Jamiroquai dal vivo alla Wembley Arena: ecco la cronaca di Rockol.

Jamiroquai dal vivo alla Wembley Arena: ecco la cronaca di Rockol.
Londra, 20 giugno 1999. La città sembra essere tornata indietro nel tempo: violenze di strada, matrimoni reali e...Jamiroquai alla ribalta. La Wembley Arena è infatti oggi davvero strapiena per il secondo dei concerti di promozione dell'album "Synkronized", uscito il 14 giugno. Jay Kay, fino a poco tempo fa residente nel nativo quartiere di Ealing, ovest di Londra, poco lontano da qui (Wembley). Jay Kay, facile da incontrare nei bar o per le strade dell'ovest della capitale alla guida di una delle sue Ferrari, ma anche più facile da trovare sulle pagine dei tabloid con la sua 'Cosmic Girl' Denise, esuberante soubrette televisiva. Esuberante lui stesso, JK è una vera popstar.
I Jamiroquai rappresentano il crocevia di una serie di gusti musicali altrimenti inconciliabili. Prima dell'inizio del concerto una studentessa ventenne che compra anche i dischi delle Spice Girls ci dice "mi piace perché è bello e balla bene". Una trentenne di colore, invece: "sono qua perché la sua musica ha radici" (e poi non riesce proprio a nominare nessun altro musicista bianco che le piace, dichiarando addirittura di non conoscere neanche David Bowie). Ecco il successo dei Jamiroquai: a nessuno a cui piacciono le Spice Girls piace anche James Brown (e viceversa), ma a entrambi piacciono Jamiroquai. E questa diversità si evidenzia anche nel divario di età fra il pubblico: stragrande maggioranza nei primi vent'anni, ma anche diversi 30-40enni ed un orda di 11-13enni accompagnati dai genitori. Jamiroquai prodotto discografico perfetto dunque, per tutte le età e per tutte le razze, per tutti i gusti, persino per tutta la famiglia....
Ma le riflessioni sono interrotte dallo spegnersi delle luci e dall'accendersi dei pianeti di coreografia del palco-sistema solare. Inizia la musica. Un pezzo nuovo, poi subito "Alright" come apertura. Balla meno che in passato JK, forse proprio per voler far concentrare l'attenzione sulla musica che sulla sua immagine. E’ solo a metà del terzo pezzo ("Space cowboy”), infatti, che concede al pubblico i primi suoi caratteristici passi strisciati e sincopati, ripagato con una ovazione di approvazione. Space cowboy, pianeti sullo sfondo: sembra ormai un'associazione di idee comune quella di Jamiroquai con cliché spaziali: galassia, cosmico, anni luce, spazio, pianeti. Pianeti nei testi e pianeti sullo sfondo. E, a proposito, è a questo punto che JK ringrazia educatamente il pubblico per aver già mandato in orbita in Gran Bretagna “Synkronized”, uscito solo 6 giorni prima, e per aver spedito a suo tempo al singolo "Deeper underground" al primo posto nella classifica UK. Si prosegue con "Soul education", pezzo nuovo ricco di inusuali suoni di chitarre, con "Cosmic girl" e, di seguito, con un altro brano dal nuovo album, "Butterfly", nel quale i Jamiroquai si avventurano in una sorta di omaggio a Barry White, molto riuscito in verità. La successiva "Virtual insanity" genera talmente tanto entusiasmo che JK spende sentite parole di ringraziamento per il suo caldissimo pubblico, che aveva già dall'inizio definito "party people", e così continuerà a chiamarlo sino alla fine. Breve pausa per la band, con JK che rifila un breve sermone contro i cibi modificati geneticamente, quassù un argomento di grande attualità. Segue un altro nuovo brano, "Planet home", una cavalcata su una bass-line irresistibile. Impossibile restare fermi!
Un garrire di digeridoo annuncia poi "Supersonic": JK si ripresenta in scena con un superbo copricapo da stregone aborigeno - superbo anche il brano, un’esplosione di energia, roba da trascinare persino 'gli spiriti'. Grande spettacolo. A conti fatti questo sarà il pezzo migliore della serata.
"A chi piacciono I Rolling Stones?", chiede ora JK (Jamiroquai sono stati la loro band di supporto a Las Vegas, ndr). E` la premessa alla efficace cover funky-jazz di "Miss you". Peccato che poi JK metta il piede in fallo, commettendo l'errore di introdurre "Too young to die" con un qualunquista e superficiale riferimento alla guerra nei Balcani – che non vogliamo commettere l'errore di commentare a nostra volta. Il concerto e` ora in fase conclusiva: c'è ancora tempo per la nuova "Falling", per "Deeper underground" - con un wattaggio di basso impossibile, sparato sotto il diaframma al pubblico che salta senza sosta posseduto dal tremore – e per il bis di "Canned heat", primo singolo dal nuovo album, con tanto di ragazza a caso dalla prima fila chiamata sul palco a ballare. Ottimo finale.
Il pubblico non e` rimasto deluso: i Jamiroquai hanno offerto un ora e quarantacinque minuti di suono e ritmo senza momenti di stanca. Se i loro album sono maggiormente soggetti al gusto personale, vederli dal vivo e` un'altra cosa. Ve lo consigliamo.
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