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NEWS   |   Italia / 05/07/2006

‘Dura la vita a Milano città’, più di un semplice tormentone

‘Dura la vita a Milano città’, più di un semplice tormentone
Di canzoni che parlano di Milano ne sono state scritte e cantate molte, a partire dalle più datate “Milano e Vincenzo” di Alberto Fortis (1979) e “Torino, Milano e dintorni” di Lucio Dalla (1981), fino ad arrivare alla più recente “Un romantico a Milano” dei Baustelle.
Quella di Pablo Ciallella, cantante italo-argentino trasferitosi in Italia nel 1987 e poi a Milano nel ’97, si intitola “Dura la vita a Milano città”, e descrive il capoluogo lombardo dal punto di vista del cantante, che parla, recita quasi, sulle strofe del brano e canticchia sul ritornello in rima ed orecchiabile (“Dura la vita a Milano città, se non sei nessuno nessuno in regalo niente ti dà”).
Ciallella racconta di episodi che prima o poi accadono a tutti: la fine di una relazione (“sbattuto fuori di casa dalla mia ragazza perché l'ho tradita e lei l'ha scoperto”), la ricerca disperata di una casa in affitto (“mi presta 50 euro e io mi sbatto per cercare un alloggio”), quella ancor più disperata di un lavoro (“mi alzo e vado a lasciare curriculum alle interinali” e ancora “trovo lavoro al Burger King di piazza Duomo, trovo da cantare in un locale del centro, 4 ore per 50 euro”), e la conferma che tutte le donne poi tanto vittime non sono (“lei era una che quando stava con me certe cose non le faceva, chissà perché dopo che io l'ho tradita si è data da fare per superare il problema”).
Un brano cinico, forse un po’ scontato quando nell’ultima strofa Ciallella decide di mandare a quel paese tutto e tutti soprattutto quella Milano fatta di “fashion e lacrime”, “modelle di marmo con le tette plastificate” e infine le “case discografiche morte di noia di sonno di rabbia e di soldi”.
Ma è anche una canzone divertente per diversi motivi: per il modo in cui è cantata, con quell’accento argentino che ricorda molto Tonino Carotone, per quella frase che Ciallella sottolinea, ripetendola alla fine di due strofe, “Il duomo è sempre pieno di colombe”, per quello stile di cantare e raccontare le cose che ha Pablo, ironico e autoironico (“cinema strapieni di chi come me vorrebbe fare della propria vita un film, ma si becca un surrogato di tutto per la gloria di un altro”).
“Dura la vita a Milano città” sarà sicuramente una delle colonne sonore di questa estate, sperando che però non venga classificata come il classico “tormentone” che i ragazzini in spiaggia cantano a squarciagola ripetendo le parole a memoria senza soffermarsi sulle frasi e le provocazioni del testo.
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