Lucio Dalla a Milano con la Royal Philharmonic: 'Mai osato tanto in vita mia'

Lucio Dalla a Milano con la Royal Philharmonic: 'Mai osato tanto in vita mia'
Non è la prima volta, come sanno bene i suoi fan, che Lucio Dalla affida il suo repertorio più popolare al respiro ampio e profondo di un’orchestra sinfonica. Ma quella di lunedì 2 ottobre al Teatro degli Arcimboldi di Milano è un’occasione speciale anche per il piccolo bolognese, contaminatore nato ed equilibrista perennemente in bilico tra forme e generi musicali: sul palco dell’auditorium meneghino, in un concerto destinato a raccogliere fondi per le opere di restauro artistico-architettonico a cura del FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano (di qui i prezzi piuttosto salati: si va dagli 80 ai 200 euro, con sconti a 40 per i giovani fino ai 25 anni), saranno con lui i 70 elementi della Royal Philharmonic Orchestra di Londra, “uno dei tre migliori ensemble al mondo, oggi”, parola di Lucio, “insieme ai Berliner e alla Orchestra Mozart di Bologna”. In scaletta ci sarà “Caruso”, naturalmente, “ma anche una ‘Henna’ recitata da Marco Alemanno su un arrangiamento dissonante scritto da Beppe D’Onghia che ha lasciato di stucco gli stessi inglesi. E poi la mia versione del VI Concerto per violino di Vivaldi, con quel testo ironico e un po’ comico ma fondato su fatti storico-biografici che ho costruito partendo dalla metrica della partitura originale. Quando la proposi in concerto con i Solisti Veneti al Teatro Lirico di Vicenza, di fronte a una platea formata da notabili locali, rischiai davvero di essere cacciato a scarpate, ma ora le cose sono cambiate. Aprirò con ‘4 marzo 1943’ che non è solo la mia carta di identità ma simboleggia anche la continuità della mia musica. Non aspettatevi la versione che conoscete, però: questa è una rielaborazione sinfonica, una rifondazione, una riscrittura d’azzardo. Io suonerò anche il clarino, e dunque ci sarà spazio anche per l’improvvisazione”. Non chiamatela musica “classicheggiante”, però. Dalla potrebbe aversene a male. “E non chiamatemi neanche modernista, per favore. Il modernismo, la voglia di stare a tutti i costi al passo coi tempi, è velleitario, è la spia di uno spirito decrepito. Mentre la modernità vien fuori naturalmente quando si decide di osare. E una cosa del genere, con un’orchestra così prestigiosa, io non l’avevo mai osata prima”.
Stretto tra due interlocutori loquaci e diversamente “ingombranti” come l’assessore alla Cultura del Comune Vittorio Sgarbi (“Un pezzo come ‘Caruso’, sostiene il critico d’arte, “in termini di sintesi tra lirica e leggera vale forse più dell’intera opera di Bocelli, che pure è un mio amico”) e l’ad culturale del FAI Marco Magnifico (che cita “Merdman”, “amata dai miei figli”), nella Sala Commissioni di Palazzo Marino, il cantautore è più parco di parole del solito. “Un concerto come questo”, dice, “serve anche a ricordare che non esiste solo la musica che si ascolta in radio e che risponde a esigenze diverse da quelle artistiche. E poi l’arte è sempre stata un punto fisso nella mia produzione. Non solo sono un disordinato collezionista d’opere ma amo frequentarla fuori casa in tutte le occasioni possibili: viverla in maniera disincantata e quotidiana, secondo me, è una delle soluzioni possibili ai tanti problemi di questo mondo. Mi sento un militante del FAI, sarò sempre disposto ad aiutarlo”. Nel frattempo non corre il rischio di annoiarsi o di restare disoccupato: il 7 ottobre sarà in Piazza Maggiore a Bologna, città della musica 2006 dell’Unesco, per il concertone che vede in cartellone tanti concittadini originari o d’adozione (come Renato Zero e Gianna Nannini) ma anche Patti Smith. Poi, tra il 24 e il 27 dello stesso mese, sarà di nuovo a Milano (Teatro Strehler) per altre repliche di “Speak truth to power”, allestimento teatral-musicale ispirato all’omonimo libro di Kerry Kennedy (figlia di Robert) su sceneggiatura di Ariel Dorfmann di cui ha curato la versione italiana.
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