Adozione di Madonna: adesso finalmente parla lei

Adozione di Madonna: adesso finalmente parla lei
Madonna è finalmente intervenuta in prima persona sulla vicenda della sua adozione, una vicenda della quale si sono occupati tutti i media mondiali, quasi ancor più delle sue uscite discografiche. L'artista ha negato d'avere infranto le disposizioni legislative in materia, dichiarando che le pratiche per l'adozione del piccolo malawiano David Banda sono iniziate "molti mesi fa". "Dopo avere appreso che in Malawi vi sono più di un milione di orfani", ha affermato la cantante, "è stato mio desiderio spalancare la mia abitazione per aiutare un bambino a sfuggire ad un'esistenza fatta di povertà. Non è stata una decisione od un impegno che io o la mia famiglia abbiamo preso a cuor leggero. In ogni caso è stata seguita la procedura di adozione secondo la legge, come fa chiunque voglia adottare un bambino. Notizie contrarie non sono assolutamente attendibili. La mia famiglia ha in custodia David per diciotto mesi, nel corso dei quali la famiglia stessa sarà valutata; dopo questo periodo speriamo che l'adozione sia resa permanente".
Il Westminster Council, autorità londinese che copre la zona in cui si trova l'abitazione di Madonna, nei pressi di Marble Arch, ha affermato di non aver ricevuto alcuna richiesta da parte della cantante. Sia la decisione sia i metodi seguiti dall’artista avevano sollevato, nei giorni scorsi, un vespaio di polemiche; alcuni avevano accusato la cantante d'avere "comprato il bambino come avrebbe comprato una borsetta", altri avevano parlato di un "quasi-rapimento" per come David era stato prelevato dalla sua comunità, spedito a Johannesburg e poi imbarcato velocemente per Londra. Organizzazioni britanniche che si occupano di minori hanno espresso critiche per il modus operandi di Madge. Justin Dzonzi, avvocato di una coalizione che comprende una quarantina di gruppi ed enti, ha riferito d'essersi rivolto ad un giudice per non far concedere l'adozione. Anna Feuchtwang dell'associazione EveryChild ha affermato che le ricerche dimostrano che i bambini disagiati crescono meglio nelle loro comunità.
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