Un grande momento del festival: Underworld dal vivo

Un grande momento del festival: Underworld dal vivo
Era una delle scommesse di questo festival. Come avrebbe risposto il pubblico, dopo un momento di rock puro, quasi ortodosso, come quello offerto dagli Skunk Anansie, alla trasformazione dell’autodromo in una gigantesca discoteca a cielo aperto? Gli Underworld hanno probabilmente sorpreso la maggior parte degli spettatori - rimasti in numero ingente dopo la mezzanotte - avvolgendoli con le vibrazioni di onde continuamente crescenti di musica che non è solo "quella dei rave". Vedendo il trio inglese in azione, si sospetta che uno dei loro problemi sia quello di incidere dischi, così come tutto sommato lo è anche ascoltarli se non si è insieme ad almeno mille persone. Se poi le persone sono almeno diecimila, come se ne potevano contare a occhio e croce alla conclusione del loro show (l’una e mezza di notte), tanto meglio. Tutti trascinati dallo sciamano Karl Hyde, uno dei migliori frontman in circolazione, all’insegna di un viaggio quasi psichedelico nelle potenzialità della dance. E quando, dopo più di un’ora, partono le note di "Born slippy", il grido "Lager lager lager" si alza dalla platea intenta a ballare furiosamente nel fango. Ma l’impressione è che in qualche modo l’acqua a catinelle risulta indifferente al popolo di Imola, e dia addirittura un tocco in più al concerto; se ne accorge lo stesso Hyde, che sorride: «Viene giù il diluvio, e voi avete ancora voglia di ballare!». E allora, invece di tagliare corto come sono stati costretti a fare alcuni suoi colleghi per non "torturare" il pubblico, il gruppo conclude la sua performance dopo un’ora e mezza. «Buona notte, grazie, che belle vibrazioni», saluta l’ex cantante di "Doot doot". Ha l’aria di essersi molto divertito. E’ merito anche degli spettatori.
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