Fabri Fibra, 'Repubblica' e i falsi moralismi

Fabri Fibra, 'Repubblica' e i falsi moralismi
Ormai scrivo solo quando sono proprio incazzato. E stavolta lo sono particolarmente.
Antefatto. Sabato 24 giugno “La Repubblica” dedica un’intera pagina, la 15, a Fabri Fibra (addirittura con un richiamo in prima pagina) e a “Cuore di latta”, un brano del suo album “Tradimento”. La pagina 15 contiene un’intervista di Luca Fazzo a Livia Pomodoro, Presidente del Tribunale dei Minori di Milano, nella quale il giornalista chiede pareri sul testo “che porta in versi la storia di Erika e Omar” e ne ottiene un lapidario giudizio (“Spazzatura che andrebbe fermata, radio e tv dovrebbero interrogarsi sull’opportunità di mandarlo in onda”). Fazzo sostiene che il pezzo ‘spopola su radio e tv” (ma dove? ma quando?) e lascia ampio spazio alle considerazioni della signora Pomodoro - che ovviamente si è ben guardata, prima di rispondere, dall'ascoltare la canzone. Contemporaneamente, a dimostrazione della ferma convinzione con cui “La Repubblica” condivide l’opinione della signora Pomodoro (“dovrebbero interrogarsi sull’opportunità di mandarlo in onda”, no?), la stessa pagina, sotto il titoletto “un testo sotto accusa”, pubblica (appunto) alcuni estratti di quel testo.
Cos’è questa? A mio parere, è una banalissima (e un po’ schifosa) operazione mediatica: “La Repubblica” e il gruppo editoriale di cui il quotidiano fa parte si sono fatti sfuggire l’esplosione del fenomeno Fabri Fibra (erano troppo occupati a sostenere Mondo Marcio, probabilmente) e vanno, o tentano di andare, al recupero. Chiude la pagina 15 un’intervista a Fabri Fibra realizzata da Carlo Moretti: il rapper non si lascia trascinare nella polemica, rivendica la propria autonomia creativa, e chiude (meravigliosamente) rispondendo, alla proposta di incontro avanzata da Livia Pomodoro (“Mi piacerebbe incontrarlo, confrontarmi con la sua intelligenza e il suo buon senso, se ne ha” - presuntuosetta e offensiva, la signora): “Non sono strumentalizzabile. E non ho tempo per incontrare nessuno”.
Nella rassegna stampa di sabato 24, Rockol - per mia precisa scelta - non ha ripreso questa pagina di “Repubblica”. Anche non considerando la mia personale opinione sull’operazione mediatica, ho pensato che rilanciarla sarebbe servito solo a dare soddisfazione a chi l’ha confezionata e a dare eco a una polemica assolutamente trascurabile. Ma domenica 25, “La Repubblica” è tornata sul tema: stavolta più in piccolo, a pagina 24 Luca Fazzo (che ormai evidentemente si è affezionato al tema) chiede pareri all’avvocato di Omar, Lorenzo Repetti, il quale fra l’altro dichiara: “La cronaca è fonte di lucro da parte di chi specula sul lavoro altrui”. L’articolo si chiude con il “severo giudizio” di don Gino Rigoldi. Il cappellano del carcere minorile di Milano è stato intervistato dall’ANSA (è notorio, a chi conosce il modo in cui lavorano gran parte dei giornali, che i giornalisti non hanno quasi mai un’idea originale, e vanno a rimorchio, riprendendo ciò che altri hanno già scritto o detto), e ha sentenziato: “E’ una canzone inutile e crudele. Sarei contento che il cantante non strumentalizzasse la vicenda per farsi un po’ di pubblicità”.
E’ a questo punto che mi sono davvero incazzato. Qui, se c’è uno che viene strumentalizzato, è proprio Fabri Fibra. Strumentalizzato da “Repubblica”, che confeziona uno scandalo a proprio beneficio; da Livia Pomodoro, che chiede di incontrarlo; da Gino Rigoldi (ma possibile che certe persone abbiano sempre un’opinione su qualsiasi cosa? e che non abbiano mai un dubbio, una perplessità, o almeno non si domandino mai se è proprio il caso di dare aria alla bocca? Lo so che vedere il proprio nome su un giornale soddisfa la vanità di chiunque, ma in certi casi e per certi ruoli la discrezione dovrebbe essere la regola). E strumentalizzato dalle televisioni che sabato hanno intinto il biscottino nell’argomento, confezionando i loro soliti servizi disinformati, superficiali, scandalistici.
