimasto intatto. Nel ’96 con Massimo avevamo scritto un pezzo, “Il grande amore’, che avrebbe dovuto segnare la nostra rinascita. Invece è successo quel che è successo…Quando a Zocca qualche mese dopo la sua morte gli hanno organizzato un tributo intitolandogli anche una scuola di musica ci siamo rimessi a provare il vecchio repertorio e lo abbiamo trovato attualissimo. C’è tornata una gran voglia di fare e nello studio che ho sotto casa abbiamo cominciato a lavorare su alcuni pezzi nuovi con Stefano Bittelli, il nostro coautore. Un paio, assieme a ‘Il grande amore’, sono finiti sul disco: “Son vivo”, che è un pezzo duro, alla Kiss, e “Tu sei qualcosa”, una ballatona alla Bon Jovi o alla Phil Collins; altri li abbiamo messi come bonus track nel dvd allegato alla limited edition. Prima però ci siamo dovuti procurare un nuovo cantante. Francesco Luppi, il tastierista che suona con me nelle Custodie Cautelari, mi aveva fatto il nome di Roberto Chiodi: un fan e un concittadino, visto che vive a Vignola, a 20 chilometri da Bologna. Lo abbiamo messo alla prova, ci è piaciuto e siccome i tempi stringevano lo abbiamo sottoposto a un corso accelerato. Insomma, gli abbiamo fatto un bel mazzo…”. Ed eccolo, pieno d’entusiasmo, “good looking” (come dice Solieri) e completamente a suo agio, entrare da protagonista nel disco e negli show dal vivo (tra gli appuntamenti imminenti quello del 28 novembre al The Place di Roma, in versione semiacustica e più intimista, e quello del 2 dicembre all’Alcatraz di Milano, in edizione elettrica e a tutto volume). In scaletta c’è anche la musica di Vasco, naturalmente, quello del primissimo periodo e spesso dimenticato, pure da lui stesso. “ ‘Una nuova canzone per lei’ è un pezzo che ho sempre amato ma che dopo il 1985 non era mai più stato eseguito dal vivo. Quando l’ho informato della scelta, Vasco mi ha guardato incredulo: credeva che fosse un pezzo dei Pooh!”.
Chi se la ricorda dai tempi che furono, la Steve Rogers Band, non la troverà poi così cambiata. “E meno male, agli Aerosmith si chiede di fare gli Aerosmith, mica l’hip hop o Jennifer Lopez, e anzi cercare di fare i trendy è sempre un errore che il pubblico prende come un tradimento. Certo che qui da noi è dura… Io stesso trovo ingaggi perché sono ‘il chitarrista di Vasco Rossi’, se non fai cover di artisti famosi a suonare dal vivo non ti prende nessuno e mi chiedo come possa emergere in futuro, con questo andazzo, una nuova rock band italiana. Noi poi ce ne siamo sempre stati lontani dalla politica, e questo ti estromette dal gioco, dal circuito dei centri sociali e dei festival. Guarda che fine hanno fatto i Negrita: hanno cominciato suonando rock e oggi per andare avanti sono costretti a imitare Manu Chao” rimugina Solieri, che dal canto suo ama i chitarristi americani come Derek Trucks, Warren Haynes e Joe Bonamassa e si entusiasma per il nuovo gruppo di Dave Navarro, i Panic Channel. I “nuovi” magari hanno altri gusti, ma nello spirito goliardico e scanzonato del gruppo sembrano essersi integrati a meraviglia. Trauma superato? “E’ stata durissima, ogni tanto parliamo di Massimo come se fosse ancora in mezzo a noi”, confessa Mimmo. “Dal vivo ‘Ok sì’ e ‘Bambolina’ di solito le dedichiamo a lui. Ma al modo nostro, senza retorica e senza calcare i toni. Io ho sempre legato di più con Maurizio, lui faceva combutta soprattutto con il Gallo. Ma come me era un tifoso sfegatato della Juve e andava matto per Battisti. Passavamo le notti a cantare le sue canzoni e i viaggi in macchina ad ascoltare le partite a tutto volume. Facendo incazzare Solieri, che la notte non riusciva a dormire e del calcio se n’è sempre strafregato”.
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