Usa, già in stallo le vendite di musica digitale: 'Tutta colpa del DRM'

Usa, già in stallo le vendite di musica digitale: 'Tutta colpa del DRM'
Suona il primo campanello d’allarme, in America, per la musica digitale legale. A dispetto di tutta l’“hype” e la propaganda che la circonda, i consumi sembrano già in fase di stallo: tanto che tra gennaio e fine settembre la media mensile dei download a pagamento è leggermente calata, da 11,5 a 10, 7 milioni di file (dopo aver toccato un picco di 20 milioni la settimana successiva al Natale 2005). Di chi è la colpa? Un numero crescente di operatori sembra non avere dubbi: dei DRM, i sistemi di protezione antipirateria che bloccano la libera circolazione dei file da una piattaforma all’altra, dal lettore portatile di una marca a quello fabbricato da una azienda rivale. Osteggiato finora soprattutto dai sostenitori del movimento “copyleft”, invocato al contrario dalle case discografiche che temono di veder sfumare i loro profitti a tutto vantaggio dei pirati, il Digital Rights Management e le sue virtù cominciano a essere messi in discussione anche nell’ambito dell’establishment musicale. Specie nell’imminenza del lancio di un nuovo prodotto, Zune (vedi News), che rischia di polarizzare il mercato su due sistemi contrapposti, quello gestito da Microsoft e quello controllato da Apple Computer (iTunes/iPod), incompatibili tra di loro e con tutti gli altri servizi esistenti, con il risultato di concentrare ulteriormente il potere nelle mani di Bill Gates e di Steve Jobs. “A me non pare uno scenario molto eccitante per il futuro”, ha osservato recentemente David Packman, amministratore delegato di eMusic, il servizio on-line che in collaborazione con le etichette indipendenti offre un catalogo digitale in formato mp3 e privo di protezioni anticopia. “Nessuno può dire onestamente che questa sia la volontà dei consumatori. Per far crescere l’industria è necessario risolvere questo problema”. Su posizioni analoghe si è schierato di recente anche David Goldberg, general manager di Yahoo Music: “L’idea che una canzone contenente il DRM sia protetta e quella che ne è priva non lo sia è totalmente falsa”, ha sostenuto. “Certo, si possono mettere dei dossi per rallentare la velocità dei download, ma chi vuole davvero rubare la musica continua a farlo. Il risultato è che invece si rende la vita difficile a chi vuole agire correttamente e godersi la musica legittimamente acquistata sugli apparecchi e i servizi che preferisce”. Di qui, sostiene il dirigente di Yahoo, il “fallimento” del modello del download ‘alla carta’ stile iTunes, e la sua volontà di sperimentare altre strade: vedi la vendita simultanea del nuovo album di Jesse McCartney sia in forma protetta che non protetta, e allo stesso prezzo. Con l’approvazione della casa discografica del giovane teen idol, la Hollywood Records.
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