Keane, il nuovo album: 'Ci ispiriamo a Beatles e Hendrix e ringraziamo Bono'

Keane, il nuovo album: 'Ci ispiriamo a Beatles e Hendrix e ringraziamo Bono'
Qualcuno li ha definiti la migliore “guitar band” di Gran Bretagna, giocando sul paradosso che nessuno, nel trio proveniente da Battle, Inghilterra meridionale, suona la chitarra. E ad ascoltare “Is it any wonder?”, uno dei due singoli che hanno anticipato il secondo album “Under the iron sea” (in uscita il 12 giugno prossimo e presentato in anteprima live al Rolling Stone di Milano) è facile cadere nel tranello: quel riff rock e insistente sembra proprio suonato da una sei corde amplificata. “E invece è una vecchia tastiera Yamaha 70, uno strumento equipaggiato con dei pick up simili a quelli di una chitarra e a cui è possibile collegare pedali ed effetti” spiegano Tom Chaplin e Richard Hughes, modi educati e pronuncia da ragazzi di buona famiglia anglosassone. “L’idea che ci ha guidati in studio di registrazione è stata quella di esplorare i limiti dello strumento, ricercando tonalità e colori di volta in volta differenti per adattarli all’atmosfera, all’umore e allo stato d’animo dei testi. ‘Is it any wonder?’ in particolare è una canzone rabbiosa, amara, che parla di confusione e della impossibilità di effettuare delle scelte: una condizione molto sentita nell’attuale Gran Bretagna, che esporta guerra in giro per il mondo. Dite che il riff ricorda gli U2? Beh, noi diremmo piuttosto Jimi Hendrix, che poi in fondo è stato probabilmente anche l’ispirazione principale di The Edge. Come tutti gli altri pezzi del disco quel brano guadagna molto dall’ascolto in cuffia, o in stanze diverse con speaker differenti: ogni volta è possibile cogliere qualche dettaglio in più, qualche sfumatura diversa. Un po’ come succede con un disco come ‘Achtung baby’, che puoi ascoltare cento volte senza stufarti e scoprendo sempre qualcosa di nuovo”.
Si cedono volentieri la parola e rafforzano i rispettivi concetti, Tom e Richard: sono dunque superate del tutto, le tensioni che hanno portato la band sull’orlo dello scioglimento durante lo sfiancante tour mondiale seguito al “botto” internazionale di “Hopes and fears” (oltre 5 milioni di copie vendute)? “Ci conosciamo da 25 anni, ma gestire il successo ed essere costretti a passare tutto quel tempo insieme ha messo a dura prova il nostro rapporto di amicizia. Come molte altre band, abbiamo fatto l’errore di interiorizzare i problemi, accantonandoli, invece di affrontarli a viso aperto. Ma la nostra fortuna è che scrivendo canzoni, registrandole e facendo musica possiamo far venire a galla queste tensioni e canalizzarle in modo creativo. La musica, che ci stava dividendo, alla fine è ciò che ci ha permesso di restare insieme. Sul nuovo disco canzoni come ‘Hamburg song’, ‘Broken toy’ e ‘Atlantic’ parlano anche di questo”. L’ultima è stata diffusa su Internet con l’accompagnamento di un mini film diretto da Irvine Welsh, il celebre autore di “Trainspotting”. “Tramite amici comuni avevamo saputo che gli sarebbe piaciuto girare un film, un’esperienza per lui nuova. Così lo abbiamo invitato in studio a disco non ancora ultimato e gli abbiamo fatto sentire diverse canzoni: gli è piaciuta ‘Atlantic’, e su quella abbiamo deciso di lavorare. A quel punto si trattava di convincere la casa discografica a cacciar fuori i soldi, ma per fortuna oggi ci troviamo nella posizione di poter fare richieste di questo tipo…E’ stata un’esperienza affascinante: Irvine parla poco ma quando apre bocca dice cose divertenti o molto sensate. E non ha fatto un clip promozionale per le tv, non si è fatto condizionare da logiche commerciali. Ha creato un’opera d’arte a se stante, quell’immagine di un Cristo barbone che sorge dalle acque e che tutti ignorano ha aggiunto una nuova sfumatura a un pezzo che parla della paura di morire soli, della disintegrazione dei rapporti matrimoniali o d’amicizia. Con il primo album ci eravamo concentrati solo sulla musica, stavolta ci siamo resi conto che le nostre canzoni potevano stimolare la creatività di altri artisti: grafici, videomaker…E’ stata una bella scoperta anche per noi”. La continuità, rispetto al fortunato debutto, è garantita invece dalla grande cura delle melodie: questione, anche, di background e di gusti. “Il nostro primo ricordo musicale è legato a Tim (Rice-Oxley, autore e tastierista) che si incaponisce al piano a suonare ‘Always on my mind’ dei Pet Shop Boys. Avremo avuto sì e no dieci anni. Poi abbiamo scoperto i Beatles, e abbiamo avuto la fortuna di poterci comprare l’intero catalogo in un colpo solo…Ma ci piace di tutto, Aphex Twin e Chemical Brothers, Radiohead e Depeche Mode, gente che concepisce la musica in modo dinamico e che non fa mai un disco uguale all’altro. E poi Nick Drake e Paul Simon, perfetto nello scegliere sempre le migliori parole possibili per una canzone e con quelle creare melodie meravigliose. Il primo concerto invece è stato nel ’93, lo Zoo Tv degli U2 alla Wembley Arena di Londra. Molti hanno criticato quel tour giudicandolo pomposo ed eccessivo. Ma noi lo abbiamo trovato fantastico, è stato uno shock per dei ragazzi di campagna come noi!”. Come nelle favole, il futuro aveva in serbo per i Keane la possibilità di condividere il palco con i loro eroi: “Eravamo un po’ preoccupati all’idea di conoscerli di persona, perché di solito si finisce per provare una grande delusione. Ma con loro non è andata così: Bono, soprattutto, è un personaggio intenso ed enigmatico, colmo di saggezza e con tante cose interessanti da raccontare. Eravamo in tour e stavamo ancora lavorando al nuovo album ma lui ci ha dato un consiglio prezioso: non pensate solo all’atmosfera del disco, ci ha detto, ma costruite la successione delle canzoni come un viaggio. Parlava per esperienza, ci ha confidato, perché non era del tutto soddisfatto della sequenza dell’ultimo disco degli U2. Noi abbiamo fatto tesoro del suo suggerimento: ‘Atlantic’ doveva essere il primo pezzo, ti immerge in un percorso da cui si affiora solo con l’ultimo brano, ‘The frog prince’. E’ stata la scelta giusta, e lo dobbiamo a lui”.
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