NEWS   |   Industria / 13/07/2006

Il no europeo a Sony BMG: implicazioni e prospettive

Il no europeo a Sony BMG: implicazioni e prospettive
Cosa succederà, ora che la Corte di Primo Grado del Lussemburgo ha bocciato e respinto al mittente la decisione con cui la Commissione Europea dette via libera, due anni fa, alla fusione tra Sony e BMG (vedi News)? Il caso rimbalzerà di nuovo alla stessa Commissione che, sostiene la sentenza di oltre 100 pagine emessa dal tribunale lussemburghese, “ha mancato di fornire prove sufficienti a sostegno delle motivazioni che la condussero allora ad autorizzare il ‘merger’”, soprattutto con riguardo ai rischi della creazione sul mercato di una posizione dominante. L’autorità antitrust capeggiata dal commissario Neelie Kroes dovrà ora decidere se fare appello o riaprire l’istruttoria ed eventualmente produrre una nuova conclusione dopo aver riesaminato le carte e la situazione alla luce delle nuove condizioni del mercato: nel frattempo le sorti di Sony BMG restano in sospeso, e non è neanche detto che la società non venga clamorosamente costretta a fare marcia indietro (dopo aver venduto immobili, licenziato personale, integrato funzioni, procedure amministrativo-contabili e risorse informatiche, ecc.: anche se Bertelsmann, che pure sta meditando di fare un passo indietro negli equilibri della joint venture, ha replicato con un comunicato che “la validità della fusione non è in discussione”).
Chi canta inaspettatamente vittoria, nel frattempo, è l’organizzazione delle etichette indipendenti europee Impala, promotrice dell’appello al tribunale europeo e ferrea oppositrice delle concentrazioni industriali che stanno trasformando lo scenario della musica registrata. “Si tratta di un precedente importantissimo”, ha commentato con soddisfazione il vice segretario generale Helen Smith dopo la sentenza. “Non so come Sony e BMG potranno riparare al danno, so che questo è un no rivolto non soltanto a loro ma anche a EMI e Warner”: le prossime candidate a una fusione che la maggior parte degli osservatori riteneva, almeno fino a oggi, praticamente inevitabile.