Raf: 'Cerco di interessare i 'passeggeri distratti''

Raf: 'Cerco di interessare i 'passeggeri distratti''
Cantare di argomenti seri come lo stato di salute del nostro pianeta e la condizione dell'uomo moderno in salsa pop non è affatto facile: Raf, che nel suo nuovo album, "Passeggeri distratti", si è dato proprio questo obbiettivo, lo sa benissimo. "E' come stare in equilibrio su quella linea immaginaria che separa la banalità e il dejà vu dall'incompresione", ci confessa il cantautore di origini pugliesi, che Rockol ha raggiunto telefonicamente a Roma: "Se si vuole raggiungere il maggior numero di persone, è indispensabile utilizzare una certa semplicità di linguaggio nel trattare alcuni argomenti, senza però cadere nella superficialità e nel banale. Trovo sia inevitabile, visto che - a giudicare dai successi discografici degli ultimi anni - non credo che il grande pubblico sia ancora pronto a spedire in classifica dischi complessi e dal linguaggio difficile". In effetti, Raf, di cose da dire ne ha tante: dalle atrocità che la cronaca ci offre quotidianamente alle grandi domande che costellano l'esistenza dell'uomo moderno, "Passeggeri distratti" di carne al fuoco ne mette molta. Così tanta da costringere il suo autore, in alcuni passaggi, ad adottare un cantanto quasi rap, tanto impellente sembra l'urgenza comunicativa presente nei brani di questo disco. "In verità fino dai tempi di 'Self control' mi servo di metriche e soluzioni a metà tra l'hip-hop e lo spoken word", conferma Raf: "Tuttavia ho qualche dubbio nel considerare i miei 'parlati' simili a dei pezzi rap. Quando è nato il movimento hip-hop era l'espressione di una cultura - quella afro-americana - oppressa dalla società bianca di origine anglosassone e relegata nei ghetti, ed aveva una sua dignità culturale. I messaggi che lanciano i rapper celebri oggi, invece, li trovo disgustosi: c'è tanta volgarità ed edonismo, l'esatto contrario di ciò che mi propongo di comunicare". La quotidianità, certo, ma anche questioni più grosse, come la critica ai "poteri forti", siano questi politici ed economici: Raf ne ha davvero per tutti. "Non mi piace parlare di politica", precisa l'artista, "Perché quando esprimi un'opinione vieni sempre irrimediabilmente 'assegnato' all'una o all'altra parte. E' frustrante. Non ho voglia di schierarmi, ma non ho nessun problema a dire che - se già avevo alcuni dubbi anni fa sull'intervento militare in Iraq - oggi ne ho ancora di più, e trovo patetico che, nonostante le fantomatiche armi di distruzione di massa non siamo mai state trovate, alcuni politici abbiano ancora voglia di parlare della possibilità o meno di continuare l'operazione. Sarebbe molto più dignitoso ammettere di aver sbagliato e voltare pagina...". Passando a discorsi più musicali, "Passeggeri distratti" è un disco ricco di collaborazioni, dove alcuni vecchi amici di Raf sono intervenuti per fornire il proprio apporto. E' il caso, ad esempio, di Pacifico e Max Gazzé, presenti rispettivamente in "Il nodo" e "Onde". "Non avete idea di quanto, coi miei colleghi, ci si 'prometta' collaborazioni e scambi. Poi non sempre i progetti riescono ad andare in porto, ma - per quanto mi riguarda - io cerco sempre di coinvolgere (e farmi coinvolgere) in collaborazioni". Un atteggiamento "poco italiano", questo... "Già, noi siamo piccoli e provinciali anche sotto questo punto di vista, ma credo che le giovani generazioni stiano iniziando a pensarla diversamente. Una volta, se facevi un disco di successo, ti coprivano di soldi e ti montavano la testa. Oggi è diverso, e gli artisti, almeno da dieci anni a questa parte, hanno più il senso della realtà". Forse un aspetto positivo del declino della discografia tradizionale, quella dei boss col sigaro e delle superstar in limousine? "Certo, potrebbe essere. Viste come stanno le cose oggi, non mi stupirei di un futuro senza case discografiche: lo troverei giusto". Come promuoverà, Raf, questo suo nuovo album? "I live partiranno il prossimo ottobre: prima verrà seguita la classica routine promozionale... Ovvero: viva il Festivalbar! Soprattutto adesso che si canta da vivo: credo sia l'unico posto, ormai, dove si possa proporre musica nel modo giusto...". Niente reality, quindi? "A dire il vero non sono un appassionato di quel genere di show... Ma è un gusto mio, e rispetto chi vi partecipa".
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