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NEWS   |   Pop/Rock / 17/05/2006

Prossimamente: Dweezil & Ahmet Zappa resuscitano papà Frank (in concerto)

Prossimamente: Dweezil & Ahmet Zappa resuscitano papà Frank (in concerto)
Lui, il grande Frank, aveva lanciato la sfida intitolando "You can't do that on stage anymore", "non lo puoi rifare sul palcoscenico", una sua celebre collana di dischi dal vivo. Ma ora il guanto lo raccolgono direttamente i figli Dweezil, chitarrista prodigio, e Ahmet, cantante intrattenitore: succede finalmente, dopo vari rinvii, a partire da questo mese (debutto ad Amsterdam il 15, e poi due date in Italia, Milano e Roma, il 27 e 28 maggio), con la Zappa family pronta a imbarcarsi in un "Tour de Frank" – si chiama proprio così - duro e impervio come una corsa ciclistica a tappe, accogliendo nella carovana un gruppo di giovani talenti, reclutati tra amici e allievi di scuole di musica, in grado di maneggiare le intricate partiture orchestrali dello scomparso capofamiglia, ma anche qualche vecchio sodale di Frank in veste di "tutor" e gradito ospite (saranno della partita, tutte le sere, Terry Bozzio, Napoleon Murphy Brock e il pirotecnico Steve Vai): l'obiettivo, mica poco ambizioso, è quello di resuscitare le magie e gli sberleffi zappiani ad uso e consumo dei fan "hardcore" ma anche e soprattutto delle giovane generazioni che non hanno mai ascoltato "We're only in it for the money", "Hot rats" o "Sheik Yerbouti". Si tratterà, anticipano, di una serie di eventi happening che promettono fuochi d'artificio musicali, ospiti a sorpresa, improvvisazione, gag e materiali inediti (si parla di filmati casalinghi mai visti prima.). "L'idea era nell'aria da tanti anni. Ma prima abbiamo dovuto elaborare il lutto della scomparsa di nostro padre, e noi stessi abbiamo dovuto migliorare molto come musicisti prima di sentirci pronti per gli standard elevatissimi che questa musica richiede" spiega Dweezil, strumentista non proprio di primo pelo cresciuto a Led Zeppelin e Van Halen. Si sentono nel pieno diritto di farlo, i due figlioli (con il beneplacito della madre, Gail) perché con quelle musiche ci sono cresciuti, ascoltandole mentre gironzolavano a quattro zampe sui pavimenti degli studi di registrazione o sulle assi dei palchi. "A quattro o cinque anni", ricorda Dweezil, "mi capitava spesso di addormentarmi sulle quelle coperte rosse e un po' sudice che papà usava per coprire l'amplificazione, mentre tutto intorno la musica usciva dalle casse ad alto volume. Mi svegliavo sempre in tempo per ascoltare 'Peaches en regalia', il mio pezzo preferito (lo ha anche reinciso, doppiando la parte originale di chitarra del padre, per il suo ultimo album "Go with what you know")". E promettono di evitare l'effetto karaoke, anche se resteranno fedeli agli arrangiamenti originali del repertorio: "Sicuramente non mi vedrete sul palco con un paio di baffoni", garantisce Ahmet. "L'idea di impersonare mio padre mi farebbe vomitare, sarebbe il modo sbagliato di avvicinarsi alla sua musica. Sono sicuro che non sarà facile, dal punto di vista emotivo. Potrei anche scoppiare a piangere nel bel mezzo di una canzone".
Qualcuno li aveva preceduti nel 2005, anno di celebrazioni zappiane: i Grand Mothers Re-Invented, band di reduci pilotata da Napoleon Murphy Brock, Don Preston e Roy Estrada, che Gail e figlioli non hanno visto proprio di buon occhio, riservandogli parole di fuoco nelle interviste e tacciandoli di appropriazione indebita: poi qualcosa è cambiato, se si sono rimangiati la parola invitando proprio Brock a salire sul palco con loro. Sopite le polemiche, ora pensano soltanto a diffondere il verbo dello scomparso capofamiglia. "Dai un'occhiata ai dischi che erano in classifica ai suoi tempi", suggerisce Gail. "Frank era sempre controcorrente, la sua musica non è mai passata in radio". Un buon motivo in più, spiegano, per affidare al palco e non allo studio di registrazione la loro riproposizione. "Che senso avrebbe? La versione definitiva di quella musica l'ha già offerta lui, il nostro compito è solo quella di portarla ovunque possibile, offrire ai ragazzi un'alternativa a Beyoncé. Se la sua musica non è mai andata in radio, perché dovrebbe finirci la nostra? Ci auguriamo invece che qualcuno raccolga il testimone con lo spirito giusto. Un giorno potrebbe venirne fuori una specie di Zappalooza, un festival o una convention di artisti delle discipline più varie, non solo musicisti, che condividono lo stesso atteggiamento anarcoide e libero nei confronti dell'arte e dell'espressione individuale". "Perché", spiega Gail, "è quella l'eredità spirituale più importante che mio marito ci ha lasciato: credere in se stessi, seguire la propria musa creativa e non farsi abbindolare da nessuno. Restare liberi e con la mente aperta. Questo è il suo insegnamento immortale".
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