Royalty sulla copia privata, la Commissione Europea vuole regole nuove

Troppe “tasse musicali” (e troppo complicate) su lettori mp3, pc, dvd player e cd-r: lo dice la Commissione Europea, promuovendo l’introduzione di un regime semplificato che farebbe risparmiare centinaia di milioni di euro alle aziende produttrici senza per questo danneggiare i titolari dei diritti d’autore che con quel denaro vengono compensati per la duplicazione domestica delle loro opere.
Le cosiddette “royalty da copia privata”, da anni al centro di accese dispute tra SIAE e fabbricanti di riproduttori e supporti musicali, esistono dagli anni Sessanta, quando la diffusione di massa di fotocopiatrici e registratori a cassette consentì per la prima volta ai consumatori di farsi copie casalinghe di libri e dischi; oggi, in molte regioni europee, si applicano a una gamma sempre più ampia di prodotti (dai decoder per tv ai telefoni cellulari) per un gettito globale che in cinque anni, 2001-2005, è cresciuto da 500 milioni a 1,2 miliardi di euro. L’obiettivo del massimo organo esecutivo della Comunità Europea, sostengono i vertici di Bruxelles, è di garantire la protezione dei copyright e al tempo stesso lo sviluppo del mercato digitale, facilitando la riscossione dei diritti dall’estero ma anche la circolazione di idee tecnologicamente innovative: a tale scopo, aggiungono, la Commissione sta elaborando un sistema più semplice, più trasparente e meno costoso di ottenimento delle licenze e di pagamento dei diritti che verrà reso noto entro fine anno. “Il cambiamento strutturale”, ha spiegato il vicecommissario europeo Gunter Verheugen, “non deve essere visto come una minaccia ma come un’opportunità di diventare più competitivi”.
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