YouTube con Google, MySpace con News Corp.: è la 'Internet revolution' 2.0

La chiamano già la rivoluzione di Internet 2.0 (per distinguerla dalla prima, storicamente datata alla vigilia dell’anno 2000), quella innescata dai nuovi siti Web che promuovono la socialità, i contatti e gli scambi alla pari tra utenti (“social networking”, in gergo) insistendo sulla personalizzazione dei servizi (“Il mio spazio”, “La tua televisione”…). Dopo le notizie che riguardano la sua vendita (vedi News) YouTube ne è naturalmente il protagonista più chiacchierato del momento, con gli analisti tutti intenti a valutare le ragioni, le implicazioni e i rischi dell’investimento economico affrontato da Google: 1,6 miliardi di dollari per un sito che, è vero, è già il quindicesimo più visitato al mondo ma che per il momento non ha prodotto un solo dollaro di utile. “E’ un prezzo difficile da giustificare sulla carta, e sembra un po’ un ritorno ai giorni in cui si sarebbe pagata qualunque cifra per le page views”, ha osservato Benjamin Schachter di UBS. “Ma si tratta di una scommessa strategica che Google sta facendo in vista di un obiettivo a lungo termine: diventare il partner tecnologico e distributivo di riferimento per editori e fornitori di contenuti”. E, anche, per accaparrarsi fette crescenti di una torta pubblicitaria che, per i servizi video in Rete, promette di lievitare a 640 milioni di dollari nel 2007 e a 1,5 miliardi di dollari entro il 2009 (dati di eMarketer).
Secondo Sergey Brin, uno dei due fondatori di Google, acquistare YouTube significa entrare a far parte del nuovo “ecosistema” di Internet. Ma certo fa impressione pensare che, per ciascuno dei circa 72 milioni di utenti mondiali del sito, la sua società ha pagato 22 dollari, contro i 10 spesi da Rupert Murdoch per ogni fan di MySpace. Il record potrebbe anche essere infranto prima del previsto, d’altra parte: Yahoo!, concorrente diretto di Google, si è già detta pronta a spendere un miliardo di dollari per il network Facebook, cresciuto nell’ambito dei college universitari. Poiché la sua utenza ammonta a 14,7 milioni di persone, si tratterebbe di 67 dollari pro capite, anche se ovviamente nel calcolo speranze e proiezioni future contano quanto e più delle cifre reali.
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