Si riapre il vecchio caso Napster: sotto l'occhio vigile dell'antitrust

Rispuntano vecchi fantasmi, sullo sfondo del mercato in ebollizione della musica digitale. Il tribunale federale di San Francisco, riporta il Los Angeles Times, ha ripreso in mano le carte della vertenza EMI/Universal contro Bertelsmann/Winblad Venture Partners, risalente all’epoca in cui le due società tedesche divennero per breve tempo proprietarie di Napster (vedi News), allora ancora “fuorilegge”, venendo accusate di favorire indirettamente il propagarsi della pirateria via Internet.
Allora, i legali di Winblad risposero accusando le major attrici in giudizio di avere colluso per impedire lo sviluppo di un mercato digitale competitivo così da favorire le piattaforme di vendita controllate all’epoca dall’industria musicale, MusicNet e Pressplay (vedi News). E proprio su questa ipotesi investigativa il giudice Marilyn Hall Patel si è rimesso a lavorare sotto l’occhio vigile del dipartimento di Giustizia: dovesse rivelarsi fondata, le major rischierebbero ovviamente sanzioni da parte dell’Antitrust per comportamento lesivo della concorrenza.
Nel 2003 l’inchiesta era stata archiviata per mancanza di prove; recentemente però è stata riaperta dalla stessa Patel che ha considerato “deliberatamente ingannevoli” i documenti prodotti in giudizio dalle case discografiche ordinando la produzione di altro materiale relativo a prezzi e condizioni di licenza dei servizi di musica digitale. Immediata la reazione della EMI, che attraverso un portavoce ha dichiarato al Los Angeles Times di ritenere che il giudice abbia mal interpretato i contenuti di alcuni documenti di rilievo aggiungendo di confidare nella revoca della sua ordinanza.
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