Apple vs. Apple: il giudice dà ragione a Steve Jobs

Apple vs. Apple: il giudice dà ragione a Steve Jobs
Verdetto di assoluzione, almeno in prima istanza, per Steve Jobs: secondo il tribunale londinese che lunedì, 8 maggio, si è espresso sulla nota vertenza riguardante l’uso del marchio Apple in ambito musicale (vedi News), nel comportamento dell’azienda californiana non è possibile ravvisare gli estremi di una violazione di brevetti industriali né di patti contrattuali preesistenti. Il giudice Edward Mann ha respinto la tesi dei legali di Paul McCartney, Ringo Starr, Yoko Ono e gli eredi di George Harrison: con il lancio del suo iTunes Music Store, sostengono questi ultimi, la casa di Cupertino è venuta meno agli accordi che, dal 1991, delimitano i rispettivi ambiti di competenza delle due società (vedi News). Accogliendo la linea di difesa degli uomini di Jobs, Mann ha motivato la sentenza argomentando che Apple Computer “ha usato il marchio in relazione al software (iTunes) e non alla musica”, e per un servizio la cui essenza consiste nella trasmissione di dati: di conseguenza, ha concluso, non può essere ritenuta colpevole di violazioni contrattuali o di legge. Ha comunque accolto l’immediata domanda di appello avanzata dalla controparte, ritenendo il caso meritevole di ulteriori discussioni e approfondimenti in sede giuridica.
Nel dispositivo della sentenza, Mann non ha mancato di bacchettare Neil Aspinall, amministratore delegato della casa discografica dei Beatles, stigmatizzando il suo tentativo di “dipingere se stesso più naif e ignorante di argomenti tecnici di quanto sia in realtà”. L'etichetta, Apple Corps., ha accettato di pagare le spese legali sostenute da Apple Computer, calcolate in eccesso di 1,85 milioni di sterline (2,70 milioni di euro); all’azienda di Jobs il giudice ha tuttavia negato un risarcimento danni per un altro milione e mezzo di sterline.
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