Kwatinetz (The Firm): 'Agli artisti basta un manager, le major scompariranno'

Kwatinetz (The Firm): 'Agli artisti basta un manager, le major scompariranno'
Giovane e rampante (ha 41 anni), il manager artistico Jeff Kwatinetz è convinto di poter riscrivere le regole del music business, ora che la sua affermatissima agenzia amata dalle star hollywoodiane, The Firm, ha firmato un contratto di joint venture con la EMI per il lancio di un’etichetta che garantirà agli artisti una compartecipazione a tutti gli utili legati alla loro attività professionale (produzioni discografiche, concerti, merchandising, diritti cinematografici e tv; ancora senza nome, la label ha già messo sotto contratto Mandy Moore e la rock band Army Of Anyone, vedi News). In una intervista rilasciata a Fortune che negli Stati Uniti ha fatto molto scalpore, l’impresario americano ha mostrato di non avere dubbi: “Le case discografiche”, ha detto Kwatinetz, “si trovano in una spirale mortale. Presto la discografia sarà estinta ma il music business, il lavoro creativo, quello no, perché la gente ama la musica”. A conferma delle sue tesi, il boss di The Firm cita i risultati di vendita dell’ultimo album di uno dei suoi clienti, Ice Cube: quasi mezzo milione di copie, molto al di sotto dei suoi massimi storici ma con il vantaggio, per l’artista che si è pagato da sé costi di registrazione, marketing e promozione, di tenersi l’intero incasso fatta salva la commissione dovuta a The Firm e alla EMI per i servizi di distribuzione (la major si è garantita anche i diritti di licenza internazionale del disco). “La Universal”, ha raccontato Kwatinetz a Devin Leonard di Fortune, “stava quasi per firmare ma poi si è ritirata all’ultimo minuto. Temeva che il successo di Ice Cube avrebbe dimostrato che le superstar con un grosso management alle spalle non hanno più bisogno delle case discografiche… Stanno arrivando i primi assegni per le suonerie, abbiamo licenziato la musica a degli show televisivi e a pellicole cinematografiche, e tutto finisce nelle tasche dell’artista”.
Kwatinetz, deus ex machina del contratto di compartecipazione che i Korn (altri suoi assistiti) hanno firmato con la EMI e con il promoter Live Nation (vedi News), ammette di non aver inventato niente di nuovo, ma di voler tornare a fare il lavoro a tutto campo che le case discografiche facevano negli anni ’60 e ’70, “quando nacquero i marchi musicali più duraturi, quelli che ancora oggi vendono dischi e biglietti per concerti, si tratti degli Eagles e dei Pink Floyd o anche dei Chicago”.
Ma che ne pensa il suo partner EMI, relegato alla parte del terzo incomodo, e magari solo provvisorio, tra artista e management? Leonard è andato a chiederlo al presidente della major in America, David Munns, che ha preferito nell’occasione vestire i panni del pompiere: “Lui è mosso da un forte desiderio di rimodellare la nostra industria, io credo nella gestione di un portafoglio di attività ed è proprio questo che stiamo facendo insieme (fonti ufficiose sostengono che la EMI si è impegnata a finanziare l’impresa fino a un massimo di 10 milioni di dollari, e sempre a condizione che la società raggiunga certi risultati). Certo non ho intenzione di avviare un’altra etichetta sullo stile della Capitol o della Virgin. Ho preferito fare una scommessa su Jeff Kwatinetz”.
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