NEWS   |   Italia / 06/06/2006

Eros, concerti e parole: 'Canterei volentieri con Carmen Consoli'

Eros, concerti e parole: 'Canterei volentieri con Carmen Consoli'
Una pop star internazionale e casereccia, il Commendator Eros Ramazzotti. Ha appena fatto salire sul palco un paio di fan scatenate, durante il soundcheck, mettendo loro a disposizione un microfono che le fortunate, come nel più sgangherato dei karaoke, usano per fare sistematicamente a pezzi i suoi hit più famosi. Pochi minuti dopo, all’incontro con i giornalisti organizzato dietro le quinte del DatchForum di Assago, si presenta con un triplo “disco di diamante” sotto braccio, testimonianza del milione e duecentomila copie vendute, in Italia soltanto, col suo ultimo “Calma apparente” (che la Sony BMG ha appena ripubblicato in una speciale “tour edition” rinforzata da due tracce video dal vivo). Già, perché lui è uno dei pochi che i dischi continua a venderli, a dispetto della crisi nera del mercato che fa sanguinare i bilanci delle case discografiche. E i biglietti dei concerti, pure: 400 mila spettatori, fa sapere il suo entourage, per le 50 date europee del tour indoor che si è chiuso ieri sera, 5 giugno, a Milano, e che per la stagione estiva verrà prolungato con una ventina di esibizioni all’aperto, partenza da Cagliari il 24 giugno, poi altre tappe soprattutto al Sud ma anche in Grecia, Bulgaria, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Svizzera, Croazia e Germania, prima di chiudere con tre serate consecutive allo Sporting Club di Montecarlo, dal 5 al 7 agosto. Un altro mese abbondante di sudore e di fatica, dopo “due mesi e mezzo belli tosti, in cui il problema più grande sono stati gli sbalzi di temperatura, dai 3 gradi di Ancona ai 31 di Milano”, racconta Ramazzotti. Ci sarà un Dvd, a documentare la felice stagione live? “Io non ne so niente, ma credo che quelli del mio staff vogliano farmi una sorpresa. Del resto io sul palco do sempre il massimo, ma se vedo le telecamere mi blocco un po’”. “Cambierà poco o nulla”, aggiunge il cantante a proposito del nuovo show “open air”, “perché lo spettacolo funziona ed è forte così com’è. I tre americani (Paul Warren, chitarra, Reggie Hamilton, basso, e Curt Bisquera, batteria) e la nuova corista, Bridget Mohammed, ci hanno dato una marcia in più (e sono tutti confermati in formazione, accanto a Giorgio Secco, chitarre, Luca Scarpa e Pippo Lamberti, tastiere, e Lida Schillaci ai cori, sotto la direzione musicale di Claudio Guidetti). Siamo pronti, sì, ma agli spazi aperti e dispersivi io preferisco le arene al coperto. Lì, l’energia che ti trasmette il pubblico è impagabile, ti arriva addosso come un Tir. Se mi fermo per i Mondiali di calcio? Certo, anche se qualche partita me la perderò: a Maurizio Salvadori (il promoter che gli organizza le date) del pallone non frega niente, gli piacciono solo le corse, e così anch’io devo adeguarmi”.
E già: Eros essendo Eros, i giornalisti lo pungolano per farlo parlare a braccio dei temi consueti, la Juve e Moggi (“mi telefonò una volta per chiedermi di partecipare a una serata Rai: ma siccome voleva decidere tutto lui non gli ho mai dato corda”), Michelle Hunziker e la televisione. Dice che non gli piace apparire troppo, e anche per questo non si sente in dovere di andare ogni anno al Festivalbar. In tv, conferma di trovarsi bene solo con Baudo, “ma anche se condurrà di nuovo Sanremo non ci andrò: che senso ha giocarsi la reputazione per una serata no?”. E ritorna con una battuta sulla celebre gaffe dell’edizione passata (vedi News), quando fece sbiancare l’allora vicepresidente del Consiglio Gianni Letta, arrivato in riviera per consegnare a lui e ad alcuni colleghi onorificenze della Repubblica per acclarati meriti artistici. “Mamma mia, che casino ho combinato quella volta. Ma vi ho fatto divertire, dite la verità”. A proposito di gaffe, che ne pensa dell’incidente diplomatico internazionale scatenato dalle incaute dichiarazioni di Tiziano Ferro sulla scarsa avvenenza delle messicane? (vedi News). “Ah, appunto, sono l’ultimo a dover parlare. Ma ricordo che, a vent’anni, ho conosciuto una messicana bella come poche altre al mondo. E da quelle parti di donne baffute io non ne ho mai incontrate…”. Il giovane collega da esportazione offre anche il destro per parlare di un argomento che sembra stargli a cuore, i giovani talenti: “A parte lui, ne vedo pochi in giro. E la colpa è dei politici che non investono sulla musica, e così facendo non aiutano lo sviluppo di una base da cui possa nascere la qualità. E’ dura per i giovani… mentre chi è venuto fuori negli anni ’80 come me, Vasco o Zucchero è destinato a durare se non toppa a ripetizione. Se sbagli, la gente ti dà almeno un paio di chance di riscatto, prima di abbandonarti”. Da popstar internazionale, che differenze riscontra nel suo pubblico in Italia e all’estero? “Nessuna, la grossa differenza sta nell’organizzazione e nei posti in cui si va a suonare. Da noi il DatchForum alla fine è il migliore mentre a Roma c’è il Palaottomatica, un posto in cui mi rifiuto di continuare a suonare. Il palco è a quindici metri dalla platea, si sente male e ogni volta dovrei farci sette date consecutive per esaudire le richieste. Dovrebbero abbatterlo ma è un monumento nazionale… peccato, perché il pubblico romano è fantastico e meriterebbe molto di più. Con tutte le date che faccio all’estero ho verificato che siamo i meno professionali di tutti…vai ad Oslo e suoni in un posto da fantascienza, vai in Germania, in Francia, in Austria o anche in Ungheria e il discorso non cambia”. L’impegno dei concerti, intanto, non lo distoglie dal pensiero del prossimo disco. “Sono c…i miei, adesso, replicare il successo di ‘Calma apparente’: ma ci sono abituato. Ho già qualche idea in testa, in questo momento ascolto molto Jeff Buckley. Sono stufo dei suoni troppo carichi, di tutte quelle chitarre sovraincise. Una canzone è bella anche quando la si suona con pochi strumenti. Certo, io faccio pop, non rock o blues, ho la fortuna di scrivere senza sforzo melodie che restano in testa alla gente e ho comunque bisogno di un suono curato: però voglio tornare a una maggiore semplicità. Con chi mi piacerebbe duettare? Con Carmen Consoli, magari, anche se non gliene ho mai parlato. Credo che le nostre voci si combinerebbero bene tra di loro. Il suo ultimo disco è un po’ difficile, ma per me lei è la nostra De André al femminile”.
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