NEWS   |   Industria / 06/06/2006

Jammin' Festival 2006: 'Buone premesse, nonostante i Mondiali'

Jammin' Festival 2006: 'Buone premesse, nonostante i Mondiali'
Trentamila prenotazioni, a oggi 6 giugno, equamente suddivise tra le due giornate (il venerdì dei Depeche Mode e il sabato dei Metallica, vedi News): quanto basta a rincuorare gli organizzatori del Jammin' Festival di Imola nona edizione, quella dei Mondiali di Calcio di Germania che proprio sabato 17 giugno propongono in contemporanea la partita tra Italia e Stati Uniti: "Ci sarà il maxischermo, ovviamente, e interromperemo i concerti prima dell'esibizione dei Metallica: un gruppo che manca da tempo dal mercato discografico, è vero, ma che vanta uno zoccolo duro di fedelissimi che, speriamo, non si faranno condizionare dalla concomitanza dei due eventi".
Assente il patron del festival, Roberto De Luca, tocca ai suoi collaboratori Antonella Lodi e Massimo Boraso parare le critiche dei giornalisti, curiosi di sapere perché manchino due grandi protagonisti dei festival europei dell'estate, Red Hot Chili Peppers ("Scelta loro, l'Italia non rientra nei piani estivi del gruppo") e Who ("Ci abbiamo provato, ma ci hanno risposto di no"), di verificare se Morrissey sia stato informato o meno della sua discutibile posizione in scaletta, prima dei Negramaro ("Certo, ne è al corrente e non ha avuto nulla da obiettare") e di capire come mai il programma sia stato ridotto a due giornate.
Lo sponsor/organizzatore Heineken e Milano Concerti preferiscono spostare il discorso su altri aspetti dell'evento, e leggono in positivo la cifra dei 2.500 abbonamenti venduti per le due giornate a dispetto di programmazioni musicali prevedibilmente poco compatibili, la prima orientata al pop rock e una seconda marcatamente metallara. "Per noi", dice Boraso, direttore marketing di Milano Concerti, "è il segnale che i nostri sforzi di 'vendere' il festival indipendentemente dagli artisti che vi partecipano cominciano a dare i primi frutti. Anche se, inutile negarlo, siamo ancora molto lontani da quello che succede nei paesi scandinavi, in Germania e soprattutto in Inghilterra, dove esiste una vera cultura del festival". Marco Alberizzi, direttore marketing di Heineken, confessa la difficoltà di allestire ogni anno un cast all'altezza, considerata la relativa scarsità di artisti, italiani e internazionali, in grado di attrarre grandi folle, ma parla di "format vincente, che ogni anno sviluppiamo introducendo piccole correzioni e miglioramenti. L'obiettivo è sempre quello di creare un grande contenitore di esperienze, non solo musicali; quest'anno, per esempio, sfruttando anche l'evoluzione delle tecnologie, punteremo molto sull'interattività e su un'area community che consentirà a tutti di vedere trasmessi su maxischermo i propri messaggi sms. E poi naturalmente c'è il contest per gruppi emergenti, che ci sta particolarmente a cuore: stavolta ci sono arrivate domande di iscrizione da parte di 2.220 band".
Resta da dire dei prezzi, 37 euro per la giornata singola, 55 per l'abbonamento alle due serate, obiettivamente tra i più bassi d'Europa. "A dispetto delle critiche che abbiamo letto su alcuni giornali" puntualizza Alberizzi, aggiungendo che verranno organizzate navette speciali da 23 città, a tariffe dimezzate rispetto a quelle di mercato: da produttore di birra "socialmente consapevole", la Heineken vuole dare il suo contributo alla campagna contro la guida in stato di ebbrezza.