Universal cita altri due siti Internet: 'Fanno soldi alle nostre spalle'

Dopo aver regolato in tempi rapidi la diatriba con YouTube (vedi News), Doug Morris e la Universal tornano alla carica citando in giudizio, per violazione della proprietà intellettuale, altre due reti di file sharing audio e (soprattutto) video, la californiana Grouper (legata agli studios cinematografici Sony Pictures) e la newyorkese Bolt, accusate di incoraggiare la pirateria di massa “come il Napster originale, Aimster, KaZaA e Morpheus”, nelle parole di un portavoce della società. I due siti, sostiene Universal, “copiano, riconfezionano, distribuiscono e creano opere derivative utilizzando le canzoni dei nostri autori e artisti… inducendo gli utenti a dedicarsi alla riproduzione non autorizzata, alla distribuzione e alla pubblica esecuzione delle opere stesse”. “Universal”, conclude il portavoce, “è interessata a sperimentare nuove e innovative modalità per portare la sua musica e i suoi video ai consumatori…ma i siti alimentati dagli utenti che traggono il loro valore dal traffico generato dai nostri video, canzoni e registrazioni non possono ragionevolmente aspettarsi di costruire il loro business alle spalle dei nostri contenuti e del duro lavoro dei nostri artisti, senza permesso e senza compensare in alcun modo gli autori”.
Diverse le reazioni dei convenuti in giudizio: Josh Felser, ceo di Grouper, ha respinto le accuse come infondate replicando di aver sempre eliminato dal sito i file protetti da copyright, previa richiesta degli aventi diritto; un portavoce di Bolt ha invece invitato la casa discografica al dialogo, sulla scia del recente accordo stipulato con YouTube, così da potersi avvantaggiare "degli oltre 5 milioni di visitatori mensili del sito".
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