Sono andato a riprendere il comunicato stampa del disco di Fabri Fibra: non c’è una parola che sottolinei il contenuto di “Cuori di latta”. Da parte della casa discografica e del rapper non c’è stato nessun tentativo di ottenere visibilità sfruttando il tema della canzone (peraltro, a chi ne rileggesse il testo integrale senza paraocchi e senza pregiudiziali, apparirebbe evidente che “Cuori di latta” non è “la storia in versi di Erika e Omar”, ma una riflessione più ampia - che non significa necessariamente più condivisibile nella forma o nella sostanza o nell’assunto, ma semplicemente che la vicenda del duplice omicidio di Novi Ligure è uno spunto, non il tema centrale). E “Cuori di latta” non è nemmeno il singolo scelto per la promozione dell’album. Allora: chi strumentalizza chi?
Ne ho piene le palle, se perdonate l’espressione principesca e savoiarda, del falso moralismo dei giornali (e di certi giornali in particolare), e delle televisioni (e di certe televisioni in particolare). Sono gli stessi giornali e le stesse televisioni che poche settimane fa hanno sparato in pagina le fotografie di Erika che giocava a pallavolo in un pomeriggio di “uscita” dal carcere. Sono gli stessi che si scandalizzano perché un signore di qualche influenza in Rai avrebbe ottenuto favori sessuali da un’aspirante (definizione volutamente a doppio senso) a ruoli televisivi, e per sottolineare quanto sono scandalizzati riportano parola per parola le intercettazioni telefoniche in cui si allude all’episodio (solleticando la pruriginosità dei lettori per vendere più copie, e ingaggiando gare con altri giornali per riuscire a pubblicare il maggior numero possibile di dettagli scabrosi). Ma mi faccia il piacere, direbbe Totò.
Qui, signori miei, la missione del giornalista non c’entra: qui c’entra l’etica, se posso usare una parola grossa. Se si è davvero convinti che Fabri Fibra possa, con alcune parole di un suo testo, “influenzare i ragazzi”, allora su quel testo e su quelle parole bisognerebbe tacere: non alzare la voce, ottenendo evidentemente l’effetto contrario. Ma il moralismo d’accatto è moneta corrente nelle redazioni - e sarebbe proprio istruttivo leggere le trascrizioni di certe telefonate di certi giornalisti, per scoprire quanto la “missione di informare” non conti una cippa, paragonata alla voglia di portare a casa certi miseri scoop.
Scrivo questo, gentili lettori di Rockol, senza aver mai conosciuto di persona Fabri Fibra, senza essere suo amico o sodale, senza essere stato spinto a farlo da niente che non sia la mia indignazione. Sono certo che se il suo disco non fosse andato primo in classifica “La Repubblica” non si sarebbe agitata tanto (e comunque, perché non l’ha fatto prima? nei dischi di Fabri Fibra usciti prima di “Tradimento” c’erano frasi ed espressioni ben più sugose - ma quei dischi non avevano venduto tanto, e probabilmente Luca Fazzo non sa dove andare a procurarseli. Scommettiamo che qualcuno nei prossimi giorni andrà a recuperarli?).
Sono così stufo di fare questo mestiere, di “fare il giornalista” - e non dico mai di “essere un giornalista”, l’appartenenza alla categoria non è qualcosa di cui vada fiero, considerata la compagnia in cui mi trovo... Sono così stufo di assistere al teatrino mediatico che si autoalimenta autoreferenzialmente, che cerca di alzare i toni e di abbassare il livello, che non si vergogna di rimestare nella merda (e quando non ne ha sottomano, di merda, va a cercarla anche dove non ce n’è)... Sono così stufo di leggere articoli disinformati, opinioni non motivate, pareri senza fondamento, ipocrisie pelose... Capisco che a voi possa non importare granché del fatto che io sono stufo (sento le voci: “Se sei stufo smettila, ritirati, chi ti obbliga?”). Ma oggi - è domenica, mentre scrivo - proprio non ce l’ho fatta a tenere le mani lontane dalla tastiera.
Scusate se vi ho annoiato con le mie lamentazioni di anziano brontolone. E applausi per Fibra.

(franco zanetti)
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