NEWS   |   Italia / 12/07/2006

Le 'canzoncine' di Nada: 'E' Ciampi che mi ha insegnato a fare di testa mia'

Le 'canzoncine' di Nada: 'E' Ciampi che mi ha insegnato a fare di testa mia'
C’è chi le chiama canzoni e chi le chiama canzonette, quelle succinte combinazioni di testo e musica che a volte compiono il piccolo miracolo di appiccicarsi alle orecchie, al cuore e all’immaginazione degli ascoltatori. Le sue, quelle che ha cominciato a scriversi per conto proprio solo da qualche anno a questa parte e che ora ha deciso di riproporre in una doppia antologia (cd+dvd) appena uscita nei negozi, Nada Malanima ha voluto invece battezzarle “canzoncine” (“Le mie canzoncine 1999-2006” è appunto il titolo dell’album). “Con molto affetto e anche un pizzico di ironia”, spiega a Rockol la cantante livornese, “visto che molti le considerano piuttosto dark e complicate. A me non sembra che sia così, anzi le trovo piuttosto semplici ma non per questo futili. Sono legate alla mia vita, alle mie gioie e ai miei dolori”. Autobiografiche, dunque. “Sì, anche quando non prendono spunto direttamente da esperienze personali. Non mi viene proprio di mettermi nei panni altrui, anche se racconto cose estranee a me ci metto sempre dentro il mio punto di vista. Modelli? Nessuno in particolare, anche perché ascolto soprattutto musica straniera. I Led Zeppelin, i Pink Floyd e il primo Bowie, ma anche i R.E.M., i Coldplay, i Red Hot Chili Peppers, i dEUS. E Astor Piazzolla”.
Nella nuova raccolta c’è un solo inedito, “Scalza”, a introdurre un ripasso in dodici capitoli (più altri quattro in versione videoclip) dei tre album più recenti dell’artista toscana, “Dove sei sei” (1999), “L’amore è fortissimo, il corpo no” (2001) e “Tutto l’amore che manca” (2004). Dischi a loro modo di culto, superpremiati dalla critica nazionale in innumerevoli festival e rassegne della canzone d’autore: non c’è posto, qui, per la Nada teenager di Sanremo e di Canzonissima, di “Ma che freddo fa” e del cuore che è uno zingaro e va. Un colpo di spugna su quel periodo lontano? “Ma no, non è questo il punto. Io ho un buon rapporto col mio passato e non ho mai rinnegato nulla, anche se non posso riconoscermi in certe cose che ho cantato a quindici anni e che altri mi cucivano addosso. Lo dimostra il fatto che i miei vecchi pezzi li ripropongo in concerto, e che spesso quando mi esibisco dal vivo mi trovo in difficoltà perché vorrei cantarli tutti! Ma certo non mi va di restare legata al revival come fanno altri, ho sempre voluto andare avanti e per questo c’è stato un momento in cui ci ho dato un taglio netto con quelle cose. ‘Ma che freddo fa’ è ancora una bellissima canzone, sennò a trent’anni di distanza non sarebbe rimasta nella storia della musica leggera. Io spero sempre di scriverne una che possa avere altrettanto successo…”. Non sarà “Scalza”, magari: ma intanto l’unico pezzo nuovo di questo “best” sui generis sfoggia una melodia e un refrain più orecchiabile delle sue ultime cose… “Forse per il vestito sonoro che gli è stato messo addosso, anche se poi il testo in realtà è abbastanza complesso. E’ l’ultima cosa che ho composto, potrebbe finire nel disco nuovo a cui sto lavorando. Io scrivo sempre in un modo piuttosto personale che esula un po’ dai classici schemi strofa-ritornello. Per questo ho sempre bisogno di trovare qualcuno che sappia cogliere l’anima delle mie canzoni”. Ci ha provato, con risultati più che buoni, gente come Mauro Pagani, Pasquale Minieri, il chitarrista degli Avion Travel Fausto Mesolella e il produttore di PJ Harvey John Parish. “Ma sono sempre stata io a scegliere, a darmi da fare per smuovere le acque”, puntualizza Nada. “E a mettermi alla ricerca di chi meglio poteva aiutarmi a realizzare quel che avevo in testa. Fausto è un grande chitarrista, lavorare in trio con lui e Ferruccio Spinetti (un altro Avion Travel) è stato entusiasmante. Ma è Parish quello che ho sentito più vicino al mio modo di essere. Con lui sento di aver fatto il lavoro migliore e più approfondito, sono molto soddisfatta del risultato”. Incontri importanti… “Importanti, certo. Ma se devo pensare a qualcuno che davvero mi ha fulminato cambiandomi la percezione delle cose, allora dico Ciampi. Quando rileggo i miei testi trovo qualche assonanza con il suo lavoro: anche se lui era un poeta, e io no. Avevo diciotto anni, sentivo di voler cambiare e un discografico della Rca me lo fece conoscere. Me lo avevano descritto come un pazzo mentre a me sembrò soltanto una persona più sensibile e profonda delle altre. Tra noi nacque un rapporto fraterno, che mi ha accompagnato in un periodo importante di crescita e maturazione. Lui mi ha fatto capire che dovevo essere sempre fedele a me stessa, nel bene e nel male”. La stessa ostinazione, probabilmente, l’ha portata a pubblicare di recente il suo primo libro per Fazi editore, “Le mie madri”. “E’ un ritratto, fatto di riflessioni, poesie e racconti. Del resto è dalla scrittura che sono partita, all’inizio le mie canzoni duravano un quarto d’ora, venti minuti! Visto che è andata bene ora mi sono messa a scriverne un altro, di libro. Ma me la voglio prendere comoda. Quest’estate sarò in tour con il gruppo di musicisti che mi accompagna da tempo, e poi c’è il disco nuovo da fare”. Uscirà per la Saar, l’ennesima etichetta del suo accidentato iter discografico che ha pubblicato la nuova antologia? “Mah, vedremo. Se c’è una cosa che è cambiata in questo mondo sono i rapporti con le case discografiche. Non c’è più bisogno di restare legati alla stessa etichetta per vent’anni, si sceglie in base alle opportunità che si presentano di volta in volta. Come sarà il disco nuovo? Non lo so ancora, so però che voglio cominciare a mettere il naso anche nella fase di realizzazione in studio, assicurarmi che le mie canzoni arrivino al pubblico più simili a quello che sono in origine. Mi muoverò un passo alla volta, come al solito. Se pensi quanto tempo ci ho messo prima di decidermi a scrivere per conto mio…”.
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